Parmalat e il crac di Tanzi: Geronzi interdetto

23/02/2006
    gioved� 23 febbraio 2006

    Pagina 9 – Primo Piano

      INCHIESTA PARMALAT
      GLI SVILUPPI

        Parmalat e il crac di Tanzi: Geronzi interdetto

        L’accusa: concorso in bancarotta. Il presidente di Capitalia � stato sospeso per due mesi

          dai nostri inviati
          Paolo Biondani
          Mario Gerevini

            PARMA – Era il 30 dicembre 2003 quando Calisto Tanzi, fresco d’arresto, raccont� per la prima volta ai pm dei rapporti anomali, suoi e del gruppo Parmalat, con la Banca di Roma. E gi� allora, a San Vittore, indic� due operazioni, l’acquisto di Eurolat da Cragnotti e della Ciappazzi (acque minerali) da Ciarrapico, come imposte dai vertici di Capitalia a prezzi fuori mercato. Il sassolino, due anni dopo, � diventato una frana. E ora, dopo decine di interrogatori, perquisizioni, perizie e riscontri sui documenti interni sequestrati alla banca, ecco la svolta: il gip Pietro Rogato, accogliendo quasi totalmente la ricostruzione del pm Vincenzo Picciotti, ha emesso nei confronti del presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, un provvedimento d’interdizione temporanea (2 mesi prorogabili) dagli incarichi direttivi in imprese e societ�.

              ALL’ORA DI CENA – La notifica al banchiere � arrivata marted� sera, poco prima di cena. E ieri mattina si � scatenata la bagarre. Perch� non � un atto giudiziario qualsiasi e Geronzi non � un banchiere qualsiasi. Gli scettici ritenevano che la piccola Procura di Parma, decimata negli organici e oppressa dall’enormit� del crac Parmalat (15,5 miliardi di euro) non avrebbe avuto la forza di affondare il colpo contro le grandi banche indagate per �concorso in bancarotta�. Ora saranno altri giudici, a cominciare dal tribunale del riesame (a cui la difesa gi� preannuncia ricorso), a stabilire se ha ragione Geronzi nel respingere in toto l’impianto accusatorio o la Procura a ipotizzare �gravi indizi di colpevolezza� uniti al �pericolo di reiterazione dei reati�.

                Resta il fatto che i pm di Parma, dopo aver chiuso l’inchiesta-base contro Tanzi e altri 70 imputati, ora sembrano accelerare su altri filoni aperti, che riguardano anche altre banche. Di certo il provvedimento contro Geronzi ha alzato il tiro. Nelle 200 pagine dell’ordinanza, i magistrati di Parma motivano l’interdizione ricostruendo dieci anni di rapporti tra Capitalia e le imprese di Tanzi. L’accusa-base di �concorso in bancarotta� di Parmalat e altre sei societ� � giustificata dal �fondamentale contributo� che Geronzi, d’accordo con sette dirigenti indagati tra cui l’amministratore delegato Matteo Arpe, avrebbe �assicurato a Tanzi� attraverso �operazioni dolose�: finanziamenti-boomerang decisi �al fine di scongiurare l’immediato fallimento� delle societ� turistiche, e il conseguente �effetto-domino sulla Parmalat�, per consentire alla multinazionale di �continuare a drenare risorse dal mercato� attraverso i famigerati bond e permettere cos� al gruppo Capitalia �il rientro degli ingenti crediti altrimenti non rimborsabili�. Ritardando �l’emersione dell’ormai irreversibile insolvenza�, Geronzi avrebbe �aggravato il dissesto di Parmalat per tre miliardi di euro nel solo 2003�.

                  Ma �gi� a partire dal 1994�, secondo i magistrati, la Banca di Roma avrebbe �assicurato appoggio finanziario al gruppo turistico in totale assenza dei presupposti�. Fallito il tentativo di scaricare quei debiti sulle Ferrovie dello Stato (con l’operazione Cit.-Ecp), nel ’97 � sempre l’istituto romano a salvare la famiglia di Collecchio con altri 144 miliardi di lire garantiti solo �dall’impegno sulla parola di Tanzi�. Nel 2000 il prestito viene �rimborsato con fondi distratti dalla Parmalat�, a cui �Bancaroma gi� assegnava un rating interno "precario"�. E nell’aprile 2001, mentre i funzionari dichiarano �improponibili� altri crediti, �Geronzi favorisce l’ingresso di Tanzi nel cda della banca�, secondo l’accusa �per proteggerlo� dal �disastro ormai imminente�.

                    LE �PRESSIONI INDEBITE� – La seconda accusa di bancarotta, aggravata da un’ipotesi di usura, riguarda la vicenda Ciappazzi: un piccolo affare (18 milioni di euro) sezionato dai magistrati per �documentare� le �pressioni indebite� di Geronzi su Tanzi fino alla vigilia del crac. Tra gennaio 2002 e marzo 2003 Capitalia salva il gruppo turistico con un finanziamento-ponte da 50 milioni di euro, �nonostante l’allarme sulla mancanza di liquidit� del sistema Tanzi lanciato da �un’istruttoria interna� della banca. In cambio per� Geronzi �impone� a Tanzi di comprare la Ciappazzi da Ciarrapico (gi� condannato per il crac Ambrosiano) per 35 miliardi di lire e poi di rinunciare a farsi risarcire dopo la scoperta che �la societ� era di valore nullo�. Un �investimento autolesionistico� che ha l’effetto di �indebitare Parmalat per 62 milioni di euro con la banca di Roma�.

                      Per motivare le �esigenze cautelari�, i magistrati citano anche altre inchieste in corso contro Geronzi: dal crac Bagaglino (1.550 miliardi di lire) alla bancarotta Cirio.

                      Gli affari e le indagini
                        Ciappazzi
                        La societ� di acqua minerale

                        �Acque Ciappazzi� � una societ� di acque minerali che Calisto Tanzi, patron della Parmalat, acquist� nel gennaio 2002 dall’allora Gruppo industriale di Giuseppe Ciarrapico. La Parmalat si trovava in quel periodo ad affrontare una situazione finanziaria disastrosa. Secondo il Gip il presidente di Capitalia Geronzi impose a Tanzi l’acquisto della Ciappazzi, a 35 miliardi di vecchie lire, bench� il valore dell’azienda fosse pressoch� nullo

                        Parmatour
                        La convenzione sana-debiti

                        La Parmatour � la societ� turistica della famiglia Tanzi. Geronzi, secondo l’inchiesta, avrebbe �organizzato e predisposto� – grazie all’appoggio del Medio Credito Centrale (gruppo Banca di Roma) – una convenzione per sanare il debito del gruppo viaggi �integralmente basata su un piano di rilancio industriale giudicato "non credibile" dagli stessi consulenti della banca e sulla macroscopica falsificazione dei valori patrimoniali della
                        Parmalat
                        Crac da 15 miliardi e mezzo

                        I calcoli definitivi sul crac della Parmalat di Calisto Tanzi rivelano un buco da 15 miliardi e mezzo di euro. Il tracollo dell’azienda divenne ufficiale il 9 dicembre del 2003. Pochi giorni dopo la procura di Parma arrest� Tanzi che rimase in carcere per nove mesi. A maggio del 2005 la chiusura delle indagini: 71 gli indagati per il crac, con accuse che, a vario titolo, vanno dall’associazione a delinquere alla bancarotta, dalla truffa al falso in bilancio