Ordini, nuovo confronto per la riforma

03/06/2002





Albi & mercato – Presentato ieri a Torino il documento messo a punto dai vertici delle categorie professionali per la legge quadro
Ordini, nuovo confronto per la riforma
L’offerta del sottosegretario Vietti: il riordino non va «imposto dall’alto»
(DAL NOSTRO INVIATO)

TORINO – Circa 800 persone per confrontarsi sulla riforma degli Ordini e sui collegamenti con la legislazione comunitaria e il federalismo. Il centro congressi del Lingotto di Torino, dove si è svolta la prima conferenza delle professioni intellettuali del Nord Italia, ha "trasmesso" la sensazione che una convergenza tra i desideri degli Ordini, le intenzioni del Governo e le disponibilità delle forze politiche sia possibile. Il punto di partenza potrebbe essere il progetto di riforma elaborato dal Cup nazionale – il comitato che riunisce gli Ordini – che assieme alle rappresentanze territoriali è stato il promotore della giornata di ieri. Il presidente del Cup, Nicola Buccico, può essere soddisfatto della sua laboriosa e faticosa opera di mediazione tra le categorie. Il risultato è costituito da 35 articoli che ancorano gli Ordini e le relative attività professionali, irriducibili al concetto di impresa, ai valori costituzionali e all’interesse pubblico, impongono la formazione e l’aggiornamento agli iscritti, salvano le tariffe minime e massime, ridisegnano la mappa dei poteri tra Consigli nazionali e Ordini territoriali, disciplinano le società solo tra gli iscritti in Albi (sul modello delle Snc), con l’eccezione – da normare – delle realtà di capitali riservate a ingegneri e architetti (si veda la scheda). Può essere soddisfatto, Buccico, perché è riuscito a governare gli orientamenti e le aspettative non sempre convergenti della trentina di categorie presenti nel Cup e dunque ieri ha potuto parlare del progetto «come di un contributo dialettico» per il lavoro del Governo e del Parlamento. Il Governo, attraverso il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, ha confermato che il testo sarà la base del confronto con le Associazioni e con le forze parlamentari. E, tra queste, l’opposizione ha fatto un’ampia apertura di credito, attraverso Pierluigi Mantini, responsabile Professioni per la Margherita, e Mauro Agostini, esponente dei Ds. La continuità del progetto del Cup con il disegno di legge proposto nella scorsa legislatura dall’ex Guardasigilli, Piero Fassino, è stata sottolineata da Agostini rimarcando la disponibilità a far arrivare in porto la riforma. Raccogliendo l’apertura, Vietti ha rimarcato il momento propizio per approvare i princìpi generali per il governo delle professioni. D’altra parte, «la legge è indifferibile – ha detto il sottosegretario Vietti – anche perché la riforma del Titolo quinto della Costituzione, che ha assegnato alle Regioni le professioni come materia di legislazione concorrente, richiede una solida cornice nazionale per il settore. Altrimenti, il rischio è che qualche Autonomia si faccia prendere la mano e che ci siano discipline eterogenee». L’impresa, però, è difficile. Se da una parte c’è la competenza regionale, dall’altra c’è l’Europa, «dove – ha commentato Vietti – nonostante alcuni ammorbidimenti rimane forte l’assimilazione dei professionisti alle imprese e c’è una certa indifferenza verso il modello latino basato sull’intuitu personae». Il problema è, per Vietti, trovare un equilibrio tra le esigenze dei diversi attori: Regioni, Unione europea e professionisti. Proprio al senso di responsabilità di questi ultimi ha fatto appello Vietti, affinché non prevalgano le spinte corporative, ma la partita sia giocata sulla base della sussidiarietà e senza imporre scelte dall’alto. La raccomandazione di Vietti mira a evitare divisioni tra gli Ordini nel momento in cui si andrà a discutere nelle pieghe del testo e si dovrà tradurre l’accordo sui princìpi. Condivisione rispetto al progetto del Cup anche dal sottosegretario all’Istruzione, Maria Grazia Siliquini. Al suo tavolo, in questi giorni, si sta discutendo dei percorsi formativi per l’accesso alle professioni, di esame di Stato e di competenze: tutti temi trattati dal Dpr 328/2001 per coniugare gli ordinamenti professionali con i nuovi titoli universitari della laurea e della laurea specialistica. Siliquini ha promesso un intervento rapido per definire meglio la ripartizione delle competenze tra i diversi livelli degli Albi, per precisare le attività "rivendicate" da più categorie e per decidere sull’iter di accesso agli Ordini non ricompresi nel Dpr 328 (dai giornalisti ai consulenti del lavoro). Anche se occorre trovare lo strumento legislativo idoneo, visto che dopo la riforma costituzionale lo Stato non può più intervenire con regolamenti in una materia dove vige la legislazione concorrente.

Maria Carla De Cesari
Sabato 01 Giugno 2002