Palermo: Piccoli esercenti e commessi, resistenza a colpi di denunce

29/05/2001

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Palermo

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Piccoli esercenti e commessi
resistenza a colpi di denunce

Appena costituita, la Lailac si pone come interlocutore
l’associazione

MASSIMO LORELLO


In tre mesi hanno messo insieme le forze, la settimana scorsa hanno ufficializzato l’esistenza del loro collettivo, domenica in occasione della prima riunione hanno lanciato una denuncia mirata e circostanziata che ha subito lasciato il segno. La Lailac, acronimo di Libera associazione imprenditori e lavoratori addetti al commercio, ci ha messo poco per trovare uno spazio – i cui confini sono ancora tutti da misurare – nel composito mondo dei negozi cittadini e delle loro regole mutevoli. «L’aspetto più importante da sottolineare a proposito del nostro collettivo – dice il presidente Ignazio Greco – è che abbiamo messo insieme sia i datori di lavoro sia i lavoratori». Cioè 250 proprietari di negozi e 650 commessi che hanno iniziato una lotta comune contro la «pretesa», soprattutto dei megastore, di aprire ogni domenica.
«La Lailac – continua Greco – rappresenta quei negozianti che ogni mattina tirano su la saracinesca e non hanno direttori commerciali pagati 10 milioni al mese. Ci contrapponiamo a quelle ali della Confcommercio e della Confesercenti che spingono per la realizzazione di nuovi centri commerciali. Dicono che con i megastore si otterrebbero fino a 500 assunzioni e noi rispondiamo che conseguentemente si perderebbero 10 mila posti di lavoro. Mi riferisco, per esempio, ai piccoli esercizi di abbigliamento, alle salumerie, ai negozi di ferramenta e colori».
Greco, in realtà, non è un commerciante ma un dipendente dell’Azienda provinciale del turismo: «Alla presidenza della Lailac – spiega – sono arrivato perché molti negozianti mi hanno chiesto di occuparmene. Sono anche presidente regionale degli arbitri di pallamano, mi impegno nel volontariato perché ho contributo alla realizzazione del Les, l’associazione per la ricerca su una malattia rara come il lupus eritematoso sistemico, e sono pure uno dei fondatori dei "Regionali inkazzati"», la sigla sindacale che raduna i dipendenti in rotta con Cgil, Cisl e Uil.
Non sorprende, dunque, che la Lailac si contrapponga ai confederali impegnati nel settore commercio. «Noi rivendichiamo – dice il vice presidente Mario Signorini, dipendente di Carieri & Carieri – il diritto di partecipare ai tavoli di concertazione nei quali si decide, per esempio, quante e quali domeniche gli esercizi dovranno restare aperti. Puntiamo a un calendario intelligente che assicuri l’apertura nei giorni festivi solo quando ce n’è bisogno. Un esempio? Siamo d’accordo per la prima domenica di saldi, contrari ai negozi aperti tutta l’estate. Ma mi volete dire chi, a luglio e agosto, la domenica va a fare shopping in città? Bisogna essere realisti».
Realista, alla fine, prova a esserlo il presidente Greco davanti al business dei grandi centri commerciali: «Siamo consapevoli del fatto che la nostra battaglia è difficile – ammette il primo dirigente della Lailac – non pensiamo certo che si possa fermare il progresso, però, davanti a una rivoluzione com’è quella che sta coinvolgendo il commercio a Palermo, cerchiamo solo di mettere alcuni paletti per evitare che lavoratori e dipendenti debbano piangerne le conseguenze».

E se dovesse rivelarsi inevitabile l’apertura dei negozi tutte le domeniche, l’associazione pensa a orari sorprendenti come l’apertura alle 18 e la chiusura alle 23. «Palermo – argomenta ancora Greco – è una città del Sud e soprattutto ha un clima da città del Sud. Non possiamo avere gli stessi orari di Amsterdam, e questo non credo sia difficile da capire». Ma il prossimo banco di prova della Lailac è la festa della Repubblica: «Noi – conclude Greco – stiamo con il capo dello Stato: siamo per la chiusura».