Parchi: più del tema vale l’area

22/04/2002

RAPPORTI





Entertainment. Gli insuccessi sono dovuti a errate localizzazioni
Parchi: più del tema vale l’area
Un business dove lo spazio fisico conta più delle buone idee. Nel settore dei parchi di divertimento, ancora molto ristretto rispetto alle potenzialità (si veda «Il Sole-24 Ore» del 7 aprile), la scelta dell’area è il primo, strategico passo per far partire le iniziative. Per questo l’aspetto immobiliare vale almeno quanto le attrazioni: la localizzazione e le caratteristiche dell’area giocano un ruolo determinante nel futuro successo dell’iniziativa. «Deve trattarsi sicuramente di un’area al centro di una regione ad alta densità abitativa – dice Enrico Ghinato, presidente di Gardaland ma anche di Unionparchi , l’associazione dei "parchi permanenti creativi" – oppure collocata in una zona a forte affluenza turistica. Se non c’è nemmeno una di queste caratteristiche, l’iniziativa avrà un decollo difficile. È proprio ragionando sui parchi negli Usa, situati in aree con questi connotati, che un gruppo di persone decise nel 1975 di far partire Gardaland, che si trova in un’area non solo turistica ma anche densamente abitata. E il successo dell’iniziativa dimostra la correttezza delle previsioni. La fortuna è stata proprio che i proprietari dei terreni fossero anche soci dell’iniziativa». I costi delle aree sono elevati in sé e per sé, proprio perché fare un parco in una zona sperduta non ha senso: l’esperienza dimostra che lì la gente non ci va e il risparmio si trasformerebbe ben presto in un boomerang. «Certo – prosegue Ghinato – il parco che è in realizzazione a Valmontone vicino a Roma (200 ettari, ndr) è su aree con costi assai minori rispetto a quelle del lago di Garda, ma presenta comunque la fondamentale caratteristica della prossimità a un grande polo turistico. La presenza di un parco, fra l’altro, produce un effetto virtuoso di indotto e di valorizzazione del territorio che ha un effetto diretto sui costi immobiliari della zona, destinati a salire in tempi medio-lunghi. «E sono proprio i tempi medio-lunghi per il rientro dei capitali – prosegue Ghinato – a far fallire molte iniziative prima di nascere o appena nate». Ma non solo. Fra i tanti progetti andati a monte, va ricordato Archeopolis, alle porte di Roma, dove l’area prescelta non era in realtà disponibile perché al centro di una lite giudiziaria. E quando si comincia a ragionare dai 70 ettari in su, pianeggianti e senza vincoli ambientali, trovare il posto giusto non è precisamente uno scherzo. «Il facility, invece, è tutto in casa – conclude Ghinato – la tendenza è di non affidare nulla all’outsourcing e avvalersi del professionismo interno. D’altra parte sono pochi quelli che si intendono di questo particolare settore e questa è una delle altre ragioni che rallentano il decollo di altri parchi: gli esperti sono davvero pochi e non esistono di fatto società di facility. Anche perché ogni parco ha la sua impronta particolare ed è difficile elaborare schemi universalmente applicabili».

Sa.Fo.
Lunedí 22 Aprile 2002