Parmalat: Sala sotto torchio

01/03/2004



   


28 Febbraio 2004
ECONOMIA






 

 

Sala sotto torchio
Parmalat, l’ex banchiere: conti per 30 milioni
Parmalat in Usa. Il legale: soldi leciti

L’accordo con la Iata

BE. MAR.


Era pieno di rivoli il grande fiume di denaro sottratto alle casse di Parmalat. Ieri gli inqurienti milanesi ne hanno scoperto un altro, che collegava Collecchio agli Stati uniti. O meglio a Luca Sala, ex funzionario della
Bank of America diventato poi, nel 2003, consulente di Parmalat. Sala, dopo tre giorni di lunghissimi interrogatori, ha messo a disposizione dei magistrati alcuni suoi conti correnti. Dentro ci sono 30 milioni di dollari: i risparmi di una vita. A partire da metà degli anni `90, Sala si è occupato di collocare bond Parmalat agli investitori istituzionali americani. E i soldi sarebbero frutto, secondo la versione del suo avvocato, di commissioni legate a quest’attività. Denaro pulito, insomma. Diversa però la ricostruzione dei fatti del Wall Street Journal, che nell’edizione europea di ieri parlava esplicitamente di 27 milioni di dollari sottratti al gruppo di Collecchio.

Di certo c’è che Sala è diventato in poche settimane un elemento importantissimo per gli inquirenti. Tanto che l’interrogatorio di ieri – interrotto in serata, sembra per una crisi di pianto – non sarà l’ultimo. Già lunedì prossimo infatti i magistrati milanesi potrebbero risentirlo.

Una buona notizia per il gruppo potrebbe venire dal comparto turistico. Dopo giorni di blocco della biglietteria aerea, infatti, la situazione potrebbe sbloccarsi. L’accordo con la Iata (l’associazione internazionale delle compagnie aeree, che – non pagata da tempo – ha deciso il blocco) prevede il versamento giornaliero del denaro incassato con l’emissione dei biglietti. Un accordo duro per Parmatour, ma senza alternativa: un’agenzia di viaggi non può sopravvivere senza emettere biglietti aerei.

Parmatour, che detiene marchi importanti come Sestante, Going e Last minute, vende ogni anno 950 mila biglietti aerei, per 127 milioni di euro. Giovedì centinaia di dipendenti erano scesi in piazza contro l’indifferenza di azienda e governo.