Padoa-Schioppa contro Draghi: cifre sbagliate

12/10/2007
    venerdì 12 ottobre 2007

    Pagina 5 – Economia

    FINANZIARIA
    CONTI E POLEMICHE

      Padoa-Schioppa
      contro Draghi:
      cifre sbagliate

        E l’Istat promuove la manovra:
        155 euro in più l’anno per ogni famiglia

          STEFANO LEPRI

          ROMA
          «A frenare le spese dello Stato sono disperatamente impegnato» ribatte Tommaso Padoa-Schioppa a Mario Draghi e agli altri che lo criticano. «Se leggete i giornali – ha detto il ministro all’Università europea di Firenze – intervenire sulle spese sembra facile per tutti, tranne che per me. Darei a tutti un’opportunità per provare» quanto è difficile. E per la prima volta, il ministero dell’Economia contesta le cifre della Banca d’Italia. I rapporti tra Padoa-Schioppa e Draghi, all’inizio ottimi, si sono incrinati: passato è il tempo delle colazioni al Tesoro ogni martedì mattina.

          La giornata era cominciata bene per il ministro dell’Economia: in Parlamento, l’Istat ha dato un valutazione positiva degli sgravi fiscali concessi dalla manovra 2008. Sono 155 euro annui in media per famiglia (reddito familiare +0,5%), maggiore per i più poveri, calo dell’indice di disuguaglianza sociale. Ma Padoa-Schioppa si era irritato a trovare, nel discorso del governatore in Senato, una frase che secondo lui sminuiva il risanamento di bilancio attuato nel 2007.

          Il dissidio sui numeri è fortemente tecnico, su cifre astruse. In sostanza, verte su una questione molto semplice: quanto sono migliorati i conti pubblici dal 2006 al 2007. La frase di Draghi che Padoa-Schioppa non ha gradito è: «l’indebitamento netto previsto per il 2007 (2,4% del Pil) è appena inferiore al valore del 2006 (2,5% al netto degli oneri straordinari per la Tav e la sentenza sull’Iva)». «Indebitamento netto» significa deficit secondo le regole europee.

          Un comunicato del Tesoro ribatte che le due cifre non sono giuste, perché per confrontare 2006 e 2007 occorre tenere conto «di tutti i fattori una tantum, sia migliorativi che peggiorativi». Le cifre giuste, al netto di tutti i fattori transitori (entrate da rivalutazione dei beni delle imprese e cessioni di immobili), sarebbero quelle che il governo ha messo nella Relazione previsionale per il 2008, 3,3% nel 2006 e 2,5% nel 2007, con un significativo balzo da un anno all’altro.

          Il confronto ha un preciso senso politico, perché l’opposizione sostiene che il bilancio già migliorava nel 2006 e il governo Prodi nel 2007 non ha fatto quasi nulla. È parso al Tesoro, forse nel nervosismo di questi giorni, che alcune parole di Draghi corroborassero questa tesi. Ma Draghi ne ha anche pronunciate altre, che invece danno soddisfazione all’attuale governo: «il miglioramento dei conti è proseguito nel 2007».

          La Banca d’Italia ha deciso di non dare risposte ufficiali. Le cifre contestate le aveva usate lo stesso governo fino a giugno e i successivi calcoli, si fa notare, non sono stati ignorati. Draghi li ha citati aggiungendovi un dubbio: «nelle valutazioni del governo, nel 2007 si realizza un miglioramento dell’indebitamento netto di 0,5 punti del Pil, al netto degli effetti del ciclo e delle misure temporanee. Il miglioramento sarebbe inferiore se i contributi versati per il Tfr fossero considerati tra le componenti temporanee». Nel discorso di Draghi le due versioni delle cifre compaiono dunque entrambe. Con qualche incongruenza, ribatte un economista governativo. No, la versione migliore sarebbe una terza, si ipotizza dall’altra parte.