Parmalat in picchiata

27/02/2004





 
   
27 Febbraio 2004
ECONOMIA




 
Parmalat in picchiata
Berlusconi difende Fazio e lo sviluppo. Ma la realtà è diversa: ieri Parmatour in piazza
Going, Sestante, Last Minute: il turismo di Collecchio perde le ali I primi travolti dal crack: 1500 lavoratori della Parmatour. Le agenzie non emettono più biglietti aerei, in fumo centinaia di migliaia di euro ogni giorno. Intanto le indagini dei pm si concentrano su Bank of America: pressioni «sospette» su Tanzi


BEPPE MARCHETTI


La sindrome da esternazione elettorale che ha colpito Silvio Berlusconi si è aggravata ieri in modo preoccupante. Il premier, di fronte a un sorprendente fiorir di microfoni, ha difeso la Banca d’Italia e attaccato su Telekom Serbia, sponsorizzato Montezemolo e minimizzato le perquisizioni della finanza nel calcio, smentito i giornali e confermato che il governo porrà la fiducia sulla legge Gasparri. Poi è scivolato nella sua auto blu con fare soddisfatto. A stupire nelle dichiarazioni del premier è stato soprattutto l’appoggio offerto al governatore Antonio Fazio. Un po’ perché negli stessi minuti si è speso in favore di Bankitalia anche il segretario della Cgil Guglielmo Epifani: «L’ho detto e lo ripeto è un avviso un po’ curioso. Spero si faccia chiarezza al più presto». Ma soprattutto per quel che la stampa malevola ha riportato ieri: cioè che Berlusconi sta cercando di liquidare Fazio, mentre Tremonti tenta di dissuaderlo.

L’inquilino di palazzo Chigi ha invece estratto dal cilindro una dichiarazione imprevista: «Di tutto abbiamo bisogno – ha detto – tranne che di creare turbolenze o crisi, anche nelle istituzioni del credito». E l’incontro serale di ieri con Tremonti? L’accesa discussione tra i due sul futuro di Fazio? Berlusconi nega tutto e ribadisce: «Bankitalia va preservata. Credo che la preoccupazione del governo sia garantire sviluppo all’economia».

Ma se il premier ci crede l’economia reale del paese sembra meno convinta. E non solo non vuole saperne di svilupparsi, ma neancheriesce a mantenersi. Ieri sul fronte Parmalat è stato il giorno di Bank of America. Due interrogati, Luca Sala e Gianpaolo Zini, hanno infatti raccontato il ruolo della banca americana nel crack. In particolare Zini, avvocato, ha parlato delle pressioni esercitate da Bank of America su Tanzi perché emettesse bond in America (anziché in Italia), al fine di rientrare dall’esposizione con Parmalat.

Ma soprattutto sono stati i lavoratori di Parmatour a ricordare la crisi, scendendo in piazza. Uno sciopero di mezza giornata e un corteo organizzato in ventiquattr’ore, ma che ha avuto un buon riscontro: circa 300 persone hanno animato le linde vie di Parma, con scritte come: «Ci siamo anche noi», o anche: «Marzano facci volare». Il corteo ha sfilato per il centro, poi sotto l’ufficio del prefetto Mario Licciardello e per mezz’ora ha anche bloccato il traffico sulla mitica via Emilia.

Poco considerati dal ministro Marzano e dal commissario Bondi, senza ossigeno per il blocco della biglietteria aerea, i dipendenti di Parmatour si sentono come figli di un dio minore. Eppure le dimensioni del comparto turistico sono ragguardevoli: possiede marchi famosi come Sestante, Going, Last minute; in Italia è il terzo operatore nel settore. Un piccolo gigante, insomma, ma anche un tappeto pregiato sotto cui la vecchia dirigenza di Parmalat ha nascosto più d’una porcheria contabile. E forse è sensato il fatto che adesso, con l’azienda madre in amministrazione controllata, queste attività non servano più.

S’intende che i lavoratori non ci stanno. «Noi continuiamo l’assemblea permanente fino alle risposte», dice Gabriele Guglielmi, della segreteria nazionale della Filcams. Risposte innanzi tutto da parte di Bondi e Marzano, che dopo aver dichiarato il turismo non strategico per Parmalat e quindi cedibile hanno finora rifiutato un incontro. «Bondi l’abbiamo cercato per la prima volta a inizio febbraio. E adesso rinnoviamo l’invito», ricorda Guglielmi.

Ma le risposte più urgenti dovranno essere quelle della Iata, l’associazione internazionale del trasporto aereo. Iata che, dopo che Parmalat ha ritardato alcuni pagamenti, ha sospeso il servizio di biglietteria delle agenzie Parmatour. Questa situazione dura già da lunedì scorso ed è ormai divenuta insostenibile. «Un altro giorno senza biglietteria e non so che fine faremo», sintetizza Elisa Camellini della Filcams parmigiana. E addirittura due deputati della maggioranza, Daniele Franz e Alberto Giorgetti (entrambi di An), hanno presentato sul tema un’interrogazione parlamentare a Marzano.

La vicenda di Iata è, dice ancora Camellini, sintomatica di quanto male le attività turistiche del gruppo sono gestite. «L’amministrazione straordinaria ha tempi più lunghi di quelli che normalmente si usano nel settore», ricorda Camellini. Vale a dire che i pagamenti sono stati ritardati al punto da provocare la reazione di Iata. Ma il caso non è certo isolato: «C’è poca competenza, i manager della squadra di Bondi non hanno competenze nel settore». Responsabile di Parmatour – dopo il commissariamento del gruppo Parmalat – è Afro Carini. Il quale per 15 anni ha curato le finanze di Tecnimont, una grossa azienda edile. Ancora Camellini rimarca che «il turismo ha logiche diverse, è un servizio e non un’industria». E non onorare i pagamenti alla Iata è stato una specie di suicidio inconsapevole: senza biglietteria aerea nessuna agenzia turistica può sopravvivere.

Secondo Gabriele Guglielmi, l’emissione di biglietti aerei genera un giro d’affari «di molte centinaia di migliaia di euro ogni settimana». Ma non basta: ci sono poi tutta una serie di attività collegate: «Un biglietto aereo significa spesso anche la prenotazione di un albergo. Senza contare i pacchetti turistici, che senza volo sono pressoché invendibili».