Padoa-Schioppa non ci sta: Prodi cerca la mediazione

03/07/2007
    martedì 3 luglio 2007

    Pagina 9 – Economia

      IL RETROSCENA

        Ma Padoa-Schioppa non ci sta
        Prodi cerca la mediazione

          Il premier: serve un accordo forte e in tempi brevi

          MARCO MAROZZI

          ROMA – No, Tommaso Padoa-Schioppa non ci sta. Il ministro dell´Economia ha subito fatto sapere che considera una forzatura la riforma delle pensioni ipotizzata dal collega Damiano. Troppo blandi i 57 anni che diventano 58 per l´uscita, idem gli incentivi per chi resta al lavoro e i tre anni per la verifica. Lo ha detto a Romano Prodi, incontrandolo a Palazzo Chigi. E il presidente del Consiglio si è ficcato nell´ennesima, mediazione. Complicata, come sempre.

          Ma nella convinzione che comunque «le cose si muovono» e una soluzione potrebbe essere non lontana. «Serve un accordo forte ed alto in tempi brevi» ripete Prodi. Non sconfessa né sposa nessuno, parla con tutti. «Quella di Damiano non è la posizione del governo. – dicono a Palazzo Chigi – Fa parte di una dialettica di cui si sta cercando la sintesi». «Dobbiamo mostrare che sappiamo raggiungere l´unità sulle cose che contano, – insiste Prodi – che toccano la vita di tutti gli italiani, le famiglie, i giovani e chi più ha bisogno. Che sappiamo costruire futuro e giustizia sociale. Al di là delle differenze, dei punti di partenza diversi. E´ questo il modo per rilanciare davvero il ruolo e l´immagine del governo».

          Guarda al suo ministro dell´Economia, ai vincoli dell´Unione europea e insieme ai sindacati e all´estrema sinistra della coalizione. L´ipotesi del ministro del Lavoro è un´idea forte su cui lavorare, in vista dell´incontro con Cgil-Cisl-Uil che dovrebbe avvenire in settimana. Prodi contemporaneamente condivide le idee del responsabile dell´Economia di rispettare le «compatibilità economiche», anche se in modo meno rigido. Padoa-Schioppa da parte sua sembra essersi fatto più «politico», dopo lo scontro con i sindacati su conti&riforme che ha fatto irritare il premier. Il quale comunque lo ha difeso come sempre «senza se e senza ma». Il suo monito economico ieri il ministro lo ha fatto spuntare fra immagini ambientaliste, presentando la moneta coniata per l´anniversario del Protocollo anti-gas serra di Kyoto. «Essere sensibili alle tematiche ambientali – ha esordito – significa sforzarsi per allungare i tempi di applicazione delle decisioni. Inoltre la sensibilità ambientale è molto attenta ad evitare gli sprechi». Poi la lezione: «Se si sviluppasse questa mentalità, però, sarebbe più facile spiegare che se il sistema pensionistico penalizza i giovani o aumenta il debito si rompe un equilibrio che non esito a definite ambientale». «Se si dilapidano le risorse di oggi e anche quelle di domani si riducono gli spazi. – ha bacchettato – Se il debito pubblico fosse simile a quello dell´area-euro, avremmo trenta miliardi di risorse libere all´anno e potremmo fare tante cose. E ridurre anche il debito. Invece abbiamo questo debito che pesa in larga parte su cittadini che non hanno contribuito ad accumularlo».

          Della necessità-difficoltà di trovare una quadratura che unisca obblighi europei e giustizia sociale, ammorbisca lo scalone ma faccia i conti con i soldi in cassa per le riforma il presidente del Consiglio ha parlato anche con Giorgio La Malfa, fresco autore di un saggio su Keynes e portatogli a pranzo da Sandro Gozi, il deputato prodiano che tiene i contatti con i settori meno chiusi dell´opposizione, come il leghista Maroni che dello scalone fu l´autore. Un accordo sulle pensioni sarebbe il secondo gran risultato incassato dal governo di centrosinistra – «dal Paese, dalla società italiana» corregge il premier – dopo il Dpef approvato all´unamimità del Consiglio di ministri. E dopo il decreto sulle pensioni più basse e la via apertasi sul federalismo. Tutto in una settimana. Padoa-Schioppa orgoglioso, la sinistra non scontenta. «L´importante è continuare sulla stessa strada» ripetono gli interessati. Ma le ricette non coincidono.

          E fra conti economici e strategia politica, necessità di non far saltare i primi e volontà di rilanciare la seconda, si è snodato l´incontro di ieri fra Prodi e il ministro dell´Economia. «Non parlate di scontro nel governo. – raccomandano da Palazzo Chigi – Damiano ha detto e ripetuto che cancellare lo scalone è impossibile, Padoa Schioppa è il testimonial della serietà dell´Italia verso l´Europa ma anche lui dice che non vive Bruxelles come una camicia di forza e che sviluppo, equità sociale e ambientale vengono prima dei saldi di bilancio».

          Prodi sta tentando di orientarsi in un puzzle per cui le diverse, a tratti opposte spinte, si calmierino in un mosaico infine risolutivo, nella camera di compensazione del governo. Impresa tutta in salita, fra durezze da sinistra, diffidenze dei moderati, scontentezze non sopite dei sindacati. In questa strategia è affiancato da un Massimo D´Alema ormai pure lui – nella nouvelle vague veltroniana – impegnatissimo a mostrare (cercar di dimostrare…) un governo che trova nuovo slancio.