Palermo. «No al lavoro di domenica»

01/06/2004

PALERMO
 
MARTEDÌ, 1 GIUGNO 2004
 
Pagina VII – Palermo
 
Accolto il ricorso presentato da Mediconf.
Dubbi sull´interpretazione, ma il Comune non esclude il via libera alle vendite nei giorni festivi
 
«No al lavoro di domenica»
 
Commessi sul piede di guerra dopo la sentenza del Tar
 
 
 
 
ISABELLA NAPOLI
    I commessi dicono no alle aperture dei negozi ogni domenica. La prospettiva che gli esercizi commerciali della città possano alzare le saracinesche ogni domenica è di nuovo in ballo da quando venerdì il Tar di Palermo ha accolto l´ennesimo ricorso della grande distribuzione contro il provvedimento del Comune che stabilisce un calendario di 12 domeniche di apertura, più o meno una al mese. Il ricorso è stato vinto dalla Mediconf, l´azienda che in Sicilia gestisce i punti vendita a marchio Bucalo. E secondo il legale Salvatore Raimondi «sospende in via cautelare il provvedimento solo nei confronti di chi ha presentato il ricorso e dei suoi punti vendita, che possono perciò alzare le saracinesche ogni domenica». Principale motivazione del Tar «l´omessa valutazione del principio di liberalizzazione del commercio e di tutela degli interessi preminenti dei consumatori».
    Ma il Comune corre ai ripari e vuole adottare un nuovo provvedimento che potrebbe anche dare il via libera alle aperture ogni domenica. «Dobbiamo tutelarci da eventuali altri ricorsi di grandi strutture di vendita – spiega Eugenio Randi, assessore comunale alle Attività produttive – per questo motivo ho indetto per giovedì alle 18 una riunione che rimetterà in discussione il provvedimento e lo riformulerà con l´unanimità delle associazioni di categoria. Sentirò le associazioni, alla luce dell´ordinanza che ancora non conosco nei dettagli, e poi deciderò assieme ai rappresentanti di Confcommercio, Confesercenti e degli altri sindacati». Al tavolo indetto per giovedì ha chiesto di partecipare anche la libera associazione di imprenditori e lavoratori Lailac. «Il nostro timore – dice Tania Arena, presidente della Lailac – è che il Comune dia campo libero alla grande distribuzione per aprire quando vuole. Noi chiediamo invece che i negozi siano aperti solo le domeniche dei saldi e le quattro domeniche di dicembre. Chiediamo di potere essere ascoltati alla riunione di giovedì, altrimenti siamo pronti a scendere in piazza». La partecipazione della Lailac al tavolo delle associazioni di categoria non è però certa. «Devo chiedere il parere a chi è convocato istituzionalmente – dice Randi – in passato l´opinione delle associazioni di categoria è stato contrario». Ma i commessi, 9.000 quelli regolarmente assunti secondo la Lailac, non demordono e stanno organizzando per giovedì un sit-in con un volantinaggio in via Libertà per spiegare le ragioni del no. «Abbiamo ricevuto centinaia di denunce di dipendenti – continua Tania Arena – costretti a lavorare la domenica ma senza percepire stipendio o oppure pagati in nero». «I datori di lavoro – dice Monica Genovese, segretario generale della Filcams Cgil – dovrebbero corrispondere per ogni domenica lavorativa almeno il 30 per cento in più. Solo in questi termini potremmo essere d´accordo con l´apertura domenicale».
    Le principali associazioni di categoria si presentano al summit con posizioni opposte. Giovanni Felice, presidente provinciale di Confesercenti, afferma che «bisogna limitare decisamente il numero di domeniche e che il calendario attuale si sta rivelando antieconomico per i piccoli esercizi commerciali». Roberto Helg, presidente di Confcommercio Palermo, in passato si era espresso a favore della liberalizzazione ma ora è più cauto: «Aspetto di vedere l´ordinanza, ma credo che sia valida solo per i negozi Bucalo. A questo punto, però, non credo sia giusto che per alzare le saracinesche ogni domenica si debba pagare un avvocato. Il Comune deve individuare una soluzione per questo rebus al più presto». Anche per l´assessore provinciale alle Attività produttive Nicola Vernuccio «occorre prendere una decisione che contemperi le esigenze dei piccoli commercianti come dei grandi. Non si può dare corso a una liberalizzazione selvaggia ma è necessario regolamentare il mercato».