Ordini in marcia, le sfide della concorrenza

12/12/2001

Il Sole 24 ORE.com


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    Ordini in marcia, le sfide della concorrenza
    di Alberto Pera
    La manifestazione dei professionisti, che si svolge oggi a Roma, non ha certo il carattere della protesta, ma rappresenta l’affermazione del ruolo economico e, soprattutto, politico che le professioni hanno acquisito e si apprestano a giocare. Nella precedente legislatura, la maggioranza di Centro-sinistra identificava nella riforma delle professioni un obiettivo alternativo al confronto con le organizzazione dei lavoratori dipendenti, che continuavano a essere il suo riferimento sociale. Di qui un approccio che a volte pareva non tener conto del ruolo degli Ordini nel rispondere alle esigenze di funzionamento di un mercato in cui la certificazione della qualità e le regole di comportamento degli operatori sono i problemi principali da superare. CONTINUA A pag.31

      Le sfide della concorrenza
      CONTINUA DA pag.1 L’attuale maggioranza parlamentare guarda invece con simpatia alle libere professioni, che rappresentano un indubbio riferimento sociale e politico. È bene però che non indulga in atteggiamenti ugualmente pregiudiziali, sia pure di segno opposto. Certo, non è il sistema delle professioni il principale ostacolo alla modernizzazione dell’economia del Paese: come dimostra il fatto che la Svizzera, Paese nel quale idraulici ed elettricisti sono inquadrati in rigide associazioni professionali, è tuttavia in testa nelle classifiche degli operatori circa il grado di "libertà economica". Tuttavia, non bisogna cadere nell’errore di ritenere che le sollecitazioni verso l’ammodernamento del sistema delle professioni, lanciate dall’Antitrust e dalla Commissione europea, siano il frutto di preconcetti liberisti. Riflettono invece la constatazione che nelle economie avanzate i servizi professionali rappresentano una quota sempre più vasta del prodotto e dei consumi e che l’assetto dei relativi mercati condiziona le prospettive di crescita dell’economia. Inoltre, stanno cambiando i modi in cui l’offerta di questi servizi è organizzata e in cui possono essere risolti i problemi di informazione che li caratterizzano. In sostanza, tendono a prevalere le economie dimensionali e organizzative e i meccanismi informativi basati sulla reputazione di chi presta l’opera. La prima tendenza spiega lo sviluppo delle forme societarie tra professionisti. Che non dipendono solo dal prevalere di modalità di funzionamento anglosassoni, ma dal riconoscimento dell’esistenza di obiettive convenienze. Non sarà un caso se anche in Spagna la dimensione dei principali studi legali (che ormai contano più di 400 professionisti associati) è circa il doppio di quella dei più grandi studi italiani. A questa tendenza si accompagna lo sviluppo di meccanismi che, basandosi sulla "reputazione", consentono di risolvere i problemi di informazione dei consumatori, legati allo svolgimento delle attività professionali. Salvo casi eccezionali, il livello qualitativo della prestazione è infatti in primo luogo garantito dal "marchio". Le associazioni o le società di professionisti non rispondono solo a economie di dimensione, ma al fatto che il prestigio di una organizzazione rappresenta la garanzia di una prestazione. E si tratta di una tendenza rafforzata dalla specializzazione delle professioni, che difficilmente può essere irregimentata nelle categorizzazioni normative. D’altronde, è interesse delle stesse professioni favorire la penetrazione del mercato nel loro campo di attività e non pretendere di rinserrarvisi. Perché ciò apre loro possibilità di evoluzione e rappresenta l’unica garanzia circa la loro capacità di fronteggiare la concorrenza delle società di professionisti estere, inevitabile in un mercato europeo sempre più integrato. Da questo punto di vista, è incoraggiante la presenza all’incontro di oggi sia delle professioni regolamentate che delle libere associazioni: sperando che non si tratti del desiderio di queste ultime di assicurarsi una protezione legislativa, ma di un comune sforzo per far sì che l’attività professionale avvenga nelle forme più adatte per un’economia che di professioni aperte al mercato avrà sempre più bisogno.
      Alberto Pera

    Mercoledí 12 Dicembre 2001

 
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