Organizzazioni Scettiche Sul Confronto Camusso: Il Governo Parte Del Problema

02/08/2011

ROMA – Ci andranno tutte e 36 a riempire fino all´orlo la Sala Verde, ma lo spirito con il quale giovedì mattina le parti sociali convocate dal governo varcheranno il portone di Palazzo Chigi non contempla l´entusiasmo. L´incontro lo hanno chiesto loro, qualche giorno fa, sottolineandone l´urgenza, ma l´andamento della Borsa di ieri – per molti – ha fatto sì che dall´urgenza si passasse all´emergenza.
Le attese sono molte, visto che all´ordine del giorno c´è l´avvio di un confronto su «stabilità, crescita e coesione sociale», ma sono tanti anche i dubbi che il governo possa mettere sul piatto misure concrete e che – comunque sia – queste possano fermare la speculazione. La domanda che molti si fanno è: per convincere i mercati della stabilità del Paese basta cambiare la politica economica o va cambiato anche chi la decide? L´appello firmato mercoledì scorso dalle associazioni di imprese e sindacati chiedeva «un patto per la crescita» e una poco specificata «discontinuità».
L´interpretazione del termine che dà Susanna Camusso, leader della Cgil, è molto chiara: «Il governo è parte del problema» anche se, precisa «non spetta a noi sostenere un governo tecnico. Consapevoli di questo andiamo al confronto e siamo pronti a farci stupire». La Cgil, si sa, mette sul piatto una richiesta forte: per avviare il confronto bisogna mettere mano alla manovra appena varata perché è «iniqua e depressiva». Meno netto, sotto questo profilo (e tanto meno sull´ipotesi di governo tecnico) il giudizio delle altre associazioni. Il filo comune che lega tutte le richieste è la preoccupazione per il Paese fermo e per il mancato sviluppo.
Lo ha già detto più volte Confindustria, che prevede per il 2011 un Pil sotto all´1 per cento. L´associazione conferma la sua presenza al tavolo (anche se avrebbe voluto un vertice unico con governo e opposizione), ma prima di esprimere giudizi e aspettative vuole ascoltare l´intervento sulla crisi che mercoledì Berlusconi farà alle Camere. Di attesa, ma con riserve, anche l´atteggiamento dell´Abi (l´associazione delle banche): «Non siamo né entusiasti, né ottimisti. Andiamo a sentire, poi valuteremo».
Ma che questa volta la posta sul piatto sia troppo importante per accontentarsi di annunci o poco più, lo dicono anche le associazioni che con il premier hanno sempre avuto rapporti distesi. La Confcommercio, per esempio. «Bene ha fatto il governo ha mettere in sicurezza i conti e a varare la manovra in tempi rapidi, ma la Borsa conferma che non è più sufficiente – dice il presidente Carlo Sangalli – Bisogna fare di più, di meglio e presto. Occorre un´agenda serrata per varare misure efficaci di sostegno alla crescita. Insomma: ci aspettiamo che la fase due parta subito». Di misure «straordinarie» parla anche la Cisl di Raffaele Bonanni che chiede: «riduzione immediata dei costi della politica, abolizione di province ed enti inutili comprese; sblocco delle opere pubbliche; incentivi fiscali e contributivi alle aziende che assumono disoccupati».
In realtà molti prevedono che il mega-incontro con le 36 associazioni possa concludersi con l´apertura di vari tavoli di confronto destinati a trarre le conclusioni entro fine agosto. Ad una mattinata di grandi annunci non ci crede nessuno.