Orgoglio coop: è un progetto per il Paese

19/07/2005
    martedì 19 luglio 2005

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      Orgoglio coop: è un progetto per il Paese

        Poletti: c’è dentro la nostra storia. Levorato: altro che provinciali, siamo sempre tra i primi

          di Oreste Pivetta

            TRADIZIONE. C’è anche la giornata dell’orgoglio cooperativo. Senza esagerare, anzi presto richiamando alla cautela e soprattutto all’uso della ragione. Persino ridimensionando, per esaltare piuttosto i risultati industriali. «Sono andato a rivedere i numeri – mi dice il presidente della Lega delle cooperative, Giuliano Poletti – e ho contato i nostri addetti: quattrocentomila, il doppio rispetto a dieci anni fa. Questi sono i traguardi importanti». E Claudio Levorato, presidente di Manutencoop (un holding cui fanno capo altre quattro subholdig, un fatturato che raggiungerà i 530 milioni di euro, 474 l’anno scorso, tredicimila dipendenti), aggiunge: «Altro che provinciali. Nei settori nei quali siamo presenti, dalla grande distribuzione alle costruzioni, siamo sempre tra le prime cinque imprese in Italia. E per quanto ci riguarda, nel cosiddetto facility management, o, come si dice da noi, nelle pulizie e nella manutenzione, siamo secondi dietro una multinazionale e davanti ad altre tre multinazionali, insomma siamo secondi tra americani, francesi e tedeschi». Levorato, tra i soci di Holmo, al vertice insomma della piramide di controllo di Unipol, è uno di quelli che i soldi li dovrà tirar fuori. Con quali speranze? «Ci aspettiamo di assistere all’incremento di valore della società dai noi controllata, ci aspettiamo la valorizzazione del nostro investimento». Poi, meno aziendalista, spiega che dopo questo passo il mercato nel nostro paese sarà più aperto alla forma imprenditoriale cooperativa». Un po’ ingenuamente, raccogliendo qualunquismi e sofismi degli ultimi giorni, chiedo se così nell’abbraccio finanziario non si tradisca un po’ la mission del movimento: «C’è qualcuno che mette in giro questa storia, come se la nostra mission per essere veramente cooperativa fosse quella di creare imprese inefficienti. Ricordo che “cooperativa” è l’aggettivo e indica un modo d’essere, un modo di produrre e distribuire reddito, il sostantivo è “impresa” e l’impresa sta sul mercato».

              Questa la sostanza del ragionamento di fronte a una sorta di traguardo a un esame di maturità. Quanto isolamento, quante critiche, quanto scetticismo (molto ideologico) ci si lascia alle spalle. I trentasei che hanno applaudito domenica pomeriggio in un palazzone vetrocemento di via Stalingrado, Consorte e Sacchetti mentre illustravano il loro progetto, rappresentano una storia gloriosa di lavoro, qualcosa che riguarda il meglio di una tradizione solidaristica, rossa e riformista.

                E adesso? Ha convinto il progetto industriale, che nega il sospetto di una operazione di trading finanziario. Poletti lo sa bene: «Non è nostro mestiere giocare con la finanza. Questa è una proposta seria, ci sono alleanze importanti con istituti bancari nazionali e non solo nazionali, c’è un piano industriale che fonda sinergie… Lo sviluppo d’impresa ha sempre dentro di sè una forte componente finanziaria. Insomma c’è qualcosa di nuovo nel panorama economico, una banca che è anche assicurazione. Vogliamo stare cauti, ma crediamo che sia qualcosa di positivo, per noi e per il paese». «Se non ci sono i capitali, prima o poi la macchina si capotta»: Levorato, scuola del Pci bolognese, da dodici anni presidente di Manutencoop, sa bene che la finanza sta al servizio dell’impresa.

                  C’è anche la storia a giustificare. «La banca nazionale del lavoro – ci ricorda Giuliano Poletti – nacque come banca della cooperazione». Era il 1913, quando venne fondato l’Istituto di credito per la cooperazione, che sarebbe diventato Banca dello Stato. E allora come si fa a negare un po’ di passione per quello che è stato e per quello che sarà. «Soggetto attivo nell’economia italiana», chiude Poletti con l’ultimo augurio: «… con uomini di vaglia al timone». Una stima giunta anche da Siena, fronte Monte dei Paschi, dal presidente Fabrizi, diviso da Unipol sulla strategia per Bnl: «Credo di dovere esprimere a Unipol sincero apprezzamento per il coraggio, la determinazione e l’impegno». Spiegando la sua assenza di domenica dal cda con la posizione di vicepresidente di Bnl, e ricordando che « gli altri due rappresentanti del Monte dei Paschi sono andati e hanno dato voto favorevole».