Pagliarini, la Thatcher e le deleghe a vita

19/10/2005

      Lunedì 17 ottobre 2005

    Pagina 5

    Diario sindacale
    a cura di Enrico Marro

      Pagliarini, la Thatcher e le deleghe a vita

        Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti , ha spaventato i sindacati dicendo che la liberalizzazione dei servizi prevista dalla direttiva Bolkestein andrebbe estesa anche a loro, cioè ai patronati e ai centri di assistenza fiscale, molti dei quali sono appunto gestiti da Cgil, Cisl, Uil e dalle sigle autonome. Ma se il governo volesse davvero mettere in difficoltà il sindacato potrebbe, forte della sua ampia maggioranza in Parlamento, mandare avanti due disegni di legge, da anni in discussione alla commissione Lavoro della Camera. Il primo, numero 1900, è stato presentato alla fine del 2001 da Piergiorgio Martinelli (gruppo Misto) e Giovanni Didonè (Lega) e il secondo, numero 4116, nel giugno del 2003, dall’ex ministro leghista Giancarlo Pagliarini e ancora da Didonè. Entrambi i disegni di legge, chiaramente ispirati dalla crociata di Margaret Thatcher contro le Trade Union, vietano ogni forma di trattenuta sindacale. Sul punto si svolse, il 5 aprile del ’95, un referendum che abrogò alcune norme dello Statuto dei lavori che autorizzavano le aziende a trattenere sui salari i contributi sindacali. Ma il risultato fu aggirato trasferendo nei contratti di lavoro le norme di legge cancellate. La proposta Pagliarini contiene invece l’articolo 24, micidiale per i sindacati: «A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge è vietata ogni forma di trattenuta sindacale, anche se derivante da contratto di lavoro. Il pagamento delle quote associative ai sindacati, da parte del lavoratore dipendente o autonomo, avviene attraverso diretto versamento volontario». È chiaro che non ci sarebbe più spazio per le cosiddette deleghe a vita: il lavoratore si iscrive al sindacato e versa il contributo per sempre a meno che non dia esplicita disdetta formale. Infine il divieto di riscossione viene esteso all’Inps e all’Inail per i contributi sindacati versati dagli assistiti sulle prestazioni (sempre dietro delega). Impossibile, per esempio, il classico caso del pensionato che sottoscrive una pratica al patronato e si ritrova iscritto al sindacato, anche qui a vita. Lo stesso disegno di legge prevede l’obbligo per le confederazioni di redigere il bilancio consolidato, includendo i bilanci dei patronati, dei centri di assistenza fiscale e degli altri enti e imprese controllati. La Commissione lavoro si è occupata l’ultima volta della questione il 22 giugno. Poi, più nulla. Del resto, al di là dei propositi di Tremonti, anche nella maggioranza, pochi sono disposti a uno scontro frontale col sindacato.

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          Gianni Rinaldini , leader della Fiom e della sinistra sindacale, è un fautore del referendum tra i lavoratori su piattaforme e contratti. Ma questa volta è stato scavalcato a sinistra nella stessa Fiom. Al punto che si è trovato a dire di no alla richiesta di Augustin Breda di un referendum sulla decisione di trattare con la Federmeccanica anche i temi della flessibilità.

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            La Corte dei conti ha bocciato il nuovo contratto dei 130 mila medici e veterinari del sistema sanitario chiedendo al governo chiarimenti sulla copertura economica del rinnovo. Normale che il sindacato si arrabbi. Molto meno che il segretario dei medici Uil, Armando Masucci , arrivi a minacciare «forme di lotta sindacale molto pericolose. Ai gravi disagi per i cittadini – ha dichiarato in una nota – si aggiunge il particolare momento di epidemia influenzale, col rischio della pandemia aviaria. Non oso immaginare un disimpegno, anche solo emozionale, dei nostri medici e veterinari». Alla faccia del giuramento di Ippocrate!