Padoa-Schioppa non recede: «Ora tocca alle pensioni»

23/05/2007
    24 maggio 2007 – ANNO XLV – N.21

    Pagina 54/55 – Attualità: Il nostro tempo

    Padoa-Schioppa non recede:
    «Ora tocca alle pensioni»

    Anticipazioni – Il rapporto Ocse appena comnsegnato al governo: bene il risanamento, ma la cura è lunga. «Non dilapidate il tesoretto, andate avanti sulle liberalizzazioni, applicate subito la riforma Maroni sulla previdenza».

      di Daniele Martini

        Avevamo la polmonite e siamo guariti” ha annunciato con enfasi Romano Prodi, usando la metafora sanitaria per parlare dello stato dell’economia e dei conti pubblici. L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sostiene che il premier italiano dice una mezza verità. Nel voluminoso rapporto sull’Italia (150 pagine), trasmesso al ministero dell’Economia e di cui Panorama è entrato in possesso, l’autorevole organizzazione economica internazionale certifica un netto miglioramento rispetto a qualche tempo fa (”è in atto una ripresa e vi sono segni di un miglioramento fondamentale”), ma avverte che, nonostante i benefici effetti del “periodo ciclico europeo favorevole” e della cura adottata, la malattia non è debellata: “Le prospettive a medio termine restano impegnative”.

          Il debito pubblico “minaccia la sostenibilità fiscale e l’invecchiamento della popolazione si profila grave”, mentre “la crescita della produttività dei fattori totali ristagna dall’inizio del decennio”.

          Per evitare ricadute che, come l’esperienza insegna, possono essere peggiori del male, non solo è necessario non mollare la presa, ma è opportuno aumentare la terapia e calibrarla meglio. In altre parole, senza quelle riforme intorno alle quali i vari governi girano inutilmente da più di un decennio l’Italia rischia grosso.

          Avverte l’Ocse: senza le misure necessarie “per ristabilire il dinamismo economico”, gli italiani potrebbero avere “un tenore di vita peggiore rispetto a quello di altri paesi” perché “è troppo presto per dire che l’economia abbia veramente voltato pagina”.

          Per la politica economica del governo, insomma, il bello comincia proprio ora. Finora l’emergenza finanziaria ha funzionato come un collante capace di evitare irreparabili rotture all’interno della maggioranza tra le componenti radicali e quelle riformiste e fra queste ultime e i sindacati. Ora, invece, grazie alla congiuntura economica favorevole e al miglioramento del bilancio, si apre una stagione nuova, quella delle scelte e delle sfide. Una fase paradossalmente più rischiosa per la coalizione di quella precedente.

          Per consolidare la ripresa il governo deve fare i conti con quelle misure che l’Ocse e pure le altre organizzazioni economiche internazionali ritengono necessarie, dalla riforma delle pensioni all’accelerazione del timido processo di liberalizzazioni, senza tralasciare la necessità di un chiarimento sulla destinazione del surplus fiscale. Tutti temi che per la maggioranza appaiono come i fili dell’alta tensione: chi li tocca senza precauzioni muore.

          Per le pensioni, in particolare, l’Ocse prescrive una ricetta drastica, destinata a un’accoglienza diversa all’interno del governo tra l’ala rigorista che fa capo al ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, orientata verso un intervento, seppur graduale, e l’ala radicale, spalleggiata in particolare dalla Cgil di Guglielmo Epifani, contraria a ogni novità che non sia l’abolizione dello scalone introdotto dalla riforma dell’ex ministro del Lavoro, Roberto Maroni.

          Secondo l’organizzazione internazionale, “entro il 2008 si dovrà elevare da 57 a 60 anni (61 per i lavoratori autonomi) l’età minima per la pensione di anzianità”. E inoltre “un ulteriore innalzamento a 62 anni (63 per gli autonomi) dovrà essere effettuato a partire dal 2014″. E non Þ finita perchÚ secondo l’Ocse va anche adottata al pi¨ presto la revisione dei coefficienti previdenziali prevista dalla riforma del 1995 di Lamberto Dini: misura che doveva essere presa nel 2005, ôma non ancora attuataö. Gli esperti dell’organizzazione per lo sviluppo hanno ben chiaro che questi provvedimenti stanno suscitando le obiezioni dei sindacati e sono in corso discussioni con il governo, ma avvertono che le riforme previdenziali ôsono essenzialiö.

          Per dare slancio alla produttivitÓ i tecnici Ocse suggeriscono inoltre all’esecutivo di Prodi maggior coraggio sul versante delle liberalizzazioni. I due ôpacchetti Bersaniö approvati tempo fa vengono giudicati positivamente, ma ora la maggioranza Þ invitata a liberalizzare anche gli orari dei negozi e ad ôaumentare la concorrenza nel commercio al dettaglio e all’ingrossoö. Contro le limitazioni, spesso imposte da regioni e comuni, all’apertura del settore l’Ocse suggerisce al governo di istituire ôautoritÓ di controllo a livello regionaleö in grado di correggere ôl’operato delle rispettive amministrazioni locali in base a criteri di valutazione delle prassi pro concorrenza definite a livello nazionaleö.

          Sul versante dell’extragettito, cioÞ i miliardi di euro del cosiddetto tesoretto, l’Ocse invita l’Italia a perseguire ôuna politica fiscale prudenteö, soprattutto in considerazione ôdell’ancora ingente debito pubblicoö, fermo intorno al 107 per cento del pil, il livello pi¨ alto tra i grandi paesi dell’area europea. Su questo punto l’indicazione dell’organizzazione internazionale Þ chiarissima: le ômaggiori entrate dovrebbero essere utilizzate interamente per ridurre ulteriormente il deficitö.

          Obiettivo semplice da dire, difficilissimo da attuare, perchÚ lo stesso Ocse ha ben chiaro che ci sono forti ôpressioni politiche per aumentare la spesa o ridurre le tasseö.

          L’Ocse riconosce che la posizione rigida nei confronti delle frodi fiscali e la decisione assunta dalviceministro delle Finanze, Vincenzo Visco, sui condoni ôhanno fatto sý che i cittadini pagassero le tasse e hanno prodotto benefici duraturiö. Tuttavia, ôresta un certo grado di incertezza sulla possibilitÓ che si ripeta l’aumento delle entrate fiscali anche nel 2007″.

          Per l’Ocse Þ importante non solo che l’extragettito non sia disperso, ma che sia disciplinata la ôspesa, in particolare per pensioni, pubblico impiego, salute ed enti localiö.

          Obiettivo da raggiungere eventualmente anche introducendo ôun tetto di aumento reale zero nella spesa primaria generale dello Stato finchÚ l’avanzo primario non avrÓ raggiunto il 5 per cento del pilö, livello che il governo ha detto di voler centrare entro il 2011.