Palermo. Lavoro nero, cinque aziende sotto tiro

30/04/2003
        PALERMO
         
         
        Pagina II
         
         
        La Cgil denuncia 84 mila violazioni nella sola provincia di Palermo.
        Oltre il 60 per cento delle imprese controllate non è in regola
        Lavoro nero, 5 aziende sotto accusa

        "Buste paga con importi falsi, indagine per il reato di estorsione"
                Segnalazioni di addetti alle agenzie Snai e Strike: le società non rispettano il contratto
                Carabinieri impegnati sulle ditte con più di 30 dipendenti. Pronti i mandati di cattura


                GIUSEPPE MARINARO

                        Sono 84 mila i lavoratori della provincia di Palermo che non sono messi in regola. La denuncia è della Camera del lavoro che ha fornito lo spunto per un´indagine dei carabinieri tuttora in corso. Dai primi riscontri emerge che cinque grandi aziende, i cui nomi sono attualmente sotto segreto istruttorio, agirebbero fuori dalla legge sul diritto del lavoro e si sarebbero macchiate anche di reati quali l´estorsione e l´associazione a delinquere. A questo proposito sarebbero già pronti numerosi mandati di custodia cautelare. Denunciate anche le agenzie Snai e Strike. Oltre il 60 per cento delle aziende controllate nel Palermitano non è in regola.

                Ci sono «cinque grandi aziende palermitane» finite nel mirino del nucleo ispettivo dei carabinieri con le ipotesi di reato di «estorsione e di associazione a delinquere». Indagini che riguardano imprese con più di 30 dipendenti e che vanno avanti da due anni. Particolari rivelati dal maresciallo Marcello Pecoraro, nel bel mezzo di una iniziativa pubblica dedicata al sommerso e che porta la firma della Camera del lavoro. Top secret sui nomi delle società coinvolte, ma il militare assicura che il gip sta valutando le posizioni di alcuni imprenditori che avrebbero consegnato ai propri dipendenti buste paga con importi maggiori rispetto a quelli effettivamente corrisposti, «minacciando il licenziamento in caso di ribellione» e suggerendo di fare apparire come semplici incidenti domestici gli infortuni sul lavoro. Ma sotto i riflettori dell´Arma sono finiti anche i punti Snai di Palermo: contestata l´applicazione del contratto di collaborazione coordinata e continuativa a circa 300 dipendenti. «Abbiamo appurato – dice Pecoraro – che i dipendenti svolgevano regolare attività lavorando anche oltre otto ore al giorno. Per noi quel rapporto di collaborazione non è valido, ci sono tutti i presupposti per un rapporto di dipendenza. Noi abbiamo convertito i contratti, l´azienda però ha fatto ricorso».
                L´indagine dei carabinieri è partita dopo una denuncia della Filcams-Cgil che ha raccolto le segnalazioni di alcuni lavoratori delle agenzie Snai e Strike. «Abbiamo firmato un accordo nel 2000 per l´applicazione del contratto del terziario – dice il segretario della Filcams di Palermo, Monica Genovese – purtroppo le aziende non lo applicano». Secondo la sindacalista i dipendenti lavorano 10-12 ore al giorno con una retribuzione oraria di 2,45 euro e «senza diritti minimi, come ferie, malattia e maternità». In media un dipendente con contratto di collaborazione avrebbe guadagnato fra i 7.700 e i 9.300 euro in meno. «E chi si è rivolto a noi – ha aggiunto la sindacalista – è stato licenziato». Stessa sorte «riservata a 5 dipendenti della Comest», azienda che si occupa di metanizzazione, incalza Franco Tarantino della segreteria Cgil.
                Non è tutto. Su 380 aziende ispezionate nel corso del 2002 dal Nucleo carabinieri dell´Ispettorato del lavoro di Palermo, ben 101 utilizzano minorenni come forza lavoro. Spaccati di un fenomeno, quello del lavoro irregolare, dalle dimensioni sempre più pesanti, tali da suggerire al sindacato di attivare da oggi un numero verde (800115644) da utilizzare per denunciare anche in modo anonimo, illegalità e soprusi. È un fatto, del resto, che sono circa 84 mila, secondo i dati forniti dalla Camera del lavoro, i lavoratori «sommersi» nella provincia di Palermo, di cui 57 mila donne e 27 mila uomini. Nei primi tre mesi dell´anno, l´Inps ha controllato 416 imprese, 254 delle quali (61,05 per cento) sono risultate non in regola e fra queste 50 risultano totalmente sconosciute. Peggio fra gli autonomi. Su 461 lavoratori censiti, 324 sono risultati fuori legge (70,28 per cento) e ben 117 sconosciuti agli organi di controllo. L´istituto ha trovato fra le aziende controllate 565 lavoratori in nero con un evasione contributiva pari a 854 mila euro e un evasione totale di 2 milioni e 687 mila euro. È pari invece a un milione 380 mila euro quella riscontrata fra i lavoratori autonomi. Per il segretario della Camera del lavoro, Franco Cantafia, si tratta soprattutto di colpire la convenienza a ricorrere al sommerso. Eppure, accusa, «non si fa abbastanza: le misure di fuoriuscita dal lavoro nero si sono rivelate inefficaci se è vero che finora solo 7 imprese hanno deciso di avvalersi degli incentivi per la riemersione. Non esiste, insomma, un´azione repressiva adeguata. Come spiegare altrimenti che da tempo sono fermi cinque mandati di cattura nei confronti di chi ha persino venduto posti nelle graduatorie delle liste dei precari?».