Parla Bonanni Assalto al palco

09/09/2010


Il candelotto fumogeno vola sopra le teste accaldate, sfiora decine di braccia tese e si abbatte morbido sul fianco di un atterrito Raffaele Bonanni. Sono da poco passate le 17 e il segretario generale della Cisl tenta inutilmente di aprire bocca al convegno sul Lavoro alla festa nazionale del Pd di Torino. Istintivamente, con uno scatto della mano, il sindacalista getta lontano il candelotto infuocato che semina scintille. Poi guarda stupito la bruciatura sul giubbotto. Un attimo e gli agenti di scorta lo prendono di peso, lo portano fuori e lo caricano in macchina. È illeso.
Finisce così, in maniera ingloriosa, quello che avrebbe dovuto essere un dibattito sul lavoro fra l’ex ministro ulivista e attuale responsabile Pd dell’Economia, Enrico Letta, e il segretario della Cisl Bonanni. Un dibattito atteso, all’indomani della disdetta del contratto 2008 da parte di Federmeccanica: operazione duramente contestata dalla Fiom e avallata da Cisl e Uil. Lo scontro fra Fiat e Fiom su Pomigliano e sui licenziamenti a Melfi è durissimo. La spaccatura fra Fiom, spalleggiata dalla Cgil, e gli altri sindacati è netta. Che al dibattito alla Festa di Torino potessero nascere contestazioni era quanto meno probabile. Eppure, ed è la prima incongruenza, polizia e carabinieri si tengono a debita distanza dalla tensostruttura che ospita la manifestazione. Dentro si notano un po’ di militanti cislini e un servizio d’ordine a dir poco blando. Si dirà: la Festa è aperta a tutti. Certo, ma fra militarizzazione e liberi tutti esisterà pure una via di mezzo.
Quando sul palco salgono Letta e Bonanni la sala è piena. Sul fondo si nota un gruppo di giovani. Sono seduti, composti e in silenzio, da almeno mezz’ora. Il moderatore Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera, dà la parola a Bonanni. Il segretario della Cisl non riesce, però, a proferire parola. Come un sol uomo i giovani in fondo alla sala scattano in piedi urlando «Buffone, buffone» e «Vergogna». Dall’esterno un’altra cinquantina di voci si unisce al coro con fischietti e raffiche di insulti. Chi sono? Autonomi del centro sociale Askatasuna, precari, studenti, qualche Cobas, un gruppo di ragazzi con la maglietta rossa pro-Pomigliano. Sulla testa delle centinaia di persone che avrebbero voluto assistere al dibattito piovono finte banconote da 50 euro con il faccione sorridente di Bonanni. Banconota riprodotta anche su uno striscione che come d’incanto viene srotolato nel corridoio centrale che porta al palco.
Lo sconcerto è totale. In sala nessuno sembra in grado di reagire. Sul palco non sanno che fare. Letta urla «Voi non avete niente a che fare con la democrazia. Siete antidemocratici». Si sgola, il dirigente del pd, «Fuori i violenti da questa sala», ma non succede nulla. Sono attimi interminabili. I contestatori puntano il corridoio centrale e srotolano un lenzuolo con la scritta «Marchionne comanda, Bonanni ubbidisce». La folla oscilla, i pochi militanti della Cisl e gli uomini del servizio d’ordine vacillano. Partono schiaffoni e qualche pugno, volano le prime sedie. Tutti urlano. Fuori un tenente dei carabinieri osserva serafico il parapiglia parlando con un sottoposto. Poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa rimangono ai margini.
Poi si accendono i primi fumogeni. Una ragazza avanza verso il palco e ne lancia uno contro Bonanni. Il candelotto sprizza scintille, sfiora teste e braccia e per un attimo che pare eterno sembra zittire ogni voce. Come se la sala profanata trattenesse tutta il respiro. Il leader della Cisl colpito di striscio e con il giubbotto bruciacchiato viene trascinato fuori dalla scorta. Le urla riprendono, un militante Cisl schiumante di rabbia fa roteare una sedia sulla testa degli autonomi. Finalmente compare la polizia. Qualcuno applaude: «Era ora, ma che cosa aspettavano a intervenire?». Partono le manganellate, gli agenti premono e i contestatori allentano la presa. Riescono comunque a occupare per oltre mezz’ora un lato della sala, con sottofondo ininterrotto di fischietti, fronteggiati dai poliziotti schierati.
Alla fine restano le polemiche. Letta accusa la Questura di aver sottovalutato colpevolmente la situazione: «Solo per un caso non si sono avute conseguenze drammatiche». Resta il fatto che il Pd si trova di fronte al terzo episodio di intolleranza dopo quelli contro Franco Marini e Renato Schifani. E il non riuscire a garantire l’agibilità dei dibattiti in casa propria diventa inevitabilmente un problema politico.