Ordini, torna l’ipotesi decreto

08/03/2005
    martedì 8 marzo 2005

    sezione: NORME E TRIBUTI – pagina 31

      Le misure compatibili al vaglio di An
      Ordini, torna l’ipotesi decreto

      ROMA • L’altalena della riforma delle professioni, ieri, è andata in direzione del decreto legge. Affermato il suo ruolo quale garante del sistema degli Ordini, tanto da aver promosso l’ennesimo tavolo sulla riforma, Alleanza nazionale è disposta ad anticipare alcune misure nel decreto legge sulla competitività. Nino Lo Presti, il responsabile " professioni" di An, ha pronta una proposta di cui discuterà oggi con il vicepresidente vicario, Ignazio La Russa. La riunione servirà per mettere a punto il dossier alla vigilia dell’incontro tra La Russa, il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, e il sottosegretario alla Giustzia, Michele Vietti.

        « Nel decreto legge — spiega Lo Presti — dovrebbero essere inserite alcune misure che favoriscano la competitività dei professionisti » .
        Secondo Lo Presti, l’articolato dovrebbe prevedere: la possibilità di costituire società di persone; l’apertura alla pubblicità; alcune tutele per i praticanti; il riconoscimento delle associazioni, a patto che gli iscritti non svolgano attività « tipiche e qualificanti » degli appartenenti agli Ordini; il limite del 50% per i rappresentanti degli Ordini nelle commissioni di abilitazione.
        Questa norma figura anche nell’ultima versione del Dl, con l’obbligo di iscrizione all’Albo per chi esercita— in forma subordinata— attività per cui si richiede l’abilitazione.

        Intanto, il sottosegretario all’Istruzione, Maria Grazia Siliquini, chiede un tavolo in cui partecipino, oltre all’Economia e alla Giustizia, anche i ministeri dell’Istruzione ( competente su formazione e accesso alle professioni) e per gli Affari regionali. « Nel tavolo tecnico— spiega Siliquini— sarà possibile svolgere un esame approfondito dei diversi temi giuridici e costruire soluzioni condivise per un unico progetto di legge " ad hoc", così da completare la riforma strutturale del sistema ordinistico. Saranno, dunque, risolti, oltre ai problemi relativi all’organizzazione, alle società, alla deontologia, anche quelli della formazione, del tirocinio adeguatamente ricompensato e degli esami di Stato. Tutto ciò, in un contesto completo, organico e partecipato in cui siano compresi quegli importanti contributi che abbiamo più volte condiviso con i rappresentanti degli Ordini e delle Associazioni » .

        Siliquini è anche convinta che « siano maturi i tempi per inserire i rappresentanti del sistema professionale tra le parti datoriali nelle contrattazioni con il Governo » . Al tavolo come " controparte" dell’Esecutivo, dunque, dovrebbero sedere anche gli Ordini, che pure sono enti pubblici.
        Dal sottosegretario arriva poi una bordata al sistema di accreditamento degli iscritti da parte delle Associazioni. « L’articolo 33 della Costituzione — afferma il sottosegretario — prevede l’accertamento dell’idoneità all’esercizio della professione intellettuale tramite esame di Stato, a garanzia minima della qualità della prestazione svolta nei confronti del cittadino utente. Ritengo, dunque, che non potrà essere lasciata a strutture organizzative autonome delle Associazioni professionali la valutazione dei requisiti di accesso alle stesse » . Intanto, tra i professionisti c’è chi rompe le righe della prudenza.

          Il nuovo tavolo sulle professioni — secondo Maurizio de Tilla, presidente dell’Adepp ( l’associazione delle Casse di previdenza private) — rischia di essere « una presa in giro » . « È inutile — dice de Tilla — cominciare da capo, con un tavolo di messa a punto dei testi che sono già stati valutati dalle professioni. Adesso occorre soltanto prendere il testo e farne un disegno di legge, con qualche anticipazione che potrebbe andare nel decreto legge » . Il testo cui de Tilla fa riferimento è il " Vietti bis", messo a punto in autunno dal sottosegretario alla Giustizia.