Padoa-Schioppa: la nostra economia peggiora

13/11/2007
    martedì 13 novembre 2007

      Pagina 13 – Economia & Lavoro

        Padoa-Schioppa: la nostra economia peggiora

          «Perdiamo competitività» dice il ministro all’Eurogruppo. Il Pil rallenterà la crescita

            di Sergio Sergi
            corrispondente da Bruxelles

              PESSIMISMO Tira una brutta aria sulle prospettive dell’economia italiana e anche l’Europa rischia di andare incontro a un periodo di sofferenza. Lo ha detto senza mezzi termini il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa alla riunione dell’Eurogruppo: «L’Italia continua a perdere competitività e la sensazione diffusa è che andiamo verso un periodo di peggioramento delle previsioni». Il ministro ha spiegato come i suoi colleghi di Eurolandia abbiano affrontato le questioni legate alle previsioni della crescita dell’Economia europea e alle previsioni sull’andamento delle finanze pubbliche. «Nel complesso – ha spiegato – il quadro si fa gradualmente meno roseo e le preoccupazioni per un rallentamento della crescita ci sono. Per l’Italia le previsioni della Commissione sono sostanzialmente in linea con le nostre e non ci impongono revisioni particolari. Ma c’è un rischio di peggioramento di queste previsioni. L’Italia continua a perdere competitività, si trova in condizione di minor capacità competitiva». Dunque? «La sensazione diffusa è che andiamo verso un periodo di peggioramento di queste previsioni». Padoa-Schioppa ha ribadito che per l’Italia ciò che mette a rischio la crescita è «una capacità insufficiente di essere competitivi in termini di produttività».

              Sul fronte del caro-petrolio, l’Europa sostiene la necessità che i paesi membri dell’Unione rendano note le loro riserve, anche per dare una maggiore trasparenza sul mercato del greggio dove trionfa la speculazione. Tuttavia Padoa-Schioppa, che nega un intervento di alleggerimento fiscale, invita non a farsi illusioni: «Il caro energia non è transitorio, ma determinato da 2,5 miliardi di abitanti che crescoino al ritmo del 10% all’anno». L’unica soluzione è attendere che «il mercato assorba questi prezzi».

              E l’euro forte, vincerà? L’euro è fortissimo, di fronte al dollaro, ma anche al cospetto dello yuan. É un problema? La notizia del giorno è che l’Europa farà presto una lunga marcia sino a Pechino per affrontare di petto con la dirigenza cinese il tema di una rivalutazione della moneta. Il 27 novembre, la trojka europea formata dal presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, dal presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet e dal commissario per gli Affari economici e monetari, Jaquin Almunia, muoverà alla volta di Pechino: “Il fatto è – ha dichiarato Juncker – che bisogna far comprendere alla Cina che essa ha una responsabilità crescente nella politica monetaria internazionale”. La Cina è messa sulla graticola perchè le si imputa di mantenere la propria moneta ad un livello artificialmente molto basso per favorire le proprie esportazioni e sostenere la propria vigorosa crescita economica. Questo è il punto del confronto con l’Europa. Naturalmente, non siamo ad un confronto esclusivo con la Cina. Mica ci si è scordati del dollaro. Come, infatti, ha sottolineato il ministro belga Didier Reynders, l’Ue ha necessità di discutere «con tutti i partner i tassi di cambio, in primo luogo con la Cina». Ovviamente, la preoccupazione non ha tralasciato il cambio con il dollaro che viaggia a quota 1,47. Ciò ha fatto dire a Juncker che gli europei «non amano l’eccessiva volatilità delle monete».