«Ordini in calo», alla Fiat due settimane di cassa

27/01/2010

Altre due settimane di cassa integrazione, l’ultima di febbraio e la prima di marzo, in tutti gli stabilimenti Fiat auto, Mirafiori, Termini, Sevel, Melfi, Cassino e Pomigliano. I lavoratori coinvolti sono 30mila. Il giorno dopo i conti 2009, un rosso che non ha impedito la distribuzione dei dividendi, ancora una decisione che penalizza i lavoratori. Di certo,
lo stop agli incentivi all’auto ha prodotto un brusco calo delle vendite, di cui parla lo stesso Lingotto: «Gli ordini a gennaio si stanno drasticamente ridimensionando ad un livello ancora più basso di quello registrato a gennaio 2009». E l’azienda prevede peraltro che l’andamento negativo continui. «Questo dimostra che la ripresa, come avevamo detto, è ben lontana», commenta il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, secondo il quale alla base del provvedimento di cig ci sono anche altre questioni, ovvero «la pressione politica della Fiat per ottenere gli ecoincentivi e il fatto che operi per acquisire più liquidità possibile». «Comunque – aggiunge – questo è uno schiaffo alla condizione dei lavoratori». Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, commenta: «Una decisione a freddo», che «interrompe il filo del dialogo sociale». Il senatore Pd Paolo Nerozzi ricorda che «in un momento di crisi com’è questo la scelta della cig è anche più grave», e la definisce «una notizia pessima, è un brutto segnale per il Paese, che rende sempre più urgente un impegno serio per evitare che la produzione Fiat si sposti all’estero». Un rischio concreto, che i sindacati paventano già da tempo: «Servono impegni verso il paese – dice Giorgio Airaudo, Fiom torinese – Fiat è sempre più un’azienda internazionale, che non sente il vincolo nazionale. Si permette di agire così perché il governo non ha una politica autonoma sul settore».
BLOCCO A TERMINI IMERESE
In attesa del tavolo convocato dal governo per venerdì (il ministro Scajola si dice convinto sia possibile trovare una soluzione per far restare l’impianto Fiat nel settore dell’automotive, e probabilmente si riferisce al progetto di auto elettriche del finanziere Simone Cimino, già inviato al ministero), ieri a Termini è stata un’altra giornata di protesta. Da giorni ormai una ventina di operai della Delivery Mail protestano sul tetto dello stabilimento Fiat contro il mancato rinnovo del contratto per la rimozione dei cassoni con il materiale per l’assemblaggio dalla fabbrica, che la loro azienda ha effettuato per 25 anni. Operai, familiari e residenti di Termini hanno bloccato i cancelli per impedire l’ingresso dei tir carichi di componenti per la Lancia Ypsilon. E la produzione rischia di fermarsi a lungo. Sono diverse centinaia gli addetti del terziario di Termini che, in seguito alla cessazione della produzione Fiat, prevista entro il 2012, sono a grave rischio occupazionale, in particolare nelle mense, imprese di pulizia e pubblici esercizi