Padova, il rilancio parte dalla modifica dei contratti

22/03/2005
      Nord Est
    venerdì 18 marzo 2005

    sezione: INCHIESTA NORD EST – pagina 2

    Padova, il rilancio parte dalla modifica dei contratti

      NICOLETTA CANAZZA

        Nella ricerca di strategie per rilanciare il comparto termale euganeo, gli operatori di quella che è la prima realtà in regione invocano più competitività e chiedono ai sindacati di rivedere contratti e integrativi degli addetti. Il primo passo è stato, a inizio stagione, la disdetta dal 2005 dei contratti collettivi territoriali per i nuovi rapporti di lavoro, fatti salvi i diritti acquisiti per gli attuali lavoratori, degli alberghi aderenti a Unindustria. Una questione, quella dei contratti, sollevata anche dall’Associazione albergatori.

        «Si tratta di una normativa degli anni ‘ 70 — spiega Giuseppe Stoppato, vicepresidente della Sezione terme e turismo di Unindustria Padova — e riteniamo si possano ridiscutere istituti e meccanismi ormai slegati dall’esigenza del mercato. Uno di questi è quello della sospensione, strumento applicato solo in questo comprensorio e ormai obsoleto: era stato pensato per garantire datori di lavoro e dipendenti, ma quando il settore era in piena crescita » .

        La norma, valida per tutti i titolari di contratto a tempo indeterminato, di qualunque comparto purché riferiti all’area termale euganea, prevede che venga garantito al dipendente, oltre al posto, anche un certo numero di mesi retribuiti a prescindere dall’attività effettiva dell’azienda. « Il problema è la competitività — continua Stoppato — e per il rilancio bisogna agire su flessibilità e razionalizzazione dei costi, sugli investimenti e sull’allargamento dell’offerta. Le norme in vigore sono una griglia rigida. Si può prevedere, invece, un compenso per la disponibilità del lavoratore, ma con modalità precise » .

        Se la materia del lavoro è stata largamente disciplinata, manca invece standard che tengano conto dei nuovi segmenti di offerta. Le normative in vigore sono quella nazionale ( 323/ 2000) di riordino del sistema termale ( non ancora recepita in chiave regionale), la Lr 40/ 89 che disciplina ricerca, coltivazione e utilizzo delle acque minerali e termali, e la Lr 21/ 02, che norma la figura professionale dell’operatore di assistenza termale. La Lr 33/ 02 ( legge quadro regionale sul turismo), invece, prevedeva ma non ha mai definito gli standard di qualità. Le Camere di commercio, quindi, si muovono in autonomia sui marchi, mentre i Comuni puntano alla registrazione Emas ( Environmental management and audit scheme).

          Considerato comunque un settore ricco, quello termale fa i conti con la carenza di incentivi o finanziamenti specifici a livello regionale e comunitario. «Sebbene la Ue non preveda fondi per il termalismo — sottolinea Gianlorenzo Martini, direttore dell’ufficio della Regione a Bruxelles — gli imprenditori potrebbero però sfruttare le opportunità legate ad altri comparti presentando progetti articolati e interdisciplinari» .