Padoa-Schioppa: pronti i soldi

26/06/2007
    martedì 26 giugno 2007

      Pagina 2 – Politica

      Padoa-Schioppa: pronti i soldi

        Il ministro del Tesoro: «Non mi farò ingabbiare da Bruxelles». Ma il risanamento continua

          di Bianca Di Giovanni/ Roma

          SVOLTA «Non mi farò mettere la camicia di forza da Bruxelles». Con queste parole Tommaso Padoa-Schioppa ha segnato una vera svolta nella maggioranza. Dal vertice di ieri tra governo e capigruppo del centrosinistra escono tutti soddisfatti. Eppure alcuni di loro erano entrati parecchio arrabbiati, chi a chiedere più welfare, chi meno tasse. Il titolare del Tesoro ha messo sul tavolo 6 miliardi per finanziare subito ammortizzatori, pensioni basse, infrastrutture e spese dei ministeri. Così, nel giro di poche ore si sciolgono le tensioni nella coalizione di governo. Romano Prodi parla subito di «passi importanti» anche se prima di cantare vittoria bisognerà «chiudere tutto il pacchetto». Cioè Dpef, welfare e pensioni. Non è poco. Ma l’importante stavolta è che la gerarchia delle iniziative è cambiata: la solidarietà sta prima del risanamento. È questo che dà il segno della svolta. Quanto alle tasse, si parlerà solo di abbassarle («mica sono suicida», ha detto Prodi ).

          Contemporaneamente si apre una nuova partita con Bruxelles. Il deficit di quest’anno sarà al 2,5% (e non al 2,3% indicato nella Relazione unificata , né tanto meno al 2,1% a cui sarebbe sceso se tutto l’extragettito fosse andato a risanamento). Tradotto: il ministro allenta la corda perché il Paese ne ha bisogno. In ogni caso il risanamento-lampo c’è: a testimoniarlo sia l’andamento delle entrate, sia l’avanzo primario ricostituito. Tanto che in serata Padoa-Schioppa assicura: nel 2008 non ci sarà bisogno di una manovra correttiva per raggiungere l’obiettivo di deficit del 2,1% sul Pil (quasi mezzo punto in meno, come concordato). L’andamento delle entrate, trascinato dalla ripresa, fa ben sperare. Nessuna correzione, ma qualsiasi intervento nuovo dovrà trovare una copertura ad hoc. E subito spunta la lista dei provvedimenti da accelerare. Ici in prima fila da finanziare con le nuove aliquote sulle rendite finanziarie al 20%.

          Le maglie più larghe fanno subito sperare che si sia a un passo dall’intesa complessiva su Dpef e «scalone» pensionistico. In realtà manca ancora qualche passaggio, perché su un altro punto il ministro è stato chiaro: non è affatto detto che il miliardo necessario per passare dai 60 anni di anzianità ai 58 sia reperito dalle maggiori entrate. Anzi, bisogna individuare risparmi di spesa all’interno del sistema. Ma quella partita è affidata tutta al confronto tra governo e parti sociali. Si apsettano importanti novità entro dopodomani, giorno fissato per il varo del Dpef. Oggi non si esclude uno slittamento di qualche giorno. Insieme al documento, arriverà anche un disegno di legge che distribuirà le risorse dell’extragettito. Non si tratterà di un decreto perché in quel caso sorgerebbero problemi sui tempi per la sua conversione. Lo scenario su questo è ancora fluido. È possibile che un decreto di fine estate distribuisca le risorse per le pensioni minime, mentre quelle necessarie allo scalone dovrebbero andare in Finanziaria, anche se questa prospettiva preoccupa i sindacati che chiedono impegni chiari subito.

          A cosa serviranno i 6 miliardi? Della «torta» 2,5 sono già distribuiti dal «pacchetto» Damiano su pensioni basse (1,3 miliardi), misure per i giovani (600 milioni) e produttività (600 milioni). Gli ulteriori tre miliardi saranno destinati a rifinanziare le infrastrutture (Anas e Ferrovie), le maggiori spese dei ministeri rispetto agli obiettivi fissati in Finanziaria, la sicurezza, le maggiori risorse per il pubblico impiego. Le cifre sono ancora «ballerine» e non si esclude che almeno in parte i miliardi in più possano aiutare la rimodulazione dello scalone. Tutto si giocherà in queste ore, nelle riunioni informali che precederanno il varo del Dpef. Se le cifre del documento (su cui la maggioranza ha chiesto una nuova riunione) sono ancora nell’ombra, il ministro ha però chiara la confezione: avrà circa trenta pagine, con una premessa sull’economia internazionale e tre capitoli (crescita sostenibile, equità sociale e sostenibilità finanziaria).