Parma. Terme, esplode la protesta

02/12/2002

            GAZZETTA DI PARMA

            30 novembre 2002

            Terme, esplode la protesta
            I dipendenti in sciopero hanno manifestato contro la privatizzazione
            «No alle decisioni di pochi sul futuro di tanti»; «Salsesi cosa ne pensate?»; «Quale futuro per la città?»; «Salso e Tabiano unite? Nella lotta». Questi alcuni degli slogan che ieri mattina erano impressi nei cartelli di protesta portati in piazza del Municipio dai lavoratori delle Terme di Salso e Tabiano che per l’intera giornata hanno incrociato le braccia e dato vita ad una manifestazione pubblica per ribadire fortemente il loro «no» alla privatizzazione. Lo sciopero che ha registrato una massiccia adesione da parte dei dipendenti delle due aziende, è stato proclamato da Filcams e F.P. CGIL, Fisascat e FPS Cisl e da Uiltucs Uil. Centinaia i lavoratori, insieme a rappresentanti di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, che ieri mattina hanno fatto sentire la loro voce di preoccupazione con fischi e cori di protesta, arrivando ad invadere pacificamente anche il Comune.

            Prima dell’occupazione una delegazione di rappresentanti dei lavoratori era salita in Municipio, accolta, a rappresentanza del sindaco, assente per una riunione a Parma, dagli assessori Urbini e Cupola, dal capogruppo dei Ds Carpanese e dal presidente del Consiglio comunale Pigazzani.

            Lavoratori e sindacati hanno espresso la loro forte contrarietà nei confronti dell’ingresso di privati: «La diversa specializzazione delle prestazioni termali, la diversa situazione patrimoniale e finanziaria delle due aziende, nonché le diverse esigenze d’investimento e diversificazione delle attività – è stato evidenziato – non sembrano giustificare il percorso di privatizzazione prospettato dagli enti proprietari, Comune, Regione e Provincia. Non solo, una fusione fra le due aziende mette in discussione posti di lavoro in quei settori che già da ora si dice debbano operare in stretto coordinamento. Anche se più volte sollecitati, non sono mai stati presentati dagli enti proprietari i progetti di crescita e sviluppo delle aziende e del territorio che da una tale operazione dovrebbero derivare».

            I sindacati hanno ricordato che «l’apertura al dialogo degli ultimi giorni e qualche solo teorica rassicurazione sulle preoccupazioni manifestate non sono sufficienti per comprendere quanto sta accadendo e soprattutto quanto potrebbe accadere alle due aziende ed alla città».

            E lo sciopero di ieri ha voluto essere un sollecito «ad un confronto vero, serio, approfondito e trasparente e non di facciata. Confronto che deve portare a chiarire come in concreto si intenda garantire il mantenimento dei livelli occupazionali, dei periodi di lavoro, della contrattazione aziendale vigente, del ruolo di centralità del pubblico e del termalismo sanitario tradizionale, nell’interesse dei lavoratori delle terme e delle altre realtà economiche e di tutti i cittadini».