Ordini, senza riforma persi 9 mila miliardi

30/05/2001

Corriere della Sera







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Nel Duemila il deficit dei conti con l’estero nella consulenza alle imprese è aumentato del 52%

Ordini, senza riforma persi 9 mila miliardi


Allarme Fita (Confindustria): Italia invasa dagli studi professionali stranieri

      MILANO – Continua a ritmo serrato l’avanzata in Italia delle truppe straniere armate di codici, computer e regoli. Avvocati, ingegneri, architetti insieme ad altre figure fanno sempre più capo a studi professionali esteri. La Fita, la federazione italiana del terziario avanzato che fa parte di Confindustria, ha fatto due conti e scoperto che nel 2000 il deficit commerciale di questo settore è aumentato di oltre il 50% (rispetto all’anno precedente) arrivando a sfiorare i 9 mila miliardi di lire. «E’ il conto che dobbiamo pagare», spiega Ennio Lucarelli, presidente della Fita, «per colpa della mancata riforma delle libere professioni che la precedente legislatura non è riuscita a varare». Un vero e proprio «allarme rosso» che l’anno scorso ha assunto dimensioni inquietanti. Da sempre il settore che genericamente viene definito come «servizi alle imprese» (assistenza tecnologica e ingegneristica oltre che legale e amministrativa) in Italia è deficitario. Ma se nel 1995 il saldo negativo era di quattromila miliardi, nel duemila è arrivato quasi a 11.500 miliardi di lire, 9 mila dei quali relativo, appunto, solo alle professioni. E’ vero che è cresciuto molto anche il fatturato complessivo (da 16 mila miliardi del ’95 ai 40 mila del 2000) ma la forbice del saldo è aumentata anzichè diminuire.
      «Una vera e propria sconfitta», afferma ancora Lucarelli, «delle attività professionali italiane che non riescono a competere con la concorrenza estera; occorre al più presto che il nuovo governo nei suoi primi cento giorni sciolga quei vincoli corporativi che impediscono agli studi italiani di aumentare le proprie dimensioni per stare sul mercato internazionale».
      Un’operazione che si presenta tutt’altro che semplice. I governi passati, prima quello di Prodi, poi di D’Alema e Amato, hanno cercato invano di portare a termine la riforma degli ordini professionali ma senza arrivare al dunque. Anzi, nella fase finale della legislatura e in piena campagna elettorale, è stato presentato un progetto di legge che in realtà ha cercato di accontentare tutti senza risolvere il problema in chiave europea.
      Intanto il mondo delle professioni avanza. E’ stato calcolato che l’anno scorso i primi cento studi legali inglesi hanno fatturato a livello internazionale 18 mila miliardi di lire, il 30% dei quali realizzato all’estero. «Anzichè procedere, noi italiani facciamo come i gamberi», osserva Riccardo Cappello, presidente di Agiconsul, la divisione legale di Fita, «adesso, per esempio, si sta cercando di riportare la consulenza sotto il controllo degli ordini professionali, in spregio a quanto prevedono i trattati internazionali e la Comunità europea».

      Unico segnale positivo, come emerge dallo studio della Fita, riguarda la voce brevetti e licenze che, pur rimanendo largamente deficitari, hanno attenuato la tendenza a dimostrazione di una maggiore sensibilità a favore della ricerca. Per i brevetti il saldo negativo è sceso del 12,7% a 89 miliardi; per le licenze del 20% a 823 miliardi.
Roberto Bagnoli


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