Parmalat, patto tra i sindacati

11/02/2004


mercoledì 11 febbraio 2004

Parmalat, patto tra i sindacati
I delegati degli stabilimenti europei serrano le fila: «No allo spezzatino». Anche sette banche nel registro degli indagati

Mentre emergono le responsabilità degli istituti bancari nel crac della Parmalat, i sindacati serrano le fila per scongiurare lo smantellamento dell’attività produttiva. Ieri la commissione industria del Senato ha dato il via libera al decreto "salva Parmalat" senza apportare modifiche rispetto alla versione già approvata dalla Camera. Un altro passo in avanti nella giusta direzione, ma è chiaro che la partita sul futuro dell’azienda è ancora tutta da giocare. Ne sanno qualcosa i 160 dipendenti dello stabilimento di Atessa (Potenza) che dovranno restare a casa a rotazione, tra questa e la prossima settimana, per un totale di 5 giorni.

Ieri a Collecchio si sono riuniti i rappresentanti del Cae (comitato aziendale europeo) di Parmalat. Sindacati e delegati lanciano l’allarme per l’impianto in Ungheria, che occupa 450 addetti e rischia la chiusura da un momento all’altro. «Parmalat – dice

Antonio Mattioli, segretario della Flai di Parma – deve intervenire immediatamente mettendo a disposizione le liquidità necessarie per pagare le forniture di latte». Il Cae, in vista dell’incontro con il commissario straordinario di Parmalat Enrico Bondi, ha definito le richieste comuni. In sintesi: no allo spezzatino europeo, vale a dire alla vendita dei marchi; mantenimento della filiera internazionale e dei livelli occupazionali. I sindacati chiedono inoltre di essere coinvolti nella discussione sul piano industriale, che deve avere caratteristiche internazionali.

Sempre ieri a Parma c’è stata la riunione del coordinamento di tutte le strutture nazionali Cgil coinvolte nel crack Parmalat. I rappresentanti della Cgil nazionale, Flai, Fisac, Filcams, Fiom e Filt hanno deciso la costituzione di una cabina di regia per coordinare al meglio tutte le azioni sindacali al fine di tutelare i soggetti penalizzati da questa vertenza: dai risparmiatori, ai lavoratori dell’indotto, oltre ai dipendenti stessi della Parmalat. «Presto Bondi – spiega Paolo Bertoletti, segretario generale della Camera del lavoro di Parma – ci spiegherà quale sarà la Parmalat del futuro. Noi vogliamo arrivare a quel momento con tutte le strutture preparate per affrontare e risolvere i problemi in modo solidaristico. Non lasceremo soli nessuno»

Parte invece dal 23 febbraio la mobilitazione dei sindacati bancari, che respingono «ogni tentativo» di scaricare sui lavoratori «le reali responsabilità di un management inadeguato o distratto». Il riferimento, oltre che alla Parmalat, è ai casi Cirio, Argentina e Banca 121. Falcri, Fiba Cisl, Fisac Cgil e Uilca hanno programmato «una serie di assemblee, di piazza e aziendali, a cominciare da quei territori ed istituti più esposti nelle attuali vicende».

Dopo le indiscrezioni circolate già il giorno prima, ieri è giunta la conferma: sono sei gli istituti bancari indagati come persone giuridiche nell’ambito dell’inchiesta milanese sul crac di Parmalat. A queste si aggiunge la società di gestione e risparmio Nextra (totalmente autonoma, ma legata a Banca Intesa).
Le banche iscritte sono le statunitense Bank of America, City Bank, Morgan Stanley, la tedesca Deutsche Bank, l’UBS e infine la Banca Popolare di Lodi. Tra i reati ipotizzati, c’è il concorso in aggiotaggio. Indagati anche alcuni funzionari, una decina in tutto. Tra questi ci dovrebbe essere N. K. della City Bank. Claudio Pessina, ex contabile Parmalat, avrebbe detto ai magistrati milanesi che N. K. «certamente era al corrente dello stato di default di Parmalat, quantomeno a partire da novembre 2003». E l’indagine si allarga, è durato quattro ore il summit in Procura a Parma che ha visto riuniti i magistrati milanesi i pubblici ministeri di Parma e quattro funzionari del ministero pubblico della Confederazione elvetica. Summit definito «interessante e utile» da fonti investigative.

Nel frattempo Calisto Tanzi è tornato a Parma. La procura di Milano ha concesso il nullaosta all’ex patron della Parmalat e così ieri mattina l’imprenditore ha potuto lasciare il carcere di San Vittore, dove era detenuto dal 27 dicembre scorso, per trasferirsi a quello di Parma in via Burla.

Roberto Farneti