Paragoni impossibili – di Luigi La Spina

26/03/2002
La Stampa web





 Editoriali e opinioni  


Paragoni impossibili

26 marzo 2002

di Luigi La Spina

Le parole è vero che non sono pallottole, ma possono suscitare gravi danni. La cronaca di questi tre ultimi giorni è esemplare, basta riassumerla: il leader della Cisl, Savino Pezzotta si era spinto a definire «un brutto giorno per il sindacato» quello della manifestazione romana promossa da Cofferati. Domenica, la convocazione del governo si era unita all’invito di molti riformisti, schierati da entrambe le parti politiche, a ripartire dal «Libro bianco» sul lavoro per una trattativa che non facesse assurdamente dell’articolo 18 né un tabù, né un simbolo da conquistare a tutti costi.

Ma il violento attacco alla Cgil e ai sindacati di due ministri, Martino e Bossi, e del sottosegretario Sacconi chiudeva quell’esile spiraglio, costringendo anche il povero Pezzotta a rifiutare l’incontro che era previsto per oggi.

In un paese in cui la civetteria intellettuale sembra in molte occasioni prevalere sulla responsabilità del ruolo che una classe dirigente dovrebbe massimamente rispettare, soprattutto in tempi così rischiosi, un altro assurdo fantasma volteggia sinistramente nella polemica politica, quello del paragone con i cosiddetti «anni di piombo», i terribili Anni 70. Si sprecano azzardate comparazioni, tra il terrorismo di allora e quello d’oggi, tra la società italiana dell’epoca e quella attuale, persino tra i personaggi di quello e di questo periodo, tra Lama, ad esempio e Cofferati.

La storia, ma soprattutto l’esperienza, ci insegna che i confronti, per essere utili, devono essere significativamente omogenei. Altrimenti, servono solo a rendere più confusa e indecifrabile una situazione già così difficile e allarmante. Negli Anni 70 esisteva un sistema proporzionale che, proprio in quel tempo, tendeva a chiudersi in un arco costituzionale impegnato ad isolare le frange politiche più lontane.

Oggi, un sistema bipolare, per di più interpretato con il tipico eccesso di zelo degli ingenui neofiti, spinge all’inglobamento nei due schieramenti di tutti i potenziali alleati, estremisti compresi. Nelle fabbriche, i simpatizzanti dei terroristi o i loro complici non facevano troppi misteri sulle loro idee e i dirigenti sindacali dovettero impegnarsi, anche con gravi rischi personali, per combatterli ed isolarli. Oggi, per fortuna, la situazione è molto diversa. La struttura produttiva, poi, era ancora sostanzialmente caratterizzata dall’assoluta prevalenza del lavoro dipendente stabile, in un mercato rigido.

Una fisionomia del tutto opposta a quella di oggi. Infine, il rapporto tra sindacato e partito, nella sinistra, era capovolto: il Pci riusciva a imporre persino a un leader carismatico come Lama le proprie scelte strategiche, come nel caso del referendum sulla scala mobile, accettato con poco entusiasmo dall’allora segretario generale della Cgil. Ora, le scale di potere e le misure della forza tra Cofferati e i dirigenti Ds sembrano davvero invertite.

Non sarà guardando sempre indietro, a stucchevoli e inutili polemiche retrospettive che l’Italia uscirà dalle attuali, molte volte stucchevoli e inutili, polemiche con le soluzioni giuste per il mondo che ci aspetta. Sempre che il mondo ci aspetti.