Palermo. La Gesip sul piede di guerra

11/05/2004


MARTEDÌ, 11 MAGGIO 2004
 
Pagina II – Palermo
 
LA PROTESTA
 
Un migliaio di ex lsu ha "assediato" la ripartizione personale del Comune
 
Salari, buoni pasto e mansioni la Gesip sul piede di guerra
 
"La questione riguarda l´intera qualità della vita lavorativa dei dipendenti"
Una delegazione ricevuta dal prefetto che ha convocato un tavolo di trattative
      Buoni pasto, salari insufficienti e mansioni da adeguare: la Gesip torna sul piede di guerra, anzi della guerriglia. Ieri la protesta di un migliaio di ex lsu, oggi dipendenti fissi della società mista del Comune e di Italia Lavoro, è sfociata in rabbia incontrollata quando negli uffici della ripartizione del personale del Comune, in corso Vittorio Emanuele, non hanno trovato a riceverli l´assessore alle Società miste, Dario Falzone. A farne le spese è stato un cancello dell´assessorato, divelto a spallate da un drappello di irriducibili, che polizia e carabinieri ha poi ricondotto alla ragione. Il migliaio di ex precari, partito in mattinata dal Politeama, ha concluso la giornata di protesta in prefettura, dove una delegazione è stata ricevuta dal prefetto Giosuè Marino, che ha convocato per domani un tavolo di trattative al quale parteciperanno gli azionisti della Gesip, e non i suoi vertici gestionali. «Siamo soddisfatti dell´impegno del prefetto – dice Monica Genovese, della Filcams Cgil – ma manteniamo lo stato di agitazione. Speravamo di attivare da subito un confronto con l´azienda, riproveremo in occasione del tavolo prefettizio».
      La vertenza è aperta su questioni vecchie di mesi: la concessione del buono pasto, che secondo il sindacato spetta a tutti i lavoratori che svolgono attività per oltre otto ore al giorno, e l´adeguamento di stipendi e mansioni dei dipendenti, parte dei quali (gli addetti al rilascio dei pass delle zone blu) già il 27 aprile scorso incrociò le braccia, rivendicando un inquadramento al terzo livello del contratto nazionale di lavoro delle pulizie, avendo invece diritto al quinto livello. Questioni che «lasciano molto perplesso» l´amministratore delegato della Gesip, Massimo Felice Lombardi, secondo il quale «la società ha chiuso le trattative solo sul buono pasto, non contemplato dal contratto nazionale di lavoro, mentre su tutte le altre questioni ha dato il suo assenso alla trattativa. Ho l´impressione – dice Lombardi – che dietro lo sciopero ci sia una volontaria strumentalizzazione politica». «Il problema non è certo il buono pasto – ribattono Piero Lo Cicero, rappresentante Gesip della Cgil, e Gioacchino Tortorici, rappresentante Uil – perché la questione è complessiva e riguarda l´intera qualità della vita lavorativa dei dipendenti. Ci sono molte questioni da affrontare e i vertici della società non hanno mai mostrato apertura alle nostre richieste. E in ogni caso, sembra che gli organi amministrativi si siano dimenticati che la Gesip è prima di tutto una struttura sociale». La trattativa con i sindacati è stata interrotta il 28 aprile scorso. «La Gesip, nata con l´obiettivo di stabilizzare i lavoratori precari, è diventata solo un carrozzone clientelare al servizio dei potentati del Polo – dice il segretario regionale di Rifondazione comunista, Giusto Catania – il Comune è indifferente alle rivendicazioni degli scioperanti e, non essendo in grado di dargli alcuna prospettiva, si rifiuta perfino di incontrarli».
      L´assessore Falzone, che sederà in prefettura domani, si chiede anche «quali strumenti ha un azionista per risolvere una questione interna alla società. Per adesso – aggiunge – mi pongo il problema di una spa che deve essere privatizzata cercando risorse sul mercato, e prima di ogni cosa deve essere competitiva. E questo è un risultato che non si può raggiungere senza la collaborazione di tutti». «Il Comune ci ha abbandonato – replica Lo Cicero – la Gesip è un luogo dove ognuno fa quello che vuole e nessuno controlla».

      al. bo.