Ordini, riforma sempre più lontana

07/09/2005
    mercoledì 7 settembre 2005

    NORME E TRIBUTI – pagina 26

      «REVISIONE» AL PALO

        Ordini, riforma sempre più lontana

          MARCO PERUZZI

          ROMA • Il confronto tra i rappresentanti delle categorie e i tecnici del ministero della Giustizia riparte, ma è escluso che la riforma delle professioni possa vedere la luce in quest’ultimo scorcio di legislatura. Mancano i tempi tecnici, per la maggior parte occupati dalla prossima Finanziaria, e manca, poi, un consenso univoco e diffuso sui contenuti del riordino. L’Europa— che nell’ultimo rapporto sulle liberalizzazioni nei servizi relega l’Italia al penultimo posto davanti alla sola Grecia ( si veda « Il Sole 24 Ore » di ieri) — dovrà dunque mettersi il cuore in pace e attendere ancora. Il sottosegretario alla Giustizia, con delega alle professioni, Pasquale Giuliano, pur riconoscendo che « l’Italia non è al passo con gli altri Stati Ue » , sottolinea che « i tempi di questa legislatura sono stretti » e aggiunge che « pensare che la riforma possa andare in porto nei prossimi mesi è una previsione molto, forse troppo ottimistica » . Tanto più che l’inserimento in Finanziaria non sembra praticabile.

          Non si tratta, tuttavia, di una resa. « Il lavoro svolto finora costituisce senz’altro un’ottima base di partenza — spiega infatti il sottosegretario — e in questi giorni riprendiamo il confronto con le categorie » . Si va avanti, dunque. Ma oltre al poco tempo a disposizione restano ancora troppe e troppo grandi le differenze di intenti e obiettivi perseguiti dalle diverse categorie. Da qui la conclusione: la riforma delle professioni subirà un altro rinvio.

          E l’Europa? La Commissione dovrà farsene una ragione. E, nel frattempo, incassare anche critiche, provenienti da più fronti, per lo studio sulle liberalizzazioni. Il presidente del Cup, Raffaele Sirica, sottolinea che « in nessuno dei 25 Stati europei esiste un testo di riforma delle professioni intellettuali. In Italia, invece, se ne parla da tempo e ci sono alcune proposte anche condivise dalle organizzazioni, dai sindacati e dalle Casse di previdenza, che naturalmente speriamo possano essere portate a buon fine, se non in questa, nella prossima legislatura. Inoltre— aggiunge Sirica— esistono direttive europee sulle professioni alla cui stesura abbiamo attivamente partecipato anche grazie al fatto che relatore, in entrambi i casi, è un italiano, Stefano Zappalà. Si tratta, in particolare, della direttiva servizi, appalti pubblici e forniture, già approvata, e di quella sul reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali, ormai in dirittura di arrivo. Alcuni disegni di legge pendenti in Parlamento— conclude Sirica — sono stati costruiti in sintonia proprio con queste direttive » .

            Critiche nei confronti della Ue anche dai senza Albo. Diverse, però, le motivazioni. « Dall’Europa solo proclami » . Commenta così il presidente della Lapet, Roberto Falcone, l’appello dell’Unione europea a eliminare le restrizioni. « È vero— ha detto il presidente dell’associazione dei tributaristi — l’Italia è un Paese dove si discute molto di riforma delle professioni e si produce poco. Ma l’Europa, a parte gli inviti, gli appelli e le ammonizioni verbali, non ha fatto altro finora » . E allora perché — è la provocazione di Falcone — « l’Europa non assume una posizione ben precisa costringendo l’Italia a varare la tanto strategica riforma delle professioni? » Secondo il presidente della Lapet la Commissione europea è « sicuramente in possesso degli strumenti coercitivi che possono contribuire a raggiungere i traguardi prefissati per il 2010. E sarebbe ora— conclude Falcone— di fare ricorso a queste armi dal momento che mancano solo tre mesi al termine del 2005 » .