Ore decisive per Parmatour

07/01/2004




      Venerdí 02 Gennaio 2004

      Ore decisive per Parmatour

      L’amministratore delegato di Sviluppo Italia ha incontrato i vertici della società


      PARMA – Si lotta contro il tempo e si lavora anche nei giorni di festa per salvare Parmatour, il gruppo turistico che opera sul mercato con i marchi Comitours, Club Vacanze, Going, Chiariva, Sestante, Lastminutetour e che appartiene alla galassia Tanzi. Il giorno di San Silvestro a Roma si è svolto l’atteso incontro fra i vertici della società parmense e l’amministratore delegato di Sviluppo Italia Massimo Caputi e ieri sono proseguiti frenetici i contatti telefonici. A Roma Caputi avrebbe ribadito la volontà di assumere con urgenza la gestione delle attività aziendali, quindi avrebbe firmato una lettera d’intenti, fissando però una serie di paletti. La strada da seguire potrebbe essere l’affitto di azienda, con l’obiettivo di tutelare il posto di lavoro a oltre mille persone, di salvaguardare la ricchezza aziendale che resta e di garantire vacanze serene a migliaia di turisti nel mondo. La quadratura del cerchio però non è facile, perché il problema di Parmatour è di cassa. Anche se la società non dipende dal gruppo di Collecchio, cioè non rientra nel perimetro di consolidamento di Parmalat, da una ventina di giorni le banche le hanno chiuso i rubinetti. Gli istituti coinvolti nella ristrutturazione del debito di Parmatour, 300 milioni di euro circa, sono per lo più garantiti da fidejussioni personali di Calisto Tanzi e queste, alla luce di quanto accaduto, non si sa quanto valgano. Ma la liquidità è ossigeno per un’azienda che, il 15 di ogni mese, deve pagare i fornitori, soprattutto quelli dei biglietti aerei e ferroviari, se non vuole perdere l’accesso alla rete internazionale delle prenotazioni dei viaggi. Alla data di oggi Parmatour, si sostiene, ha accantonato i soldi per gli stipendi, ma la prossima scadenza del 15 gennaio pende come una spada di Damocle sulla testa della società. I vertici del gruppo turistico hanno segnalato, due settimane fa, il problema a Nuova Holding, unico azionista, ma sul loro tavolo non è arrivata risposta. Oggi, in Parmatour, ci si interroga persino su chi sia la "proprietà", visto che il controllo della famiglia avveniva attraverso una serie di incastri societari, la cui architettura può essere stata modificata senza darne notizia agli amministratori. L’incalzare delle esigenze di cassa hanno anche indotto l’ex amministratore delegato Roberto Tedesco, prima delle dimissioni, alla convocazione di un’assemblea dei soci, ma questa non si terrà prima del 17 gennaio. La sabbia intanto scorre nella clessidra e prima che sia troppo tardi si vuole provvedere a mettere Parmatour al riparo da rischi, nella convinzione di avere tra le mani un gruppo turistico valido, che può tornare in bonis grazie a una gestione saggia e oculata. Ecco dunque l’intervento di Sviluppo Italia, pronta, secondo la propria mission, a scendere in campo. Ma ci vogliono garanzie, per non trovarsi in difficoltà con terzi. È possibile che il quadro venga esposto, nei prossimi giorni, ai giudice fallimentare di Parma, per cercare insieme a lui la soluzione giusta. Intanto, dopo la prima visita della Guardia di Finanza, due giorni fa le fiamme gialle sono tornate alla sede di Parmatour dove però non hanno trovato nessuno. Probabilmente la "visita" si ripeterà oggi. Tra i conti da esaminare anche i passaggi di denaro dalla famiglia Tanzi alla Hit prima e a Parmatour poi. Secondo fonti vicine ai vertici della società, fra aumenti di capitale, finanziamenti da soci e altro, dalla Parmalat (ma anche dalla Coloniale e dalle altre società di famiglia) sarebbero stati trasferiti al polo turistico circa 400 milioni di euro.

      MARIA TERESA SCORZONI