«Pagano sempre i lavoratori». Il no più duro da Cgil e Regioni

26/05/2010

«La manovra è iniqua e va cambiata in Parlamento». Alla bocciatura secca del leader Cgil Guglielmo Epifani si aggiunge quella del presidente della Conferenza delle Regioni, il governatore dell’Emilia-Romagna Vasco Errani: «Insostenibile – dice – Chiedere a tutti uno sforzo è un conto, ma dalle Regioni si vogliono ottenere oltre 10 miliardi in due anni. Non mi pare una situazione equilibrata. E soprattutto, uno sforzo in quale direzione?Non si capisce quale sia il quadro di riferimento, quali siano le scelte del governo dal punto di vista sociale: stiamo parlando delle ricadute sui servizi ai cittadini. Serve chiarezza per una manovra che non sia recessiva». Senza Berlusconi ma con Gianni Letta, Giulio Tremonti incontra enti locali e regioni, poi le parti sociali, imprese e sindacati, a tutti illustra il piano anti-deficit da 24 miliardima solo a grandi linee: sorvola sui capitoli di spesa, non entra nel merito dei tagli, risponde evasivo a domande precise, e non distribuisce alcun documento. Per far passare la mannaia come necessaria tira in ballo Aristotele: «primum vivere, deinde philosophari ». Come non si stesse parlando di salari, pensioni, buonuscite (che per i pubblici rischiano di venire scaglionate in tre anni), sanità: di vita, appunto. Incassa comunque, come prevedibile visti gli incontri separati dei giorni scorsi, il sì condizionato di Cisl, Uil e Confindustria. Ed è in polemica con questo atteggiamento «separatista», e con un ministro che parla senza spiegare, che Epifani durante l’incontro col governo non prende la parola. Duro il suo commento: «Il grosso dei sacrifici lo si chiede sempre ai lavoratori, pubblici e privati – dice – non c’è nessuna misura di sostegno a occupazione e investimenti. Non c’è equità. La mia critica non è all’esigenza della manovra, ma a come viene proposta». Sarcastico il ministro Sacconi: «Il no di Epifani? Mi sarei stupito del contrario ». La Cgil risponderà oggi, quando è prevista un’uscita pubblica congiunta di Epifani, Rossana Dettori e Mimmo Pantaleo, ovvero i segretari delle categorie più colpite, pubblico e scuola- conoscenza. Sacconi peraltro conferma l’apertura di Cisl e Uil, che «hanno dato ampia disponibilità ad un consenso». STANGATA SULLE REGIONI Ammonta a oltre 13 miliardi il taglio previsto nel biennio sui fondi a Regioni (che contribuirebbero con circa 10 miliardi), province e comuni. Per Sergio Chiamparino, presidente dell’Anci, i Comuni sono «pronti a fare la propria parte come sempre», ma «a tre condizioni: che ci venga data una boccata di ossigeno sul 2010; che venga rimodulato il Patto di stabilità per il 2011e il 2012; e che siano mantenuti i tempi stabiliti per i decreti attuativi del federalismo fiscale». Domani le Regioni si riuniranno per valutare il documento,ma è chiaro fin d’ora che a loro viene chiesto il contributo più pesante. «La più grande opera di macelleria sociale – dice Nichi Vendola, presidente Puglia e portavoce di Sinistra e libertà – Un segnale drammatico. Ma come si può proporre ad un lavoratore dipendente o a un pensionato un sacrificio, anche di un solo euro, se prima non si spiega come cambiare questa logica perversa della finanziarizzazione, se non si pone fine all’allegra finanza degli speculatori che hanno prodotto questo disastro? Altro che mani in tasca agli italiani: ci mettono direttamente le dita negli occhi». Cauto ma non negativo ilcommento di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che condiziona il suo via libera a rilancio della produttività, lotta all’evasione e tagli ai costi della politica. Atteggiamento analogo da parte di Bonanni: «Ai tagli devono corrispondere sacrifici da parte di chi ha di più. E bisogna inserire elementi di riforma fiscale mentre sul pubblico impiego e la scuola si devono dare risposte ai precari, i vuoti organici vanno coperti». Decisa apertura anche da parte di Luigi Angeletti, leader Uil: «Non siamo entusiasti ma sappiamo che dobbiamo tagliare la spesa». Anche il mancato rinnovo dei contratti pubblici, aggiunge, sarebbe «accettabile» se si confermasse la riduzione delle retribuzioni per i dirigenti.