Pai firma l’acquisto Coin

25/03/2005
    venerdì 25 marzo 2005

    sezione: FINANZA E MERCATI – pagina 33

    Pai firma l’acquisto Coin
    Alla famiglia il 45 per cento

      CLAUDIO PASQUALETTO

      VENEZIA • La partita su Coin, salvo improbabili sorprese dell’ultimissima ora, si chiude oggi. Fino all’ultimo si è lavorato agli aggiustamenti dell’accordo con il Fondo Pai, assistito da Credit Suisse, che da settimane era rimasto ormai l’unico interlocutore della famiglia Coin (assistita dal Banco popolare Verona Novara) e degli advisor JP Morgan e Vitale & associati.

      L’architettura dell’intesa vedrà Pai costituire una newco che acquisirà l’intera quota detenuta da Finanziaria Coin nel gruppo Coin spa, pari al 62,9%. Nella newco entrerà da subito anche la famiglia Coin con una quota del 45%.

      Sarà la nuova società a lanciare poi l’Opa obbligatoria sulla totalità del capitale sociale del gruppo quotato in Borsa Nulla è trapelato sul valore della transazione, anche se potrebbe risultare appiattita sulla quotazione e non discostarsi molto dai 2,6 euro per azione. Sul prezzo finale ha pesato non poco un andamento negativo delle vendite anche nel periodo natalizio, con una inversione di tendenza solo durante i saldi. Il risultato ante imposte sarà negativo anche nel 2004, pur se in buon miglioramento rispetto all’anno precedente.

      L’accordo sembra premiare la tenacia con cui la famiglia ha difeso l’azienda, nella quale non ha mai nascosto di avere intenzione di tornare con un ruolo di controllo. Oltre al prezzo, infatti, i Coin avevano indicato fin dall’inizio come criteri chiave per valutare le offerte il business plan e le regole di corporate governance.

      Saranno Marta e Piero Coin, figli rispettivamente dei fratelli Piergiorgio e Vittorio, a seguire lo sviluppo di questa nuova stagione del gruppo, così come erano stati i protagonisti dell’intesa che aveva posto fine alla lunga diatriba familiare. A segnare pesantemente il gruppo, però, più che la " guerra" interna era stata una gestione poco felice dei primi anni 2000 che non aveva colto i segnali di rallentamento e cambiamento del mercato ed aveva invece puntato su una operazione di internazionalizzazione rivelatasi ampiamente fallimentare.

      L’avventura in Germania, con l’acquisto e la successiva rivendita obbligata del centinaio di negozi della catena Kaufhalle, si calcola sia costata complessivamente all’azienda veneziana una perdita netta di circa 500 milioni.

        La famiglia Coin, dopo avere chiamato al ruolo di ad Fernanda Pelati, si era detta disponibile a fare un passo indietro per salvare il gruppo ma ha sempre confermato di voler giocare la partita in prima persona, non esitando ora ad offrire in garanzia il patrimonio privato e gli immobili.