Ordini in rivolta sul sì alle associazioni

26/04/2005
    sabato 23 aprile 2005

    sezione: NORME E TRIBUTI – pagina 27

      ALBI E MERCATO • Spacca le categorie l’emendamento approvato al Senato sul riconoscimento delle attività « non regolamentate »
      Ordini in rivolta sul sì alle associazioni
      Posizione comune di avvocati, dottori commercialisti e ragionieri:
      «Un attacco al nostro futuro»
      Esultano Colap e Assoprofessioni

      LAURA CAVESTRI MARIA
      CARLA DE CESARI

      ROMA • Da giovedì sera è una catena di telefonate, fax, e mail e appelli dai professionisti ai senatori. Si tratta di messaggi provenienti da due trincee opposte. Avvocati, dottori commercialisti e ragionieri chiedono di cancellare, dal Dl sulla competitività, il riconoscimento per le Associazioni di professionisti che, dopo il passaggio in commissione Bilancio, ha come ostacolo oggettivo solo l’esercizio di attività riservate agli Ordini. Le Associazioni difendono la conquista, arrivata un po’per caso, che apre loro la possibilità di una visibilità giuridica per le attività che non sono comprese nelle riserve ( si veda « Il Sole 24 Ore » di ieri).

      Con un emendamento votato in modo trasversale, giovedì sera in commissione Bilancio è stato riformulato il comma dell’articolo 2 che precludeva il riconoscimento alle Associazioni di professionisti che non esercitano « attività regolamentate, tipiche» degli Ordini. Il risultato è arrivato in due mosse: prima si è cancellato l’aggettivo «regolamentate» , poi è caduto anche il predicato « tipiche», sostituito con «riservate». A poco, secondo avvocati, dottori commercialisti e ragionieri, serve l’ordine del giorno votato poi dalla commissione, una volta messa in allarme delle conseguenze per gli Albi, che impegna il Governo a ripristinare l’aggettivo « regolamentate ».

      La norma approvata dalla commissione Bilancio — dichiarano i presidenti dei Consigli nazionali di dottori commercialisti e ragionieri, Antonio Tamborrino eWilliam Santorelli— « è estremamente preoccupante, in quanto pone addirittura a rischio il futuro delle nostre e di altre professioni » , che non hanno attività riservate. A questo punto, fanno osservare Tamborrino e Santorelli, si potrebbe arrivare al risultato di riconoscere tante Associazioni di " nuove professioni" quante sono le attività che rientrano, pur non essendo riservate, nell’oggetto professionale. Allarmati anche gli avvocati. Il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, chiede ai senatori una marcia indietro, in quanto il riconoscimento delle Associazioni non può avvenire a prezzo di sovrapposizioni con le professioni costituite in Ordini. Come dire: la professione, regolata con Albo, non si esaurisce nelle attività riservate, ma i confini arrivano fino all’insieme di atti caratterizzanti e tipici.

      Dunque, avvocati, dottori commercialisti e ragionieri, con un’iniziativa concordata, chiedono lo stralcio del comma relativo alle Associazioni o la drastica limitazione del riconoscimento. Propongono una variante rispetto al testo originario del Dl, estendendo l’impossibilità di riconoscimento alle Associazioni che svolgono attività regolamentate
      (cioè disciplinate) o tipiche ( in nome della prassi consuetudinaria) svolte dagli iscritti agli Ordini. Avvocati, dottori e ragionieri, in serata, hanno dato atto— a scanso di equivoci — che il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, aveva formulato una « buona soluzione sul riconoscimento delle associazioni professionali » . E a Castelli, ieri, è anche arrivata anche la solidarietà del Cup Lombardia, che chiede il ripristino della delega sulle professioni.

      Di fronte al fuoco di fila degli Ordini, le Associazioni si difendono. « La norma approvata dalla commissione — dice Giuseppe Lupoi, portavoce del Colap — non fa altro che confermare l’attuale sistema normativo che non prevede riserve di legge per l’attività del dottore commercialista. Con la vecchia formulazione a essere espulsi dal mercato sarebbero stati milioni di professionisti. Non solo esperti tributari, ma anche giuristi di impresa, informatici, esperti in counseling, mediatori familiari, che da sempre operano in legittima concorrenza con gli iscritti agli Albi e si affermano sul mercato grazie alla loro preparazione » . Dichiarazioni sottoscritte ieri, tra gli altri, dai tributaristi di Int e Ancot. E, anche se appartenente ad Assoprofessioni, dalla Lapet.

        Nel Dl modifiche sostanziali hanno riguardato anche i notai. Il loro numero continuerà a essere determinato in rapporto a popolazione, quantità di affari ed estensione del territorio, ma i pubblici ufficiali dovranno essere uno ogni 7mila abitanti ( anziché uno ogni 8mila) con almeno 50mila euro di repertorio.
        Inoltre, la revisione della " tabella" — la pianta organica che stabilisce il numero e la residenza delle sedi — sarà effettuata ogni cinque anni anziché ogni sette. « Aumentare sì, ma dove serve e con coerenza » , ha spiegato Paolo Piccoli, presidente del notariato. Piccoli esprime forti perplessità di metodo: « Da un lato si aumenta il numero dei notai, dall’altro si elimina il nostro ruolo nei passaggi di proprietà dei veicoli, nuovi e usati, causando mancati introiti per oltre il 10 per cento » .
        Cambiano, infine, le modalità per la convocazione delle assemblee per il rinnovo dei Consigli degli Ordini: un ventaglio che va dalla posta ordinaria all’annuncio via web, per giornalisti, professionisti tecnico contabili e sanitari.