Padova. Il Comune vende le sue farmacie

24/07/2002

Padova, mercoledì 24 luglio 2002, S. Cristina
PADOVA

            Il Comune vende le sue farmacie
            Dalla dismissione la giunta
            vuole introitare 20 miliardi
            Tra le cessioni anche le quote in Save e in Interporto

            Almeno l’equivalente di 20 miliardi di lire. Questo l’importo che la giunta pensa di introitare dalla dismissione delle sei farmacie comunali. Quello delle apoteche municipali è il «piatto forte» del pacchetto da 80 miliardi che l’esecutivo, su proposta del vicesindaco Ermanno Ancona, ha licenziato ieri e che sarà sottoposto al vaglio della commissione consiliare.
            Le sei farmacie municipali (Ciamician di via Monte Ceva, Pace di via Berchet, Palestro di via Palestro, San Bellino di via Bramante, San Lorenzo di via Petrella, Santa Rita di via Paruta) hanno realizzato nel 2001 un fatturato di 13 miliardi di lire (ne erano preventivati 14,5 nel bilancio 2000, con un utile di poco di un miliardo, derivante per lo più dalla vendita di para-medicinali.
            Ma alla fine del 2002 l’utile potrebbe ulteriormente calare sull’onda della riduzione del consumo dei farmaci determinato dalla reintroduzione dei ticket. Questa considerazione ha indotto l’amministrazione a scegliere convintamente la strada della dismissione. Un obiettivo che la giunta aveva indicato nel bilancio di previsione 2002-2004.
            «Se un tempo aveva un senso che il Comune gestisse in proprio alcune farmacie – puntualizza il vicesindaco Ancona – questa scelte ovviamente perde di significato oggi che si è imboccata convintamente la strada della liberalizzazione. Naturalmente cercheremo di garantire la prelazione ai farmacisti che intendano diventare imprenditori e assumere la guida dell’esercizio». «Dovremo ricollocare – aggiunge l’assessore al Personale Ezio Salvetti – una trentina tra commessi e magazzinieri».
            Nell’elenco delle partecipazioni di cui il Comune intende liberarsi, pur senza uscire completamente dagli enti, figurano anche quelle di Save e Interporto. Quanto alla Fiera, saranno i tempi del processo di privatizzazione a stabilire l’entità delle quote che Palazzo Moroni potrà cedere. Tra le aree da alienare sono comprese quelle di via Piovese, di via Rismondo (gli immobili saranno acquisiti dall’Aps) e di corso Australia.
            Ma dove finiranno i quattrini incassati attraverso alienazioni e dismissioni? «I 12 miliardi che erano stati destinati all’acquisizione della caserma dei Vigili urbani – puntualizza Salvetti – saranno devoluti all’intervento di riqualificazione dell’ex-Tribunale di via Altinate. Con i nuovi finanziamenti potremo costruire l’asilo nido della Paltana, una scuola a Torre, le opere complementari del metrobus e la strada alternativa a via Guizza. E ancora l’asse Camerini-Guicciardini all’Arcella e l’asse via del Plebiscito-via Grassi».
            Nella lista delle opere che Palazzo Moroni pensa di finanziare compaiono la nuova sede della Polizia Municipale, per la quale sembra aver ripreso quota l’area del parcheggio ex-Canova di via Sarpi, e il viadotto che dovrà collegare corso Argentina con la nuova statale del Santo.
            Senza dimenticare gli interventi sulle piazze di quartiere (in primis piazza Barbato a Ponte di Brenta, piazza Firenze, piazza Azzurri d’Italia e Largo Debussy a San Carlo), alle quali sta lavorando l’assessore all’Arredo urbano Rocco Bordin, la sistemazione di palazzo Zuckermann in corso Garibaldi, oltre ai lavori di riqualificazione dell’area, all’ammezzato di Palazzo Moroni, che era occupata dai Servizi informatici telematici e dove dovrebbero essere allocati dei locali a disposizione dei gruppi di maggioranza.

            (Claudio Baccarin)