Ordini, paletti alle Regioni

09/12/2002



            7 dicembre 2002

            LIBERE PROFESSIONI


            Ordini, paletti alle Regioni

            Albi & mercato – La bozza della Commissione Castelli limita il potere delle Autonomie

            MARIA CARLA DE CESARI


            ROMA – Per la legislazione concorrente delle Regioni varranno non solo i paletti stabiliti dalla riforma delle professioni, ma anche quelli contenuti negli ordinamenti delle singole categorie. La proposta elaborata dalla commissione presieduta dal sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, rinforza l’argine di fronte alle possibilità delle Autonomie – comprese le Regioni a Statuto speciale e le Provincie di Trento e Bolzano – di intervenire nelle problematiche professionali. E dei princìpi fondamentali dello Stato, che regolano le professioni, si dovrà tener conto anche per il rispetto degli obblighi internazionali. Per quanto riguarda Bruxelles, l’altra fonte di preoccupazione per i professionisti, la bozza di riforma riconosce la "validità" del diritto comunitario, fatte salve le restrizioni a garanzia degli interessi generali sottesi alle singole professioni. In questo modo, tutto da articolare, si risolve la querelle sull’applicabilità agli Ordini e ai loro iscritti delle norme sulla concorrenza e del concetto comunitario di «impresa». Tra le finalità della legge allo studio, in nome dell’interesse pubblico, si segnala: apprestare le garanzie sull’affidamento della clientela, creare le condizioni perché le prestazioni siano caratterizzate da correttezza e qualità, consentire ai professionisti di operare in autonomia. La proposta, nella parte generale, riconosce l’esistenza di un sistema professionale basato su professioni riservate, che preservano interessi generali, e professioni emergenti, che per la loro rilevanza economica ottengono il riconoscimento pubblico. Il cardine dell’interesse generale potrebbe essere il "motore" per l’istituzione di nuovi Ordini, che otterrebbero – dopo gli strali lanciati negli scorsi anni dall’Antitrust – la piena legittimazione. Ancora in alto mare (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri) la definizione degli ambiti in cui possono agire le Associazioni, che hanno pesantemente contestato l’ipotesi di circoscrivere il campo del loro intervento ai bacini di attività non menzionati negli ordinamenti delle categorie regolamentate.
            Per la prima volta anche ai professionisti dipendenti viene riconosciuto uno status specifico: come i loro colleghi autonomi saranno tenuti a prestare la loro opera con indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica. Dovrebbero valere anche per i subordinati i vincoli deontologici, nel rispetto – per i dipendenti pubblici – dei principi di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione. E l’iscrizione all’Albo potrebbe essere obbligatoria anche per i professionisti subordinati, quando l’abilitazione rappresenti il requisito per il contratto di lavoro.