Palermo. Antica focacceria, la lettera del ricatto

17/03/2006
    venerd�, 17 marzo 2006

      Pagina IX – Palermo

      Trovata la richiesta di un pizzo di 50 mila euro.
      Il colonnello Tommasone ai commercianti: "Attenti, la mafia sa essere seducente"

      Antica focacceria, la lettera del ricatto

        Gli arrestati negano: "Conticello era disperato, volevamo aiutarlo"

          FRANCESCO VIVIANO

          �Ma quale estorsione: noi a Conticello volevamo dargli una mano perch� era disperato�. Rinchiusi nel carcere di Pagliarelli i quattro arrestati ieri per la tentata espropriazione della Focacceria San Francesco, non si sono avvalsi della facolt� di non rispondere. Tutti e quattro, Francolino Spadaro, Vito Seidita, Giovanni Di Salvo e Lorenzo D�Aleo, che da mesi avevano contattato il titolare della Focacceria, Vito Conticello convincendolo a pagare il pizzo e ad assumere un "operaio" della cosca che avrebbe garantito il commerciante da guai peggiori, hanno risposto alle domande del sostituto procuratore Lia Sava che con il collega Maurizio De Lucia e l�aggiunto Giuseppe Pignatone hanno coordinato l�inchiesta che ha svelato il tentativo della mafia di impadronirsi del locale. Naturalmente non hanno ammesso le responsabilit� che gli sono state addebitate. Tutti hanno negato e, soprattutto, "precisato" e "interpretato" a loro modo le ore ed ore di conversazioni telefoniche e ambientali intercettate dai carabinieri del comando provinciale di Palermo che per mesi hanno non soltanto registrato ma anche filmato le varie fasi dell�operazione mafiosa. E poi c�� una lettera, indirizzata a Vincenzo Conticelli e che non lascia dubbi: � una richiesta esplicita di 50 mila euro. Ed � una maglia della rete in cui in cui l�imprenditore stava per cadere. L�operazione della cosca � stata condotta in maniera molto soft. �Quasi seducente – dice il comandante Provinciale dei Carabinieri, Vittorio Tomasone – i metodi utilizzati dai quattro arrestati avevano quasi convinto Conticello ad accordarsi perch� in qualche modo riteneva forse di ricevere sostegno ed aiuto. In realt� quello � il caso pi� classico e pi� terribile di espropriazione dell�attivit� imprenditoriale. E se l�indagine non avesse svelato l�inquietante retroscena, probabilmente ci sarebbero riusciti�. �Quello che consigliamo ad imprenditori e commercianti – sostiene Tomasone – � quello di non cedere a certe "lusinghe", come quella di accordarsi pagando poco, perch� prima o poi le richieste aumenteranno e sar� difficile uscirsene fuori�.

          Quest�ultima vicenda di estorsione nei confronti della Focacceria San Francesco ha provocato gli interventi dei sindacati e delle associazioni di categoria. La Cgil chiede l�apertura di un tavolo con le associazioni degli imprenditori e con la Camera di Commercio, dove si � insediato il nuovo presidente Roberto Helg, sul tema della legalit� nei pubblici esercizi e nel commercio. �La vicenda della focacceria San Francesco conferma in pieno le nostre analisi ultime sulla infiltrazione della mafia nei pubblici esercizi e nel settore commerciale. La Filcams � gi� impegnata nella difesa dei 35 dipendenti del bar Bristol: anche la chiusura di questo bar fa il paio con la vicenda che ha coinvolto la focacceria San Francesco�, dice Monica Genovese, segretario della Filcams Cgil Palermo. �Per questo chiediamo – aggiunge – il coinvolgimento delle associazioni che rappresentano gli imprenditori e i commercianti e una presa di posizione comune con la Camera di commercio, che proprio sul tema della legalit� ha dichiarato di voler puntare con il suo sportello antiracket. Sindacati e associazioni devono costituire un tavolo per affrontare in maniera decisa e unitaria la questione delle infiltrazioni mafiose nei pubblici esercizi�.

            Anche la Confocommercio interviene sulla vicenda con una dichiarazione di Rosanna Montalto responsabile del progetto "Obiettivo Legalit�". �Alla richiesta di pizzo, purtroppo, non sfugge nessuno e si pu� combatterla solo con la denuncia. E attenzione al fatto che il pizzo porta con s� un altro cancro, quello dell�usura, nella cui rete cade il 25% dei commercianti siciliani, che significa oltre ventimila imprese. Tutto a danno della nostra economia e dello sviluppo della nostra Isola�. Per la Confocommercio �la mafia cerca con sempre maggiore violenza di inserirsi nelle imprese, soprattutto nelle imprese sane. Dobbiamo capire – ha aggiunto Rosanna Montalto – che cedere al ricatto non significa salvare la propria azienda, ma cederla alla mafia a costo zero�.