Padova. Chiude il Michelangelo, 40 dipendenti a rischio

04/05/2007
    venerdì 4 aprile 2007

    Pagina 35 – Provincia

      Nel grande stabilimento di Monteortone è stato proclamato ieri lo stato di agitazione

      Chiude il Michelangelo, 40 dipendenti a rischio

      Hanno saputo a sorpresa dai clienti dell’hotel che domenica sarà l’ultimo giorno di lavoro

        I GESTORI. Parlano di ristrutturazione che durerà alcuni mesi Ma non è stato avviato l’iter della sospensione

          IRENE ZAINO

          TEOLO. Si fa sempre più nero il futuro del bacino termale. In piena stagione turistica, l’hotel Michelangelo di via San Daniele 8 a Monteortone da domenica chiuderà i battenti. Ufficialmente fino a settembre, per riqualificare con nuove piscine e un centro benessere la mega struttura da 120 camere che sorge nel territorio comunale di Teolo, ma proprio ai confini con la città termale. Questa la «versione» fornita a parole dai rappresentanti della società che gestisce l’immobile di proprietà della famiglia Giuliani.

            Ma quanto sostenuto dalla «Mg» sas di Massimo, Cosimo e Gianpiero Di Maglie, non ha per nulla convinto i 40 dipendenti dell’albergo e le organizzazioni sindacali. Che da ieri hanno proclamato lo stato di agitazione sotto forma di assemblea permanente (così da garantire il servizio ai 20 ospiti rimasti). Una doccia fredda per il personale, già costretto a fare i salti mortali con il salario da alcuni mesi. In realtà, infatti, è da qualche tempo che il Michelangelo starebbe navigando in cattive acque, nonostante una buona gestione durata circa 13 anni.

            L’ultima busta paga percepita per intero dai lavoratori risale allo scorso novembre. Da allora lo stipendio si è trasformato in anticipi mai saldati, fino allo zero assoluto di aprile. Ma a far «crollare» sempre di più le speranze che si tratti solo di una pausa per ristrutturare, è il fatto che nel frattempo i titolari dell’hotel non abbiano ancora avviato le procedure previste per la messa in sospensione. Tant’è che la notizia dell’imminente chiusura, sarebbe arrivata ai lavoratori direttamente dagli clienti presenti in albergo, alcuni dei quali dirottati in altre strutture della zona.

            Secondo i sindacati, inoltre, non si troverebbe neppure traccia di licenze e permessi che, in caso di ristrutturazione, dovrebbero già essere stati presentati. Fondati, dunque, tutti i dubbi sulla concreta volontà di riaprire lo stabilimento entro fine anno. Si dicono «fortemente preoccupati» per una «situazione poco chiara», i rappresentanti sindacali. «I dipendenti non sanno neanche a che titolo rimangono a casa e non c’è alcuna certezza sugli stipendi arretrati, sui tempi di riapertura, né sulla nuova compagine sociale che potrebbe subentrare – ha spiegato Renata Mazzacco (Fisascat-Cisl) – Non rimane che esprimere amarezza e rabbia per la condizione cui sono costretti i lavoratori termali che non possono godere di ammortizzatori sociali, né di meccanismi di sostegno al reddito certi».

            «Il personale si sente isolato perché l’azienda non ha fornito alcuna certezza – ha sottolineato Hamid Reza Khakpour (Filcams-Cgil) – Ci sono state scelte poco chiare anche lo scorso inverno, come quella di tener aperto senza alcun preavviso a turisti e clienti abituali». Per Ivana Veronese e Donatella Pasinato (Uiltucs-Uil) dunque «Siamo ancora di fronte ad episodi di cattiva gestione. Sul futuro dell’albergo siamo preoccupati perché non esiste un vero piano di rilancio, né l’azienda ha applicato le procedure per la messa in sospensione del personale».