Ordini in caduta libera, l’industria soffre

21/05/2003



              21/5/2003

              ALLARME PER I NUOVI DATI ISTAT: A MARZO DOMANDA ESTERA -11,1 PER CENTO; -8,1 PER CENTO QUELLA INTERNA
              Ordini in caduta libera, l’industria soffre
              Guidi accusa l’euro forte. Marzano: ripresa entro fine anno
              Billè: rischi di stagnazione

              Pezzotta: basta con le liti tra governo e opposizione «serve un nuovo patto civico per lo sviluppo»

              ROMA
              L’industria italiana perde ancora colpi. Del mese di marzo si conosceva già il dato negativo della produzione, si sono aggiunti da ieri il calo del fatturato (-0,6% rispetto a marzo 2002) e degli ordinativi (-9% rispetto a un anno prima, -3,2% destagionalizzato rispetto al mese prima). E’ quest’ultimo il più grave, perché dagli ordini dipende quanto le fabbriche lavoreranno nei mesi successivi: grave perché si colloca su una linea discendente ormai da novembre, perché riguarda sia la domanda estera (-11,1%) sia la domanda interna (-8,1%). Sono gli ultimi strascichi del clima di guerra che abbiamo vissuto nei mesi scorsi? Strascichi forse, ultimi no: secondo diversi economisti, i dati di aprile saranno negativi anch’essi. E poi? Dopo la prima guerra contro l’Iraq altro che ripresa, si ebbe una recessione. Dopo questa guerra, si profila per gli Usa una ripresa che lo stesso ministro del Tesoro John Snow ha giudicato ieri «troppo lenta» sulla base dei dati del trimestre in corso; il calo del dollaro ormai chiaramente assecondato da Washington (una scelta «irresponsabile» secondo il finanziere George Soros) potrebbe, secondo i più pessimisti, addirittura impedire che in Europa una ripresa ci sia. In Europa la Germania continua a stare peggio dell’Italia, la Francia un po’ meglio: ieri il dato ufficiale sul prodotto lordo francese nel primo trimestre ha confermato le indiscrezioni, uno scialbo +0,3% che fa bella figura solo in confronto con il segno meno di Italia e Germania. E la Germania «potrebbe entrare ora in una fase ancora più difficile» ammette il presidente della Bundesbank Ernst Welteke. Nel caso italiano c’è un affaticamento concentrato proprio nel settore industriale, il cui indice di produzione destagionalizzato è oggi circa tre punti sotto il livello dove si trovava 24 mesi fa, in cui il 2003 sarà secondo l’Isae il secondo consecutivo anno di forte riduzione degli investimenti manifatturieri (-10,7% dopo il -7,2% del 2002). Il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, assicura che «entro fine anno» la ripresa arriverà»; ma gli imprenditori sono inquieti. «Dire che l’euro in salita sta diventando un problema serio è un eufemismo» dichiara il vicepresidente della Confindustria Guidalberto Guidi, attaccando duro in direzione di Francoforte: «La politica della Banca centrale europea mi sembra sia completamente fuori dalla realtà. Nel momento in cui si dovesse fermare il flusso di esportazioni, con i chiari di luna che ci sono i rischi sono gravi e strutturali». Anche il presidente della Confcommercio Sergio Billé è molto preoccupato: vede in Italia «una pericolosa stagnazione che potrebbe portare a una vera e propria deflazione». Ma le due associazioni imprenditoriali premeranno sul governo in due direzioni differenti per il 2004: la Confcommercio su sgravi fiscali ai consumatori, la Confindustria su sgravi alle imprese. Di deflazione, parola fin qui nota soprattutto agli specialisti, si continua a parlare molto a proposito della Germania; in Italia il rischio è più lontano perché anzi la dinamica del costo della vita si mantiene anormalmente alta per una economia stagnante (i primi dati di maggio, che saranno diffusi oggi, potrebbero mostrare un calo al 2,5% annuo). Il documento del Fondo monetario internazionale che giudica la Germania a rischio di lieve deflazione contiene frasi nettamente polemiche contro le dottrine prevalenti nella Banca centrale europea e in Germania. Quasi a riprova, sia la Bce sia il governo tedesco negano assolutamente che il rischio ci sia («ridicolo» ha dichiarato ieri il ministro delle Finanze Hans Eichel). Forse gli strateghi di Francoforte stanno continuando a combattere la guerra di ieri, invece di quella di oggi? Anche se la deflazione è solo un rischio, potrebbe non risultare più efficace il bilanciamento dei poteri nell’area euro, tra la Bce e i governi legati dal Patto di stabilità. «La tentazione della Bce di costruire la propria reputazione sulla credibilità unicamente anti-inflazionistica della Bundesbank rischia di consegnare all’Unione monetaria l’obiettivo giusto nel momento sbagliato» affermano gli economisti Tommaso Monacelli e Paolo Surico sul sito internet lavoce.info. In Italia, data la vicinanza delle elezioni amministrative, i due schieramenti si lanciano accuse: secondo il ministro Marzano i dati di marzo «risentono del pessimismo sulla guerra alimentato dalla sinistra», secondo il responsabile economico dei Ds Pierluigi Bersani «il governo sta con le mani in mano» ed «è sbagliato consolarsi con la Germania che va peggio». Il segretario della Cisl Savino Pezzotta ribatte che la situazione è abbastanza grave perché maggioranza e opposizione smettano di litigare e cerchino di unirsi con le forze sociali in un «patto civico per lo sviluppo».

              Stefano Lepri