Palermo: Spatafora cede a Benetton, ma i condomini non vogliono il fast food

29/05/2001



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Palermo

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Spatafora cede a Benetton
ma i condomini del palazzo
non vogliono il fast food

Nell’ex "Napoleon" si potrebbe aprire un punto "Spizzico"
il caso

ANTONELLA ROMANO


CONTRO il fast food si sono già schierati gli abitanti del prestigioso palazzo di via Libertà 1, con le finestre che si affacciano sul teatro Politeama. Il palazzo è quello dove fino a un paio di mesi fa luccicavano le vetrine di "Napoleon", il più elegante tra i negozi della famiglia Spatafora. La sede dell’ex "Napoleon" dovrebbe presto passare, come anticipato da "Repubblica", nelle mani di Benetton. Il gruppo veneto ha ricevuto proprio tre giorni fa dall’authority antitrust l’autorizzazione ad acquisire i 55 negozi di scarpe e pelletteria appartenuti alla catena Spatafora in tutta Italia.
Contro l’ipotesi che Benetton vi apra uno dei suoi fast food, del tipo "Spizzico", sono già scesi in campo i condomini. Il locale si trova infatti in una posizione interessante, al centro della piazza centrale di Palermo, sede di un fast food rivale, il McDonald’s. La ventilata apertura un nuovo locale di ristorazione, con le conseguenze immaginabili per le famiglie che abitano sull’unico versante «tranquillo» della piazza, ha prodotto un primo risultato: i condomini hanno già messo, nero su bianco, la loro opposizione. Gli Spatafora negano che gli appartamenti al primo piano e al piano terra saranno trasformati in un fast food. Ma la voce in città gira dal mese di marzo, da quando il gruppo licenziò i dipendenti in tutta Italia. Sulla base di un regolamento di 15 anni fa che già prevedeva il divieto di realizzare locali pubblici nell’edificio, i sette abitanti del palazzo hanno ribadito il loro no nel verbale di una recente assemblea. Di fatto, hanno chiesto di estendere il divieto, oltre che all’apertura di esercizi dove di somministrano alimenti e bevande, anche all’eventuale creazione di sale da gioco e sale scommesse. Come a dire: pure il Bingo è servito.
L’acquisizione dei negozi Spatafora da parte di Benetton è dunque a un punto di svolta. «Il gruppo ha ripreso i contatti già avuti in passato con gli Spatafora, con l’intenzione di realizzare negozi di abbigliamento. In questa prospettiva, e a scopo preventivo, è stata chiesta l’autorizzazione. Ma ancora non è stata raggiunta un’intesa sulle cifre», afferma Federico Sartor, responsabile delle relazioni del gruppo. Abbottonati anche gli Spatafora: «L’affare ancora non è concluso. Il gruppo Benetton ha chiesto quest’autorizzazione in maniera preventiva, nel caso in cui l’accordo dovesse andare in porto. Ma ancora si tratta – afferma l’avvocato Luigi Barbasso, amministratore delegato del gruppo – Da tre anni riceviamo manifestazioni di interesse da parte di diversi gruppi. La conclusione di un accordo non è un fatto così automatico e scontato: tutte le volte che siamo andati vicini alla conclusione, qualcosa si è inceppato. In questo momento, comunque, non è solo Benetton a essere interessato a tutti i negozi». Ad avere diritto di prelazione su alcuni punti vendita sono altri gruppi del settore delle calzature, come ValleVerde. Gli Spatafora, comunque, non venderanno gli immobili ma li daranno solo in locazione. «I negozi che hanno sede in locali di proprietà della famiglia verranno dati in affitto. A essere ceduta sarà la licenza per la vendita di scarpe, pelletterie e abbigliamento – precisa Barbasso – Si è sparsa la voce dell’apertura di un fast food in centro a Palermo. Ma Benetton, in questo caso, dovrebbe chiedere la modifica della licenza commerciale e l’autorizzazione ai condomini. Non possiamo certo dare noi quest’autorizzazione».

Per perfezionare l’accordo con Benetton, rimangono ancora alcuni ostacoli legati alle «quietanze liberatorie», ovvero la liquidazione dei dipendenti. «In base agli accordi sindacali presi nella sede del ministero del Lavoro – spiega l’amministratore delegato – stiamo liquidando a tutti un bonus di sei mensilità di mobilità, in aggiunta alla liquidazione e al trattamento di fine rapporto. E abbiamo già pagato tutti i creditori».