Palazzo Chigi teme l’offensiva dei centristi

18/07/2007
    mercoledì 18 luglio 2007

      Pagina 2 – Economia

        IL RETROSCENA

        Margherita, Udeur e Idv in fibrillazione: non vogliamo pagare noi i costi della riforma

          E ora Palazzo Chigi teme
          l’offensiva dei centristi

            Il Professore si sfoga al telefono: noi governiamo, se si va sotto tutti a casa

              CLAUDIO TITO

              ROMA – «Noi comunque andiamo avanti. Non è che si possa modificare un lavoro delicato come la riforma delle pensioni in questo modo. Se poi cadiamo, ce ne andiamo tutti a casa. Si torna a votare». Romano Prodi stringe gli occhi. Mentre parla al telefono con Emma Bonino il volto si tira. La decisione di «rimettere il mandato» da parte del ministro del Commercio estero lo ha mandato su tutte le furie. E persino quando l´esponente radicale ha provato a indorare la sua mossa («può esserti utile nella trattativa con Rifondazione»), ha quasi perso le staffe: «Utile? Ma che dici?».

              Per il Professore, infatti, la minaccia della Rosa nel pugno equivale ad un altro scossone per l´esecutivo. Una scelta che non agevola affatto la discussione in corso con la sinistra radicale. Con la quale ha trovato ieri un delicato equilibrio accettando l´ipotesi di trasformare lo scalone in quattro scalini: 58 anni l´età pensionabile per il prossimo anno, quota 95 nel 2010, quota 96 nel 2012 e infine quota 97. La paura di Palazzo Chigi, però, è che un affondo del genere non solo radicalizzi la posizione dei cosiddetti "dissidenti" del Prc e del Pdci ma apra la porta anche ai potenziali "oppositori" dell´area centrale dell´Unione. Di tutti quelli che nella Margherita, nell´Udeur e tra i dipietristi seguono con sospetto e dispetto il confronto sulla previdenza. Per questo, i due colloqui con la ministro sono stati piuttosto tesi. Nonostante il chiarimento finale intervenuto con una telefonata poco prima delle 21 di ieri sera.

              L´aut-aut della Rosa nel Pugno, infatti, può aprire un varco tra gli scontenti del centrosinistra. E il sospetto che tutto possa essere ricollegato alla prossima leadership del partito Democratico da parte di Walter Veltroni, è il corollario che accompagna tutti i ragionamenti del Professore. In effetti, sul capitolo previdenziale, nel partito di Rutelli sono emerse critiche aspre alla politica prodiana. È su quel terreno che si rimaterializza lo scontro tra riformisti e estrema sinistra. Tant´è che lo stesso vicepresidente del consiglio ieri ammetteva sconsolato con i suoi collaboratori: «Come non dare ragione a Emma? Come non avvertire che almeno dal punto di vista matematico i conti devono rimanere in ordine? Con lei ne abbiamo parlato, i suoi discorsi non sono in contrasto con i nostri». I suoi fedelissimi sono ancora più netti. «Quella di Emma – dice allora a chiare lettere il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta – è una sollecitazione forte affinché il governo assuma sulla riforma previdenziale una decisione in grado di rispettare il vincolo di non aumentare i costi complessivi del sistema previdenziale per poi concentrarsi sulle priorità che toccano la stragrande maggioranza degli italiani: la crescita economica e la modernizzazione del Paese». Un segnale inequivocabile. Anche se i margini operativi della Margherita sono più angusti rispetto a quelli dei Radicali e difficilmente arriverà agli estremi rimedi della Bonino, il malessere potrebbe comunque prendere corpo al Senato. Lo sguardo va a Roberto Manzione e Willer Bordon. E a Lamberto Dini il quale non nasconde che «quello del ministro è un vigoroso campanello d´allarme». E ripete minaccioso: «le coperture finanziarie dovranno essere effettive e non fittizie». Il suo voto insomma non è scontato. Ma soprattutto tra i Dl serpeggia un´altra preoccupazione: che la rimodulazione dello scalone venga votata in Parlamento insieme alla prossima Finanziaria che potrebbe essere segnata da una serie di tagli pesantissimi. Senza nuove tasse ma anche senza il rilancio sperato.

              Una linea, appunto, che mette in allarme sia Prodi, sia la sinistra radicale. Soprattutto nel Prc il pericolo-dissidenti è diventato più impellente. Il rischio che i senatori in rotta con Giordano e Diliberto votino contro la riforma delle pensioni e contro il Dpef è ben presente a tutti. Per questo il Professore non vuole cedere sulla sua linea. «Io vado dritto per la mia strada. Non debbo essere io a evitare gli incidenti – ha ripetuto senza celare una certa inquietudine nei confronti degli alleati -. Soprattutto non posso evitare gli incidenti che sono provocati da altri. Il nostro compito è governare cercando di fare il bene del Paese. Se non va bene, basta che ce lo dicano. Andiamo sotto in Parlamento e poi tutti a casa».