Ortomercato: «Tre euro per un’ora»

10/10/2007
    mercoledì 10 ottobre 2007

    Pagina 19- Cronache

      Emergenza illegalità

        I caporali arruolano i neri
        “Tre euro per un’ora”

        I sindacati: «Una zona
        franca dove
        i problemi vengono
        strumentalizzati»

          GIOVANNI CERRUTI

          MILANO
          Basta la parola, Ortomercato, e va a cominciare una storia di silenzi, misteri e omissioni. Bastano quattro ragazzotti del Centro Sociale Vittoria, magari con due bandiere abusive della Cgil, e i cancelli di questa città nella città si chiudono: è successo l’altra notte, si potrebbe ripetere la prossima. E siccome uno starnuto all’Ortomercato di Milano lo sentono dappertutto, ecco che il giorno dopo non arrivano le cassette di frutta a Roma, a Torino, a Napoli. «Ma che succede lassù?». Niente, è sempre la solita storia. Basta un niente e l’Ortomercato più grande d’Europa si scopre indifeso. O indifendibile.

          Vive di notte, l’Ortomercato. E nel buio c’è chi va e chi viene, chi lavora e chi sfrutta, chi inquina e chi protesta, chi pesa bancali e chi traffica, eccome se traffica. Fino all’alba, quando sparisce in autostrada la dose quotidiana di 400 camion, nel recintone da 500 mila metri quadri dell’Ortomercato convivono le regole del mercato, del sindacato, del precariato, del caporalato e del malaffare. «Un’area della città dove l’illegalità è diffusa», ammette Graziella Carneri, segretaria della Filcams-Cgil. Non ci sono controlli, non ci sono vigili urbani, non c’è polizia nemmeno quando i quattro ragazzotti bloccano gli ingressi.

          Ogni notte l’Ortomercato è abitato da 12 mila addetti, i grossisti, i camionisti, gli scaricatori. Si conoscono tutti. E riconoscono al volo gli abusivi, gli extracomunitari pagati 3 euro all’ora. «Perché non vengono allontanati?», si domanda Antonio De Franco di Unico, il sindacato autonomo. Tanto la risposta la sa già: «In questa zona franca che è l’Ortomercato i problemi si strumentalizzano per ricavare vantaggi immediati, mai per risolverli. In due parole: siamo alla frutta». Dopo il blocco dell’altra notte finirà con un nuovo «Organismo di vigilanza», dove troveranno posto un altro paio di sindacalisti. Già successo.

          Tra i silenzi e le omissioni ci sono quelli di Sogemi, società al 99,9% del Comune di Milano. «Ai miei tempi si era parlato di un posto di Polizia all’interno dell’Ortomercato», ricorda Renzo Canciani, presidente per nove mesi nel 1990. Almeno se n’era parlato. Ora Sogemi è affidata a Roberto Predolin, già assessore di An con Gabriele Albertini sindaco, un fedelissimo di Ignazio La Russa. Toccherebbe a lui governare su questo traffico di tir e su quest’anarchia notturna.

          La signora Irene da quasi trent’anni ha la sua azienda, il suo bancone e i suoi dipendenti nell’Otromercato. «Paghiamo a Sogeni chi centi e chi centomila euro all’anno per lavorare qui dentro e nessuno interviene per nessuno». Per lei, come per quasi tutte le trecento piccole aziende dell’Ortomercato, i controlli dell’Ispettorato del Lavoro, dell’Asl, della Guardia di Finanza, sono continui. Per altri no. E se qualcuno provasse a domandare il nome di queste nuove aziende la risposta sarebbe sempre la stessa: «non lo so dire».

          Un ex presidente Sogemi sostiene che la malavita all’Ortomercato è come il caldo d’estate, una convivenza forzata. Così tutti sanno che gli extracomunitari pagati 3 euro all’ora sono assunti dai caporali della azienda con «il nome non lo so dire». Tutti sanno che i tesserini sono falsi. Tutti sanno chi non paga per l’accesso ai servizi di Sogemi. Tutti sanno che le inchiesta sui traffici della ‘ndrangheta calabrese sono arrivate fin qui. Tutti sanno che l’enorme area dell’ortomercato ospita pure ricettatori e chi si occupa dello smaltimento abusivo dei bancali o dei materiali inquinanti. E tutti fingono di non sapere.

          E così i sindacati si occupano della mobilità interna, i camion e le loro manovra spericolate, ed è giusto. Il presidente Predolin pensa al giro d’affari da 2 mila e 500 milioni l’anno, ed è nel giusto pure lui. «In teoria è tutto in regola – dice la sindacalista Carneri-, in pratica non è così». Ognuno per la sua strada, dal grossista allo scaricatore all’extracomunitario trattato da pezzente, E nessuno che inizi a pensare a quel che sarà di questo Ortomercato smisurato.

          A ogni notte la sua pena, o forse un altro blocco che sembra spontaneo e magari non lo è. Nel piano che vorrebbe portare a Milano l’Expo 2015 l’Ortomercato dovrebbe sparire da questa periferia che porta a Linate. Si libererebbe un’area che vale 500 milioni di euro e se ne dovrebbe attrezzare un’altra da due milioni di metri quadri, per ospitare anche la grande distribuzione. Un business enorme. Non per grossisti e dettaglianti e consumatori di frutta e verdura. Ma per chi vede e provvede alle speculazioni edilizie.