Palermo. Le scatole cinesi dei Miraglia

25/10/2006
    mercoled� 25 ottobre 20o6

    Pagina VII – Palermo

      Il crac eccellente

        Dopo il fallimento del gruppo tessile, la Finanza mette i sigilli al patrimonio immobiliare dell�azienda

          Le scatole cinesi dei Miraglia

            Dalle Isole Vergini gestivano beni per 40 milioni di euro Il sequestro riguarda trentanove tra case e negozi intestati a due imprese L�iniziativa dei pm a tutela dei crediti vantati da fornitori dipendenti e fisco

              SALVO PALAZZOLO

              Quelli che un tempo erano ritenuti gli esponenti dell�imprenditoria sana della citt�, i Miraglia del tessile made in Sicily, avevano architettato un finto fallimento e trasferito un patrimonio immobiliare da 40 milioni di euro lontano da Palermo. Attraverso un complesso sistema di societ�, vere e proprie scatole cinesi, controllate da loro soci, stavano nel posto pi� impenetrabile possibile per la giustizia e i creditori: le Isole Vergini britanniche, in mezzo al Mar dei Caraibi. Ma i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e la Procura sono riusciti comunque a bloccare il giro vorticoso delle dismissioni. E hanno sequestrato quel patrimonio da 40 milioni, a tutela di chi attende di essere pagato dai Miraglia: i dipendenti, ma anche lo Stato, a cui il gruppo tessile deve corrispondere tasse arretrate per 4 milioni e mezzo di euro.

              I sigilli sono scattati nei negozi pi� noti della citt� che portano il marchio Miraglia: via Leonardo da Vinci, via Ugo La Malfa, via Libert�, piazza Giulio Cesare. Da luglio erano ormai chiusi, dopo la dichiarazione di fallimento della Gmc, la societ� che gestiva i 14 punti vendita. In realt�, da mesi, gli immobili erano stati trasferiti ad altre societ�. Fino a giungere alla Immobiliare Monforte e la Immobiliare Arkimede, con sede in via Camperino, a Milano. Il gran regista delle operazioni era un�attivissima consulente di origine libanese.

              A febbraio, quando Lucio Miraglia e i figli Alfredo e Lorenzo erano stati arrestati con l�accusa di bancarotta fraudolenta, la grande opera delle dismissioni era gi� in corso. E i finanzieri, diretti dal colonnello Guido Geremia, avevano gi� radiografato una lunga serie di strani movimenti societari. La Gmc aveva ceduto gli immobili alla Malco, che ha come socio di maggioranza la Old City limited, con sede nelle Isole Vergini. Poi, la Malco si era trasformata in Immobiliare Monforte, portando dietro un�altra fetta consistente di beni. Ma non era l�ultima mossa. Alcune quote della Monforte sarebbero state cedute alla Imco holiday srl, che per il 98 per cento aveva i piedi ben piantati alle Isole Vergini.

              �Il sistema delle societ� scatole cinesi costituisce sin troppo spesso una strategia che viene costruita molto tempo prima�, spiega il colonnello Francesco Carofiglio, comandante provinciale della Guardia di finanza. �Sovente, vengono costituite societ� che per un certo periodo possono restare inattive. Fin qui niente di illecito. Ma non � lecito utilizzarle per trasferirvi le passivit� delle imprese. Tutto ci� costituisce un reato e una distorsione del sistema�. I solerti consulenti avevano consigliato al Gruppo Miraglia di avviare un�operazione di "spin-off", ovvero il trasferimento che un�impresa fa delle sue attivit� ad un�impresa di nuova costituzione, senza ricevere in contropartita denaro, ma quote o azioni. �Lo spin off non � di per s� illecito – dice ancora il colonnello Carofiglio – ma pu� diventarlo se l�insieme delle operazioni � fraudolento�.

              Cos�, il Gruppo Miraglia aveva progettato la chiusura e la fuga del patrimonio verso luoghi sicuri. � la tesi dei sostituti procuratori Alessandra Puglisi e Gaetano Guard�, nonch� del procuratore aggiunto Roberto Scarpinato. Gi� nell�indagine sul fallimento, gli inquirenti avevano scoperto che la "Maglieria Miraglia srl" era stata svuotata e trasferita in Romania, a un indirizzo inesistente. Attraverso questo meccanismo sarebbero scomparsi cinque milioni di euro. Per� quella volta, una dipendente "pentita" aveva collaborato con gli inquirenti raccontando di tutte le scritture contabili che le era stato ordinato di ridurre a strisce nella macchina distruggi-documenti.

              Questa volta, le indagini sono arrivate prima. I finanzieri hanno apposto i sigilli a un lungo elenco di beni. Alla Monforte facevano riferimento diciotto immobili: innanzitutto, tre appartamenti a piazza Don Bosco 8, via Sciuti 192 e viale delle Magnolie 32. Poi, quindici edifici commerciali, fra via Leonardo da Vinci 304-310, via Leonardo da Vinci 54/d-56/b, via Damiani Almeyda 42, corso Calatafimi 423-425, Piazza Cupari 1, nove immobili in piazza Giulio Cesare 33-38 e l�ultimo, in via Maurolico 18. Di pertinenza della Immobiliare Arkimede, risultano invece venti beni: sei appartamenti fra via Oreto 168-170 e via Oreto 172, e quattro in via Sant�Agostino 5. Poi, quattordici immobili commerciali: due in via Ugo la Malfa 64, tre in via Archimede 190, due in via Libert� 35, due in via Archimede 186, altrettanti in via Ricasoli 57, e tre in via del Bersagliere 17.