Outsourcing, «ricetta» anti-crisi

13/04/2004



sezione: ECONOMIA ITALIANA
data: 2004-04-13 – pag: 19
autore: LAURA DI PILLO

FLESSIBILITÀ Maggiore attenzione ai costi e ricerca di efficienza hanno potenziato il ricorso alle esternalizzazioni
Outsourcing, «ricetta» anti-crisi
Assintel: per l’Italia un giro d’affari da 8,5 miliardi entro il 2005 – Logistica e tlc i settori con i margini più elevati
    MILANO • Per molti è l’effetto inevitabile di un modello di sviluppo aziendale, per altri una scappatoia per tagliare i costi d’impresa e ridurre la forza lavoro. Il fenomeno dell’outsourcing, cioè dell’affidamento all’esterno di servizi e attività aziendali, cresce a livello globale. E l’Italia, pur in ritardo rispetto a Stati Uniti ed Europa, presenta margini di sviluppo del mercato a due cifre. Tra le diffidenze dei sindacati, delle Pmi e l’attenzione crescente delle grandi strutture della pubblica amministrazione e di aziende medio grandi. La crisi economica in atto, con la conseguente maggior attenzione ai costi, la ricerca di flessibilità ed efficienza ha rafforzato il ricorso all’outsourcing: un mercato valutato nel 2003 a livello globale sui 300 miliardi di dollari.
    Gli analisti internazionali stimano che nel 2006 il valore dovrebbe raggiungere i 460 miliardi. Se gli Usa rappresentano circa un terzo del mercato mondiale e sul fenomeno si infiamma la campagna elettorale, in Italia la temperatura del dibattito è decisamente più bassa.
    Secondo una ricerca svolta da Assintel, nel nostro Paese il giro d’affari intorno alle esternalizzazioni è stato di 4,5 miliardi di euro nel 2000 e si prevede possa raggiungere gli 8,5 nel 2005. Mercato ridotto ma che promette sviluppi interessanti. Il trend di crescita annuo dal 2000 è stato pari al 10-15%, tra i più alti in Europa (si veda tabella a sotto). Information technology, logistica, formazione, gestione delle risorse umane, finanza e controllo restano le aree di business più esternalizzate dalle aziende. Mentre la tipologia di outsourcing più dinamica è il Bpo (business process), un’area il cui mercato in Europa, secondo una ricerca Gartner, potrebbe raggiungere nel 2007 i 39 miliardi di dollari. In Italia il servizio maggiormente terziarizzato è la gestione del server e la tipologia di outsourcing più utilizzata quella applicativa (pagamento stipendi, gestione fatture, etc) rispetto al tecnologico. Si esternalizza non solo per ridurre i costi, ma soprattutto per migliorare capacità di pianificazione, costi variabili, innovazione. Tra le diffidenze delle piccole imprese. Secondo l’indagine Assintel le Pmi «tendono a sopravvalutare gli svantaggi connessi alla perdita di controllo diretto su dati e le applicazioni rispetto ai potenziali benefici». Quanto alle grandi imprese, operazioni di outsourcing sono state avviate da Fiat, Telecom, Rinascente. «In Telecom come in qualsiasi altra azienda — spiega Gustavo Bracco responsabile delle Risorse Umane — si lavora per offrire servizi di qualità a prezzi competitivi e, all’interno di questo obiettivo finale, occorre distinguere i processi che impattano direttamente sul servizio al cliente dai processi che sono invece esclusivamente interni, di supporto». In quest’ottica vanno lette le operazioni concluse con Hp, Accenture, Tnt, Fiat: circa 580 persone della compagnia telefonica sono state trasferite in una nuova società, la Dcs che gestisce le postazioni di office automation. Lo scorso dicembre, la scelta di esternalizzare attività amministrative e di gestione del personale e la cessione dell’azienda Tess ad Accenture, un contratto da 8 milioni di euro che ha interessato 400 dipendenti. Gestione parco autovetture al Gruppo Fiat . «In tutto – spiega Bracco — sono stati circa 2mila i dipendenti Telecom coinvolti in operazioni di outsourcing — avviate e concluse attraverso un confronto con il sindacato, con regole precise. Come per esempio la scelta di affidarci ad aziende solide, la volontà di lavorare con logiche di partnership con i fornitori».
    Intanto i sindacati si mobilitano sull’operazione Telepost, (società partecipata da Tnt, Comdata SpA, e da Pirelli & C Real Estate Facility Management) che gestirà in outsourcing servizi di facility management, prima interni. «Si rischia — sottolineano i sindacati — di dissolvere il patrimonio di competenze maturate dai lavoratori che saranno trasferiti in una nuova azienda». «Su Telepost è aperto un tavolo di trattiva — chiarisce Bracco — è vero che si tratta di una società nuova ma va aggiunto che i partner sono eccellenti». L’affidamento a terzi delle attività non core business è stato un percorso avviato in passato anche dalla Fiat che più di recente sta frenando sull’outsourcing. Accordo nel ’98 con Tnt per la logistica, e con Ibm per i settori dell’information technology (Global Value). Sono invece rientrate all’interno del gruppo le attività di trasmissione voce e dati prima affidate ad Atlanet. Recente poi la vendita al gruppo Cos della quota di maggioranza della Società InAction (per i servizi di call center).
    Esternalizzazione dei servizi amministrativi per Rinascente che ha fatto confluire 470 dipendenti nella società Arthis (80% Accenture, 20% Rinascente). «È fondamentale focalizzarsi sul business primario — spiega l’amministratore delegato Giovanni Cobolli Gigli — avevamo deciso di creare nuovi centri servizi. Accenture in questo periodo ha riscritto la struttura organizzativa di Arthis, lavorando molto sulle professionalità e finora sono state formate 280 delle 470 persone». Quanto al futuro «la fase vera di esternalizzazione è finita — spiega Cobolli — anche se in passato abbiamo appaltato all’esterno alcuni servizi di base legati ai sistemi informatici e della logistica. Mantenendone comunque all’interno gestione e controllo». Intanto i sindacati restano scettici. «Serve molta cautela — spiega Giorgio Santini della Cisl — perché prima di tutto vanno definiti bene i perimetri dell’azienda, quello che è core business». Il pericolo sottolineano è esternalizzare in maniera indiscriminata anche funzioni strategiche solo per contenere i costi. Con il fenomeno dobbiamo confrontarci e gestirlo — continua Santini — individuando nuove forme di tutela e ripensando i modelli contrattuali».