Ordini in allerta sulle qualifiche

17/09/2002




17 settembre 2002

LIBERE PROFESSIONI
Ordini in allerta sulle qualifiche

Il forum di Pomezia – Le richieste di emendamenti alla proposta di direttiva sulla libera circolazione in Europa


ROMA – Un’occasione per rafforzare il sistema europeo delle professioni, a patto di sventare il rischio derivante dal riconoscimento delle professioni "parziali" presenti nei vari Paesi. Così è stata giudicata la proposta di direttiva europea sul riconoscimento delle qualifiche professionali dai rappresentanti degli Ordini, delle Casse di previdenza e delle associazioni sindacali riuniti sabato e domenica a Pomezia (Roma) per discutere sul «riordino delle professioni in Europa». La "controparte" istituzionale era, tra l’altro, costituita dal ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, dal relatore sulla direttiva al Parlamento Ue, Stefano Zappalà (Fi) e dal capo dell’unità professioni regolate della Commissione europea, Jonathon Stoodley. La proposta di direttiva, formulata a marzo da Bruxelles, sarà all’esame della Commissione giuridica di Strasburgo tra ottobre e novembre. Il punto di vista delle professioni europee sarà fatto il 1° ottobre a Bruxelles e Pomezia ha costituito il prologo italiano. Alla vigilia dell’audizione, il 30 settembre, sarà convocata – anticipa il presidente, Raffaele Sirica – l’assemblea del Cup a Roma, l’organismo che rappresenta Ordini e Collegi. I tempi della direttiva. «Entro novembre – dice il relatore della proposta Zappalà – conto di terminare i lavori in Commissione, in modo che il Parlamento possa esprimersi in plenaria prima della fine dell’anno. E se non ci saranno intoppi, l’iter di approvazione, con l’eventuale procedura di conciliazione, potrebbe chiudersi nel secondo semestre del 2003, sotto la presidenza italiana». Secondo Zappalà la proposta risente di un’impostazione troppo «burocratica». «È piena di metodo e non di principi. Occorre semplificare le procedure di riconoscimento delle qualifiche – afferma Zappalà – e lasciare spazio all’autonomia degli Stati». Le critiche delle professioni. Dallo scorso maggio il gruppo di lavoro, coordinato da Pierangelo Sardi (presidente del Consiglio nazionale degli psicologi) ha analizzato la proposta di direttiva. Il pericolo – mette in evidenza Sardi – è che in Europa si affermi il mercato delle qualifiche più facili da conseguire. Si può, per esempio, guadagnare il titolo spagnolo di avvocato, senza tirocinio e senza esame di Stato, e quindi esercitare in Italia attraverso il meccanismo del riconoscimento, grazie alla possibilità di svolgere la professione con la qualifica spagnola. Inoltre, continua Sardi, la proposta riconosce la professione parziale, per cui chi è specializzato in un settore – pur avendo una competenza ristretta – potrà esercitare la professione a 360 gradi. «Salteranno così – conclude Sardi – le garanzie per gli utenti, ma anche i conti di Ordini e Casse. Non ci può essere una competizione al ribasso sui titoli professionali, a meno che non si voglia paragonarli a manufatti». Una prospettiva censurata anche da Carlo Daniele, presidente dei sindacati riuniti in Confedertecnica. Le richieste. Per Gaetano Stella, presidente della confederazione sindacale Consilp, occorre rendere più semplice la circolazione dei professionisti. Le categorie che hanno una direttiva settoriale (tra gli altri, medici, avvocati, architetti) difendono il sistema attuale con il riconoscimento automatico qualora sussistano i requisiti di formazione. In via residuale si può utilizzare il sistema generale, cioè l’esame comparativo dei curricula e dell’esperienza, con eventuali misure compensative. Gli ingegneri chiedono una direttiva ad hoc. Maurizio de Tilla, presidente dell’Adepp (l’associazione delle Casse) propone di inserire le professioni nella Costituzione Ue.
Maria Carla De Cesari
Antonio Preto