Pane e benzina spingono l’inflazione

03/12/2007
    sabato 1 dicembre 2007

      Pagina 13 – Economia

      Il pane e la benzina
      spingono l’inflazione

        A novembre un balzo in avanti: +2,4% tendenziale
        E nel resto d’Europa va peggio con aumenti del 3%

          di Marco Ventimiglia/ Milano

          IMPENNATA La stragrande maggioranza dei cittadini italiani, alle prese con la borsa della spesa ed il pieno di benzina, se n’era accorto già da qualche settimana, ma ieri c’è stata la sgradita certificazione dell’Istat: nel mese di novembre l’inflazione è schizzata in avanti con un aumento che su base mensile è stato pari allo 0,4%, mentre su base tendenziale si è passati dal 2,1% di ottobre al 2,4% del mese appena concluso. Lo stesso istituto di statistica ha segnalato come si tratti del massimo incremento dal giugno 2004.

          Sul banco degli “imputati”, innanzitutto i prodotti alimentari con il pane il cui prezzo è in rialzo del 12,4%. Più contenuti, ma ugualmente significativi, i rincari del latte (6,4%), del pollo (7,3%), della pasta (7,7%) e della frutta (4,7%). E naturalmente anche i prodotti energetici hanno pesato sul paniere, con la benzina che ha segnato un rincaro del 9,8%, il gasolio dell’11,2% mentre il prezzo dei combustibili liquidi per la casa è cresciuto del 12,1%.

          Le cose non vanno affatto bene nemmeno nel resto dell’Europa, anche se in questo caso non vale certo il detto che mal comune è mezzo gaudio. Nell’area dell’euro, l’incremento è stato notevole, 3% su base annua, quindi superiore a quanto accaduto nel nostro paese. A fine agosto, rileva Eurostat, l’indice dei prezzi al consumo era ancora all’1,7%. In settembre si è invece verificato un primo balzo il primo balzo al 2,1, seguito da un secondo in ottobre che ha portato il tasso al 2,6%.

          Insomma, torna così l’incubo del caro vita, con tutte le prevedibile reazioni. Il leader di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, si è detto preoccupato «perché è una inversione di tendenza. Ci sono una serie di elementi nazionali e internazionali, chiamiamoli turbolenze, che incidono su un organismo, l’Italia, particolarmente non strutturato a crescere».

          I consumatori, dal canto loro, lanciano l’allarme: la Federconsumatori fa i conti e prevede una stangata di 400 euro a famiglia a causa del rialzo di pane, pasta e latte e di tutti gli altri prodotti alimentari. Adiconsum ritiene che l’inflazione per le famiglie sale al 3,5% e chiede un intervento del governo.

          Diversa l’analisi di Confcommercio che fa osservare come il rialzo del costo della vita è «un fenomeno che desta preoccupazione per l’impatto che può avere in termini di reddito disponibile e sui consumi ma, in ogni caso, risulta decisamente inferiore al dato dell’Unione europea di novembre, salito al 3% sempre per le tensioni sugli alimentari e sui combustibili. Quindi, se l’inflazione sale, ciò non è dovuto a comportamenti anomali della distribuzione italiana.

          Per i sindacati, non è il caso di restare inerti di fronte ai nuovi dati: Cgil Cisl e Uil chiamano il governo ad «intervenire immediatamente per fronteggiare eventuali operazioni speculative sui prezzi». Esecutivo che, tramite il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, ha fatto sapere di aver già avviato il piano antispeculazioni sui rincari dei prezzi alimentari: sono partiti oltre 2.500 controlli su varie filiere.

          Infine, c’è da registrare il commento del ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani: «L’inflazione di novembre preoccupa il governo ma l’Italia si conferma più virtuosa dei suoi partner europei e questo grazie alle «liberalizzazioni già attuate che hanno fatto da scudo alle tensioni internazionali sui prezzi delle materie prime (cereali e prodotti petroliferi), tensioni dovute anche a comportamenti speculativi».