Parisi: «Il piano Maroni è fuori strada»

06/12/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Per la Confindustria manca un riassetto complessivo della previdenza: non si può risolvere tutto col Tfr

    Parisi: «Il piano Maroni è fuori strada»
    ROMA – «Il nodo da affrontare è quello di una riforma previdenziale complessiva» ma il piano-Maroni, «peraltro generico, non mi sembra che vada in quella direzione». Il messaggio lanciato ieri dal direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, è chiaro: «Serve una riforma vera, strutturale, che dia credibilità internazionale al Governo» e sarebbe sbagliato pensare di risolvere tutto solo con un intervento sul Tfr. E ha aggiunto: in Italia ormai ci stiamo avvicinando «a tassi del 45-50% di oneri contributivi per il finanziamento della previdenza pubblica e privata. Per questo bisogna trovare una strada nel lungo termine per abbassare il peso del sistema pubblico: solo allora si potrà sviluppare la previdenza privata». Pensare – ha proseguito Parisi – «di farle convivere fianco a fianco è incompatibile a livello di costi non solo per le imprese, ma soprattutto per il cuneo fiscale che si crea tra retribuzione lorda e netta». Il ministro Roberto Maroni si dice comunque ottimista su un accordo e afferma che la delega sulle pensioni sarà varata non oltre il 15-17 dicembre. E il ministro Giulio Tremonti annuncia che i fondi pensione potranno «da subito» disporre di un ingente stock di capitale cartolarizzando le proprie entrate. Quanto agli aumenti a 516 euro mensili delle «minime» si profilano ritocchi ai criteri per la platea dei beneficiari. Tornando al documento del Governo sulle pensioni, anche un rapporto sulla riforma del sistema previdenziale messo a punto dall’Ocsm (l’Osservatorio centro studi monetario dell’Università Luiss, diretto da Enzo Rossi) evidenzia che l’attuazione del piano-Maroni sul Tfr comporterebbe seri rischi per la crescita e gli investimenti.
    Parisi: «Ci auguriamo una riforma strutturale». Per il direttore generale di Confindustria il piano-Maroni «non dà risparmi certi e non risana strutturalmente il sistema pensionistico». Secondo Parisi è sbagliato pensare di riformare le pensioni solo utilizzando il Tfr: il problema vero è l’eccessiva spesa pensionistica «che è molto superiore alla media Ue». Una questione che però il documento del Governo non affronta. «Anzi» – fa notare Parisi – per la destinazione del Tfr ai fondi pensione «trasferisce in busta paga un incentivo consistente: tutta la parte di contributi versata dai lavoratori». E prosegue: questo, secondo il piano del Governo, «è un diritto che spetterà a chiunque supererà la soglia di anzianità, compresi quindi quelli che non sarebbero andati e comporta quindi costi superflui». Di qui l’invito a pensare a lungo termine («non possiamo risolvere tutte le questioni nei prossimi 12 mesi») e a varare una riforma vera «che darebbe credibilità internazionale al Governo» consentendogli «di andare a Barcellona per chiedere una politica fiscale anticiclica per favorire gli investimenti così da raggiungere l’obiettivo di una maggiore crescita». Maroni: non slitta il varo della delega. Ieri Maroni ha detto che il termine per il varo della delega resta quello del 15 dicembre, «ma siccome l’ultimo incontro con le parti sociali lo faremo giovedì 13 è possibile che il Consiglio dei ministri venga convocato non sabato 15 ma il 17». Tremonti: subito la cartolarizzazione per i fondi. «Pensiamo che i fondi possano da subito cartolarizzare i propri flussi di entrata e gestire un imponente stock», ha detto Tremonti.
    Rapporto Ocsm-Luiss: con il piano-Maroni rischi per la crescita. Secondo il rapporto Ocsm-Luiss il piano del Governo sul Tfr «può comportare seri rischi» in termini di crescita» e investimenti. Il rapporto, alla cui presentazione oltre a Parisi hanno partecipato anche Nicola Rossi (Ds) e Roberto Pizzuti (Inpdap), boccia la destinazione del Tfr in busta paga. E aggiunge: «Qualsiasi tentativo di intervenire sulla previdenza sociale attraverso il Tfr va collegato a un miglioramento dei conti dell’Inps e quindi dei conti dello Stato».
    Possibili ritocchi per le «minime». Il Governo si riserva di apportare qualche ritocco (sulla platea dei beneficiari) all’emendamento da inserire nella Finanziaria sull’aumento delle «minime» a 516 euro: potrebbe essere alzato (di uno o due anni) il tetto dei 60 anni per gli invalidi al 100 per cento.
    Marco Rogari www.ilsole24ore.com/lavoro
    Giovedí 06 Dicembre 2001
 
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