Ordini, il ritorno dell’Antitrust

17/05/2004

          sezione: LIBERE PROFESSIONI
          data: 2004-05-15 – pag: 31
          autore: LAURA CAVESTRI
          ALBI & MERCATO Il Garante preannuncia un confronto sulla proporzionalità della regolamentazione

          Ordini, il ritorno dell’Antitrust

          Monti ribadisce le critiche alle tariffe – Vietti: alcune prestazioni possono essere esonerate dai prezzi fissi

          MILANO • Un test di proporzionalità cui sottoporre gli Ordini per distinguere quali delle attuali restrizioni alla concorrenza sono effettivamente necessarie alla tutela delle fede pubblica. Con l’obiettivo di abolire l’eventuale overdose di ostacoli e di limiti ingiustificati che frenano l’aggancio dell’esercizio professionale alle regole del mercato. L’Autorità garante della concorrenza rilancia il suo ruolo nella politica delle professioni. L’occasione: la tavola rotonda organizzata a Milano da Altroconsumo su «Liberi professionisti e consumatori» cui hanno partecipato, tra gli altri, il commissario europeo Mario Monti e il senatore Giuliano Amato.

          «Il confronto con gli Ordini — ha spiegato Ombretta Main, dirigente dell’Antitrust — sarà impostato ponendo domande precise: a quale interesse di carattere generale rispondono le restrizioni alla concorrenza vigenti in ambito professionale? La singola restrizione è strettamente necessaria a tutelare i consumatori o travalica questa soglia?». Il Garante, in coerenza con il rafforzamento dei poteri delle Antitrust nazionali — si è dato un periodo transitorio «per dialogare con gli Ordini e tenere conto delle loro posizioni. Ma è innegabile — ha concluso Main — che l’equiparazione dei professionisti alle imprese è un dato acquisito dalla giurisprudenza comunitaria, compatibile con le funzioni degli Ordini e se l’interesse pubblico inderogabile non può essere dimostrato, la riserva va rimossa».

          Un sentiero che l’Antitrust persegue sin dalla prima indagine conoscitiva sulla galassia delle professioni pubblicata nel 1997. Un "secolo" rispetto agli strumenti resi oggi disponibili dalla giurisprudenza. Uno su tutti, la sentenza della Corte Ue sul Consorzio italiano fiammiferi che ha conferito la facoltà alle Authority di disapplicare regolamenti nazionali in contrasto con le regole Ue sulla concorrenza.

          Sulla stessa linea dell’Antitrust, il commissario Ue alla Concorrenza, Mario Monti, che difende la sua politica di advocacy, cioè di promozione e di stimolo a un cambiamento che deve essere messo in atto nei singoli Paesi. Ma sottolinea come «la disponibilità a cambiare sia ancora limitata». Mentre le tariffe restano fisse. E c’è da chiedersi se, «al riparo da soglie inderogabili, il professionista sia più o meno incentivato ad adeguare il servizio che rende alla domanda».

          «Sulle tariffe — ha replicato il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti — ritengo che non tutte le prestazioni professionali abbiano lo stesso grado di esigenza pubblica. Dunque, si può pensare a un tariffario flessibile a seconda della rilevanza della prestazione. Ma l’eliminazione in blocco non è pensabile». La chiave della modernizzazione italiana passa inevitabilmente attraverso l’ossigeno della riforma. Il testo elaborato dalla Commissione ministeriale è ancora fermo, come gli altri disegni di legge, nei cassetti parlamentari. «L’Udc — ha chiarito Vietti — porrà il capitolo della riforma tra le priorità dell’Esecutivo per l’ultimo scorcio di legislatura».

          Il testo Vietti modifica, senza violare, funzioni e competenze degli Ordini professionali. Inoltre, introduce la polizza per la responsabilità civile: una strada indicata anche dalla Commissione Ue quale «requisito obbligatorio per i professionisti europei» e che già alcune associazioni professionali hanno intrapreso.

          Vietti ha ricordato che le professioni non regolamentate, se associate, potranno ottenere un riconoscimento pubblico, il quale consenta loro di conferire un attestato di qualificazione. Un accreditamento sul fronte della formazione continua che, secondo Fita e Colap, anche per le professioni ordinistiche, deve essere affidato ad enti certificatori, terzi ed indipendenti, abilitati ad attribuire un "bollino blu" per le specializzazioni. Questa pratica europea, al momento, non è però prevista da nessuno dei testi di riforma.