“Ordini” L’Università rifà la mappa degli Albi

06/02/2001

loghino.gif (3272 byte)

ombraban.gif (478 byte)



Martedì 6 Febbraio 2001
libere professioni
—pag—27

Riforme in cantiere-La commissione di esperti del ministero ha predisposto il regolamento che ora sarà inviato alle categorie.
L’Università rifà la mappa degli Albi Allo studio una nuova articolazione delle attività che tiene conto sia delle competenze sia del titolo di studio richiesto per l’accesso

ROMA La riforma universitaria rivoluziona, per regolamento, il panorama delle professioni. Le nuove figure che faranno riferimento agli Albi derivano dalla necessità di consentire, anche nel settore degli Ordini, la spendibilità dei due titoli accademici istituiti dal Dm 509/99: la laurea e la laurea specialistica. La settimana scorsa la commissione di esperti nominata dal ministro dell’Università e presieduta da Giampaolo Rossi ha terminato i lavori istruttori per predisporre la bozza di regolamento (si tratterà di un Dpr). Subito dopo il ministro Ortensio Zecchino, prima delle dimissioni, ha firmato la lettera per inviare il documento agli Ordini. La bozza si riferisce alle professioni di agronomo e forestale, agrotecnico, architetto, assistente sociale, biologo, chimico, commercialista o dottore commercialista (a seconda che nel settore contabile ci sia o meno un solo Albo), geologo, geometra, ingegnere, perito agrario, perito industriale, psicologo, ragioniere commercialista (se nel settore contabile prevarrà la soluzione di mantenere due Ordini) e statistico.

Come anticipato dal Sole-24 Ore del 30 gennaio scorso, gli Albi si organizzeranno con due livelli, uno per i laureati e uno per i laureati specialisti. Anche gli architetti (la cui proposta è arrivata alla Commissione il 1° febbraio), alla fine, non faranno eccezione alla regola dei due "elenchi".

In base alla legge 4/99, come modificata dalla 370/99, la Commissione (si vedano le schede in questa pagina) ha individuato, per gli attuali Ordini, le nuove sezioni, le competenze attribuite ai relativi iscritti estrapolandole dagli ordinamenti attuali (utilizzando l’espressione: «sono riservate»), i titoli di studio per l’esame di Stato di cui sono state riviste le prove.

Per quanto riguarda i requisiti accademici, la Commissione non fa riferimento ai crediti maturati nei singoli curricula, ma alle «classi» di appartenenza delle lauree e delle lauree specialistiche. «La riforma — si spiega nella relazione — tende a coniugare le esigenze di autonomia, e quindi di possibile differenziazione delle università, con quelle di verifica delle capacità necessarie per l’abilitazione all’esercizio delle attività professionali, consentendo l’ammissione agli esami di Stato a coloro che abbiano una base sufficiente, acquisita con il titolo di studio, senza richiedere che nel corso di studi si sia superata la totalità degli esami corrispondenti alle materie oggetto dell’abilitazione. Deriva, peraltro, da ciò l’opportunità di rafforzare il contenuto degli esami di Stato prevedendo in via generale due prove scritte, una pratica ed una orale».

La proposta di regolamento fa salvi i diritti degli attuali iscritti agli Ordini (che faranno parte della sezione B degli Albi) e stabilisce che i laureati secondo il "vecchio" ordinamento possano candidarsi all’esame di Stato per accedere, indifferentemente, ai due elenchi.

Per quanto riguarda i Collegi (geometri, periti agrari, agrotecnici, periti industriali) la Commissione ipotizza l’accesso anche con la laurea (oltre che con i diplomi di scuola superiore e il tirocinio) per garantire la libera circolazione dei professionisti in base alla direttive 89/48 e 92/51 Cee. Questa proposta ha suscitato le reazioni degli Ordini tecnici, ingegneri e dottori agronomi e forestali in testa. Per questi ultimi i Collegi, pur di guadagnare iscritti giocheranno al ribasso, con un abbassamento della qualità. «Per sventare questo disegno, gli Ordini tecnici — minaccia Dina Porazzini, presidente del Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali — potrebbero giungere a boicottare la riforma, non iscrivendo i laureati nella sezione A dei loro Albi».

Per Giampaolo Rossi si tratta di una posizione figlia dei contrasti interni al mondo delle professioni, che non è addebitabile al comportamento delle commissione, il cui «principio ispiratore è stato quello di conferire un’adeguata valorizzazione delle lauree, assicurando anche il riconoscimento agli studi che portano alle lauree specialistiche».

«Il confronto tra la Commissione e le rappresentanze delle professioni — gli fa eco il sottosegretario all’Università, Luciano Guerzoni — è stato positivo; i problemi tra le diverse categorie non vanno scambiati per opposizione alle proposte contenute nella bozza di regolamento. Peraltro, va ricordato che l’eliminazione, per estinzione, di professioni riconosciute non rientra nel mandato della legge 4/99». Per Guerzoni, il documento elaborato dalla Commissione è «aperto a miglioramenti sulla base del parere delle professioni attraverso il concerto con la Giustizia. Senza forzature, ma anche senza stravolgimenti».—firma—

Maria Carla De Cesari