Osama E Le Tele-diagnosi – di G.Barlozzetti

20/05/2003

ItaliaOggi (Media e Pubblicità)
Numero
118, pag. 22 del 20/5/2003
di Guido Barlozzetti

Notizie dalla tv

Osama E Le Tele-diagnosi

Nulla più di un fantasma può alimentare il terrore, anzi il terrorismo. Da anni si manifesta attraverso il simulacro di un’immagine e di una voce che, di tanto in tanto, viene a sconvolgere i salotti rassicuranti di un occidente poco disponibile a mettere in discussione il primato e i comodi della sua civiltà. Facendo onore al proprio titolo, Enigma, Raitre svolge un’indagine su Osama Bin Laden, miliardario e super-wanted, incubo dinamitardo e demone islamico di un’apocalisse annunciata e, purtroppo, anche mantenuta. Tocca al Commissario/conduttore Andrea Vianello cercare di mettere in fila le pietruzze di una traccia, i tasselli di un indizio che alla fine disegnino almeno un mosaico-identikit, anche se non c’è da aspettarsi in diretta una telefonata- rivelazione dall’Afghanistan o lo scoop di un infiltrato nelle spire globali di Al Qaeda.

La squadra dell’intelligence convocata in studio mette al lavoro investigatori sul campo, storici del fondamentalismo, auscultatori di sette e associazioni segrete, ciologi (intesi come esperti della Cia). Lo schema è sempre quello. Il commissario formula un’ipotesi ed allega una scheda. A quel punto, la squadra inquirente prova a dare una risposta, o meglio a fare qualche passo su un terreno privo di punti d’appoggio o segnali indicatori, che non siano le voragini delle esplosioni o le missive elettroniche di Osama, le Twins collassanti o gli ectoplasmi delle sceicco che baluginano sul video. È vivo o morto? È il capo che pianifica le operazioni o solo un leader simbolico? È un pazzo che si permette di disturbare i nostri sonni o un lucido messia del tempo ultimo della palingenesi islamica del mondo?

E se fosse come all’epoca delle prime Brigate Rosse, quando per trovare il barlume di un senso si favoleggiava di un Grande Vecchio? Che esista o meno Bin Laden, potrebbe essere tutto sommato rassicurante impersonare il male del mondo in un solo, perverso burattinaio.

Tutti si applicano di buona lena. Il massimo – del risultato e, insieme, del nulla – viene raggiunto con la radiografia del simil-Osama custodito nelle cassette-messaggio. La lente d’ingrandimento scruta orologi, misura la lunghezza della barba, calcola la circonferenza delle occhiaie, soppesa battiti di ciglia e passa al check copricapi, tute e anelli. Ma non basta. Ci aspetta il massimo del massimo: Osama viene sottoposto ad una visita specialistica che surclassa qualunque tentativo di telemedicina. Si dice che soffra di una malattia ai reni e, allora, un illustre nefrologo si impegna in un trattato di semeiotica medica e alla fine sentenzia la diagnosi. Sì, Bin Laden potrebbe essere affetto dalla sindrome di Marfan. Che, però, non gli avrebbe impedito di fuggire da Tora Bora (magari in Svizzera, ha seriamente vaticinato qualcuno!) e di continuare a tessere la trama del terrore.