Padoa-Schioppa: con le riforme crescita del Pil al 3%

23/03/2007
    venerdì 23 marzo 2007

      Pagina 11 – Economia

        L´INTERVENTO

        Il ministro dell´Economia: se il successo sarà ben amministrato non servirà correggere i conti per il 2008

          "Possibile evitare la manovra
          e il debito torna a scendere"

            Padoa-Schioppa: con le riforme la crescita del Pil al 3%

              ROBERTO PETRINI

              ROMA – L´Azienda Italia ha ripreso a camminare: se saranno condotte in porto «ulteriori riforme» e se saranno rimossi altri «ostacoli» il Pil può arrivare fino al 3 per cento: del resto il 2007 è iniziato «ad alta velocità». Buone notizie anche sul fronte dei conti pubblici: il debito riprende a scendere e, soprattutto, c´è la possibilità che la prossima Finanziaria, quella del 2008, sia a «costo zero», cioè non sarà necessaria alcuna manovra perché basterà utilizzare i 7,5 miliardi accumulati con l´ormai famoso "tesoretto". Tommaso Padoa-Schioppa ieri in Parlamento, nel corso di una audizione di fronte alla Commissione Bilancio del Senato, ha rotto gli indugi e, abbandonata la prudenza che spesso segna le sue sortite, ha delineato un quadro a tinte rosa per l´economia italiana.

              Si parte dai conti pubblici che sembrano aver imboccato la strada giusta. Il debito pubblico quest´anno, privo del peso delle «sorprese» dell´Iva auto e delle Ferrovie, scenderà di quasi un punto e mezzo percentuale a quota 105,4 per cento del Pil, invertendo nuovamente la tendenza al rialzo. Una discesa rispetto al 106,8 per cento del 2006 ma anche rispetto alla precedente stima 2007 fissata al 106,9 per cento.

              L´altra novità, per certi versi clamorosa, è la possibilità di evitare la tradizionale manovra sui conti pubblici, a base di tagli e tasse, per il 2008. Padoa-Schioppa è stato esplicito: «Con l´ultima Finanziaria e con il miglioramento dei conti pubblici registrato abbiamo compiuto la manovra intera per il 2007, abbiamo realizzato le condizioni per non dover fare la manovra nel 2008 e ci avanza qualche cosa, questo qualcosa è poco, sono 2 miliardi e mezzo». In pratica l´extra-gettito di 8-10 miliardi, dovuto principalmente alla lotta all´evasione fiscale e alla ripresa dell´economia, ci consentirà – come aveva annunciato Padoa-Schioppa nel presentare la Trimestrale di cassa nei giorni scorsi – di utilizzare 7,5 miliardi (circa lo 0,5 per cento del Pil) per ridurre il deficit del prossimo anno e la parte rimanente per il cosiddetto bonus fiscale.

              L´assalto alla diligenza tuttavia è sempre dietro l´angolo e la lista delle richieste si allunga da giorni. Il ministro dell´Economia teme questo andazzo e ieri non ha rinunciato a lanciare un monito: «Lo stato di emergenza dei conti è ormai superato – ha ribadito- , se il successo sarà amministrato bene non sarà necessaria una manovra correttiva, ma se andiamo all´osteria e ci consumiamo tutto quello che abbiamo in tasca poi dovremo fare altre operazioni». Dunque, attenzione: «Le risorse a disposizione sono quelle – ha chiarito il ministro -, non sono sottostimate ma vanno usate in maniera oculata». Del resto anche l´eventuale modifica delle leggi Dini e Maroni «cambierebbe le proiezioni dei conti pubblici italiani».

              Attesa da tempo la schiarita congiunturale sembra alle porte. Il 2007 , ha detto Padoa-Schioppa, si chiuderà con un Pil al 2 per cento (come stimato dalla Trimestrale) anche in presenza di «rallentamenti» nei prossimi trimestri (dalle turbolenze sui mercati borsistici asiatici alle tensioni sul prezzo del petrolio, al rischio di recessione dell´economia Usa): questo perché «la macchina è entrata ad alta velocità» nell´anno in corso. Se poi venisse avviato il processo di riforme l´economia italiana avrebbe la possibilità di crescere al 2,5-3 per cento. Forse già da quest´anno, sicuramente nei prossimi anni.

              Infine la questione delle tasse. Padoa-Schioppa che nei giorni scorsi è stato oggetto di un vero e proprio tiro al bersaglio per aver detto a Cernobbio che una delle priorità del bonus fiscale dovrebbe essere quella di ridurre le imposte alle imprese, ieri ha corretto il tiro. Parlare di politica dell´offerta non vuol dire per forza tagliare le tasse alle imprese, ha osservato. Ha aggiunto che comunque quella del taglio delle tasse alle imprese non è una sua «proposta operativa». Offerta – ha spiegato – può voler dire anche sostenere la produttività, le infrastrutture e il mercato del lavoro attraverso gli investimenti.