Palazzo Chigi apre il tavolo con le parti sociali

25/10/2002



          25 ottobre 2002

          ITALIA-POLITICA


          Palazzo Chigi apre il tavolo con le parti sociali

          Vertice il 29 – Pezzotta: «Niente imboscate se concordiamo gli emendamenti» – Su Fiat e Sud convergenze con la Cgil


          (DAL NOSTRO INVIATO)
          NAPOLI – Il Governo ha convocato per martedì pomeriggio della prossima settimana i rappresentanti delle forze sociali per decidere con loro «eventuali modifiche» della Finanziaria. L’annuncio è venuto ieri mattina dal viceministro dell’Economia Mario Baldassarri alla conferenza nazionale del Mezzogiorno della Cisl che ha risposto così alle pressanti richieste in tal senso venute da questa confederazione. Un annuncio apprezzato dai vertici della Cisl, che non hanno però abbassato la guardia. A metà novembre, ha annunciato il segretario generale Savino Pezzotta, terremo «un’assemblea nazionale dei quadri e verificheremo eventuali distonie tra la manovra economica e il Patto per l’Italia e su queste basi decideremo eventuali mobilitazioni, regionali o nazionali». Baldassarri ce l’ha messa tutta ieri mattina per convincere delle buone intenzione del Governo. In particolare il viceministro ha spiegato, con dovizia di particolari, da un lato che le quantità di risorse messe in campo per il Mezzogiorno rappresenta un record negli ultimi quarant’anni di storia repubblicana, dall’altro che l’invenzione del Fondo unico serviva non a drenare risorse, ma al contrario ad assicurare continuo alimento agli strumenti di politica economica che dimostrano di essere più efficaci. In più Baldassarri ha polemizzato con Enrico Letta, esponente della Margherita, ricordando che l’opposizione aveva annunciato una Finanziaria ombra, che invece non si è più vista. Una polemica rinviata però al mittente da Letta, secondo il quale non può venire una controfinanziaria dal momento che questa dovrebbe incastrarsi in un manovra economica più complessiva. «Ma noi non condividiamo l’insieme delle decisioni della maggioranza, dalla quale sono venuti – ha detto – solo colpi di mano, che hanno fatto perdere tempo prezioso». Pezzotta è stato meno drastico, ma ugualmente tagliente. Ha rinnovato la richiesta di concertazione e ha rinviato qualsiasi commento alle decisioni del Governo al momento in cui queste verranno rese note. «La convocazione per martedì – ha commentato – è una notizia che ci interessa, perché dà corso alle nostre richieste, valuteremo le eventuali modifiche alla Finanziaria sulla base delle nostre esigenze». Ma la parte forte del suo discorso l’ha riservata alla Cgil e alle offerte di rinnovata unità venute, sia pure indirettamente, dalla Cgil in questi ultimi giorni. Pezzotta ha detto di non essere indifferente a questi appelli, ma di rendersi conto anche delle difficoltà a procedere assieme. Riescono a capirsi, ha notato, Cisl e Uil, due organizzazioni pure così diverse per cultura e storia, non ci si riesce con altre organizzazioni. Per la Cgil, ha sottolineato, è più facile dialogare con i no global che con la Cisl e questo è sicuramente un problema. Dietro tutto ciò, ha detto, «non c’è un bipolarismo sindacale, che ho sempre negato, ma un diverso modo di intendere l’azione del sindacato». Pesa il diverso rapporto con la politica. Io, ha detto ancora Pezzotta, sono schierato solo con i lavoratori e con i pensionati, e le stesse forze politiche dovrebbero chiedersi se a loro interessa davvero di più avere un sindacato amico o invece non un sindacato autonomo. Di qui l’invito perché almeno i segretari generali confederali si incontrino per trovare convergenze sui fatti più urgenti, Fiat e Mezzogiorno, senza chiedere abiure a nessuno. «Ricominciamo a parlarci per aprire nuove strade», ha detto Pezzotta. Gli ha risposto a stretto giro il segretario confederale Cgil Giampiero Casadio rinnovando l’invito fatto a Cisl e Uil per attuare assieme «azioni di lotta forti ed efficaci che facciano cambiare radicalmente le scelte di politica economica». Difficile dire se dietro c’è un invito a entrare nel merito dei problemi o invece una riduzione dell’azione comune ai soli scioperi di protesta.
          Massimo Mascini