ORVEA. LA FILCAMS CGIL IMPUGNA IL RECESSO DEL CONTRATTO INTEGRATIVO

09/11/2011

9 novembre 2011

Orvea. La Filcams Cgil impugna il recesso del contratto integrativo

Trento: La Filcams Cgil del Trentino boccia la proposta per un nuovo contratto avanzata dalla storica azienda trentina della distribuzione, Orvea, – oltre 420 dipendenti in 15 tra punti vendita e magazzini tra la provincia di Trento e di Verona – che ne giorni scorsi ha trasmesso alle organizzazioni sindacali una bozza che per il sindacato non può essere la base su cui riaprire il dialogo.

«Dopo il recesso unilaterale dal contratto integrativo messo in atto nell’ottobre 2010, oggi Orvea SpA, con la bozza di proposta di un nuovo contratto aziendale, svela il suo vero obiettivo: azzerare, cancellare trent’anni di contrattazione sindacale. Noi abbiamo chiesto investimenti per far fronte alla concorrenza di altri gruppi e la risposta è stata quella di accollare i costi sulle spalle dei lavoratori».
Roland Caramelle, segretario generale della Filcams Cgil del Trentino, boccia senza appello l’atteggiamento della Orvea.
Ed è proprio a partire da questo severo giudizio che la Filcams ha deciso di presentare il ricorso presso il tribunale del lavoro di Trento con il quale chiede al giudice di accertare l’illegittimità e l’antisindacalità del recesso comunicato da Orvea il 1° ottobre 2010, in quanto esercitato in violazione della clausola contrattuale di ultrattività prevista all’art. 24 del contratto aziendale stesso in vigore dal 2005.

Rispetto alla bozza di nuovo integrativo, la Filcams contesta il recepimento delle norme del contratto collettivo nazionale separato, firmato solo da Fisascat Cisl e Uiltucs Uil nel febbraio scorso, che peggiora, tra l’altro, il sistema di tutela dei periodi di malattia. Il sindacato rigetta poi la duplice ipotesi di concordare con l’azienda l’articolazione delle ore di assemblea sindacale (che oggi sono nell’autonoma disponibilità delle rappresentanze sindacali e vanno semplicemente comunicate all’azienda) e di fissare una regolazione preventiva dei rapporti tra le parti che vincolerebbe il diritto costituzionalmente garantito allo sciopero.
“Come Filcams – conclude Roland Caramelle – noi continuiamo a chiedere un piano industriale credibile, con investimenti concreti per il rilancio della competitività dell’azienda e per aggredire la concorrenza delle altre catene della distribuzione. Solo sulla base di questi impegni e a partire dal ripristino del vecchio integrativo, è possibile intavolare un dialogo costruttivo sul contratto aziendale”.